Consigli di lettura Editoriale

Non fare l’elemosina, incontra il povero e parla con lui – di Simone Ranzani

povero

Scorre la notizia sui giornali: sembra che le politiche sociali milanesi siano proprio efficienti. Da 700 clochard ne rimangono solo 300 da “sistemare” per il grande freddo, siamo sempre stati una città efficiente!

Ma questi 300 irriducibili non ne vogliono sapere di farsi aiutare. E se provi a intervistare uno di loro chiedendo il perché ti risponde: “Non ho mai chiesto niente a nessuno”. Quasi per ripicca, come quando qualcuno ti ha offeso, sei stato vittima di qualche ingiustizia, non hai trovato nessuno disposto ad aiutarti nel momento del bisogno.

Un po’ come quell’immigrato magnificamente interpretato da Pierfrancesco Favino al festival di Sanremo, un po’ come noi quando litighiamo e ci irrigidiamo sulle nostre posizioni. E in un momento di fatica, con tutto il rancore e l’orgoglio che ti porti dentro, se qualcuno ti venisse a chiedere “Perché non torni a casa?” rispondi “Non ne ho bisogno, sto bene dove sono”.

Ma quando l’altro senza pretese ti porta una tazza di tè, ti porta la colazione appena sveglio, ti prende le mani tra le sue, ti ama… è lì che si scioglie un cuore duro e tutto diventa possibile, anche andare a dormire in un dormitorio.

Questo è 3P: quella voce che scalda, quella parola che accompagna, quella focaccia farcita che fa sentire meglio, quell’incontro, quella sensazione di freddo (in tutti i sensi) quando si sente la parola “clochard”, quel fastidio di quando si cerca di fare, sistemare, risolvere, ma non si ascolta e non si ama.
Questo è Gesù.
Se trascuri i poveri o li hai sempre trascurati delegando a qualche moneta il compito di risolvere i loro problemi, allora è il momento di fermarsi ad offrire un caffè e qualche chiacchiera al primo sconosciuto che ti chiede una moneta.

Simone Ranzani

    Scrivi un commento