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Nato e cresciuto da un Imam, ho conosciuto l’Azione Cattolica – di Tawfik Elsayed

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AC? Cos’è?? E chi lo sa?!?!

Eccomi qui: io, con la mia vita inquieta, piena di studi e povera di impegno sociale, al terzo anno di economia in Università Cattolica ma, con il desiderio di conoscere cosa sta oltre l’islam. Probabilmente è proprio questo desiderio uno dei motivi che mi hanno spinto a lasciare il mio paese d’origine: l’Egitto.

Io, nato e cresciuto da un Imam – educazione rigida e molte domande proibite – fino a 14 anni non avevo mai visto un cristiano. Di questa gente sentivo solo raccontare: uccidevano in Iraq, Afghanistan, Vietnam e Africa avevano colonizzato mezzo mondo. Nasce in me il desiderio di vedere e parlare con quegli esseri malvagi. Ed ecco che, durante la scuola superiore – che stava ovviamente a 20km dal paesino dove abitavo – vedo per la prima volta un ragazzo cristiano: si chiama Abramo. Lo prendo per mano dopo aver fatto amicizia. E gli chiedo tutto quello che volevo sapere. E sapete cosa scopro??? Abramo è carne e ossa come me!!! Cavolo, che roba…

La vita va avanti e mi trovo in questo bellissimo paese, tra tante cose e con il grande desiderio di dare un contributo a questa mia città che mi dà tanto: Milano. Ed ecco che arriva il mio turno di poter contribuire! Per farlo devo socializzare un po’ e soprattutto conoscere le altre religioni per riempire il vuoto religioso che mi sento dentro. Perché la mia religione (l’islam) è basata sul cristianesimo e sull’ebraismo, di cui non so proprio niente.
Dopo tante ricerche, quasi tutte fallite, tra associazioni di volontariato scopro l’AC. Ma… boh! Cos’è?? Si chiama “Azione Cattolica” e propone un’attività che mi piace tantissimo, la chiamano “3P”. Consiste nel dare cibo ai poveri senza tetto. Con questi ultimi avevo vissuto quasi due anni della mia vita e so come ci si sente quando si ha lo stomaco schiacciato dalla fame. È una bestia la fame, non la auguro a nessuno.
Faccio 3P e mi sento benissimo d’animo. Decido di continuare. Scopro che per Capodanno organizzano una bellissima cena per gli ospiti della Casa della Carità di cui anch’io avevo fatto parte, proprio come ospite. Direi che ho passato il Capodanno più bello che una persona possa mai passare. Una festa in allegria e piena di sorrisi e abbracci di chi mi conosce e chi no.
La cosa mi piace, mi spinge ad andare avanti. Stringo amicizie con questi ragazzi, anche se per me è difficile perché sono molto chiuso e introverso, ma non con loro. Forse perché mi hanno accolto bene nonostante la mia diversità… Cavolo! Perché non li ho incontrati qualche anno fa?!?!
Ricevo un messaggio da una di loro per un week-end ecumenico, ma che roba è?!?!? Mi iscrivo!
Mi spiegano che è un week-end esteso a tutto e tutti, in cui incontrare le nostre diversità e apprezzarci proprio per queste. Bellissimo!

Appuntamento in Casa Zaccheo, vado… turbato perché non so chi siano gli altri, “conosco” solo Lucia: vista solo alla serata di Capodanno. Vado a Casa Zaccheo, e vengo accolto da un ragazzo alto 2 metri e 10 circa. “Iniziamo bene!”, mi dico!! Si chiama Gioele. Poi mi presento ad Alessio e Gabriele; Lucia arriva dopo di me. Il programma è bello intenso, ma soprattutto la vita tra giovani della propria età è bellissima. Si condivide la diversità, per me è strano. All’inizio ci metto un po’ per sciogliermi, ma ci vuole proprio poco per sentirmi a mio agio. Sono molto organizzati con un programma ben definito: andare alla scoperta delle diverse ramificazioni del cristianesimo. Il che, per me, è come dire un “corso di teologia intensivo in soli due giorni”. Iniziamo a conoscerci e a scherzare. Sabato conosciamo un gruppo di ragazzi ortodossi che provengono dall’Ucraina (Giorgio e Vlad) e dalla Moldova (Natalia). Neanche loro sanno molte cose delle altre religioni e continuano a fare domande, proprio come me quando sono interessato ad una cosa! È molto bello. Però mi sento un intruso… D’un tratto iniziano a chiedermi qualcosa sull’islam ed io inizio a parlare -finalmente- di qualcosa che conosco. Mi piace perché, in un solo paio d’ore, ci arricchiamo a vicenda. Domenica andiamo in visita alla Chiesa Battista di Milano dove il Pastore Massimo, una persona squisita, ci spiega come avviene il rito della liturgia battista, un po’ diverso da quello cattolico.

Ovviamente mi sento nuotare in un mare. Ma almeno so che c’è dell’acqua; prima non sapevo nemmeno come fossero davvero i cristiani. Arrivato a questo punto, vorrei andare ancora più avanti: vorrei esplorare, scoprire, navigare e ammirare la nostra diversità. Credo che la diversità sia voluta da Dio, altrimenti ci avrebbe creati tutti uguali. E invece ci ha creati tutti diversi affinché proprio grazie alla nostra diversità possiamo arricchirci a vicenda, e venerarlo così come siamo: coi nostri diversi metodi, diverse liturgie, diversi luoghi di culto. Infine vorrei tanto ringraziare questa bellissima città che ci accoglie tutti così diversi, che è piena di umanità e che abbraccia le differenze. Vorrei ringraziare anche quei molti giovani, come quelli dell’Azione Cattolica, che contribuiscono ad accogliere le differenze. Proprio a loro vorrei rivolgermi e dire: «Tante grazie, veramente!»

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