Consigli di lettura Editoriale

Non è qui, è risorto. L’assenza e l’incontro – di don Cristiano Mauri

sepolcro

Al principio di ogni esperienza cristiana sta il sepolcro vuoto. Non un comandamento, non un pensiero teologico, non un sacro rituale. Semplicemente un’assenza: «Non è qui». Le voci dei Suoi amici ci han detto che è vuoto perché Egli è vivo, che han toccato con mano la verità delle parole dell’angelo: «È risorto», che davvero la morte non ha saputo far bottino di Lui.

L’ambiguità del sepolcro vuoto, la vaghezza delle poche testimonianze di presunte apparizioni. Nulla di più. Se una costruzione è solida a partire dalle fondamenta, la fede cristiana sembra non essere messa benissimo. O, forse, invece sì.

La fede cristiana, infatti, non ha anzitutto il carattere rassicurante dell’adesione a un perfetto sistema di dottrinale e, ancor meno, quello scrupoloso dell’applicazione di un sicuro codice morale. Ha invece la forma sorprendente dell’incontro inaspettato con il Crocifisso Risorto. Un evento che è anzitutto frutto del Suo desiderio ardente e della Sua iniziativa libera ed efficace.

Gli apostoli furono travolti dalla gioia al vederLo vivo e ricevettero il dono della pace. Erano la gioia e la pace del Risorto, libere una volta per tutte dalla minaccia della morte e dalla paura della fine, colme della forza dell’amore che non muore più.

Quel sepolcro vuoto e quelle testimonianze vaghe, nella loro debolezza, sono l’annuncio che l’incontro è possibile e auspicabile per ogni discepolo di ogni tempo e di ogni luogo. Non siamo infatti chiamati a credere «per sentito dire» o ad essere cristiani con la fede degli altri. Piuttosto a vivere in prima persona l’incontro con il Crocifisso Risorto, lasciando che la nostra esistenza ne sia trasformata.

La Quaresima che ci apprestiamo a vivere trova il suo senso in quell’incontro. E non viceversa. Non si fa Quaresima per prepararsi ad incontrare il Risorto, piuttosto è per averLo riconosciuto vivo che si intraprende il cammino della conversione quaresimale. Chi non ha visto e contemplato il mistero della Vita che vince la morte non fa Quaresima.

Chi invece sa che il Crocifisso è vivo non teme di abbandonare tutto ciò che nella propria esistenza sa di morte, non si arrende di fronte al male che cerca di imporsi, non abbandona la lotta contro le ingiustizie, non alza bandiera bianca nella battaglia con il proprio peccato, non smette di usare misericordia offrendo salvezza a chi non la merita, non indugia nel donare tutto di sé a favore di chiunque sia bisognoso, non si scoraggia quando si misura coi fallimenti, non finisce di sperare contro ogni speranza.

La Quaresima è il tempo in cui scrutiamo i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre opere, i nostri sentimenti per cogliere in essi i segni dell’incontro con il Risorto e le tracce di ciò che ancora non in noi non “sa” di Pasqua.

La penitenza più evangelica non è certo mortificarsi inutilmente, ma avere il coraggio di assumere la pace e la gioia del Risorto come abito quotidiano e l’amore che non muore come criterio di ogni agire.

don Cristiano Mauri

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