Consigli di lettura

Omelia per il funerale di Senatore Airoldi – di Mons. Erminio De Scalzi

erminio de scalzi

La lunga e operosa giornata del nostro carissimo Sena si è conclusa, ed egli ormai è nel giorno eterno che non conosce tramonto.
Si è congedato da noi, come era suo carattere, in silenzio, come se non volesse disturbare nessuno!
E’ con commozione che prendo la parola per porgergli quel saluto che molti di noi non hanno potuto esprimergli nell’attimo della sua morte.
Le mie parole vogliono dare voce al cordoglio di tutte le persone che gli hanno voluto bene e dire, in particolare alle figlie Gabriella, Anna, Maria Grazia, al suo fratello e alle sorelle, la nostra affettuosa partecipazione al loro dolore.
Mi piace pensarlo in Paradiso, accanto alla sua Santina, la moglie amata, un po’ preoccupata perché lo vede anche lassù già impegnato in tante cose, in tanti lavori, che lo rubano un po’ alla sua compagnia. Accanto a lei mi pare di scorgere, sorridente, don Francesco.
Leggo nella presenza di tanti il desiderio di poter sciogliere un gioioso debito di riconoscenza nei confronti di Sena per il tanto bene da lui ricevuto.
Questo congedo che come credenti ci vede raccolti attorno all’Eucarestia, è anzitutto “una occasione per professare la nostra fede”.
Siamo qui per dire la nostra certezza di vivere oltre il tempo.
Siamo qui per dire la nostra certezza che Sena – terminata la sua lunga giornata terrena – vive nel Signore Risorto.
Siamo qui per dire che il ricordo di Lui non è semplicemente e solo il rimpianto di una persona cara (e Sena era una persona cara!), ma è consapevolezza di un legame che sopravvive oltre la morte.
Questa misteriosa e meravigliosa comunione che esiste tra noi e i nostri cari, i credenti la chiamano “Comunione dei Santi”.
Sì, per il cristiano, morire è un po’ come tornare a casa, nella casa del Signore creatore e padre di tutti. Diceva il salmo responsoriale: “Nella tua casa Signore avrò la pace”.
Questa esperienza umana del “tornare a casa sentendosi attesi” è una esperienza dolce nella vita terrena di una persona.
Quando qualcuno ne è privato, resta in lui la memoria di quei giorni in cui ad attenderlo c’era una persona cara, una luce accesa, una casa preparata ed accogliente, una tavola pronta.
Una presenza infinitamente dolce e rassicurante è quella di Dio che ha già accolto il nostro Sena e accoglierà ciascuno di noi nella sua casa per una vita che noi chiamiamo eterna.

***
Questo momento di congedo ci è dato anche per fissare e conservare in noi alcuni tratti della sua persona.
Conoscendo Sena, mi pare sconveniente approfittare del silenzio che la morte gli impone per tessere elogi – che da vivo – egli avrebbe, con dignitosa semplicità, declinato.
Ricordare però è importante, è segno di gratitudine, è aiuto a ben orientare la nostra vita.
Ciascuno ha in cuore i suoi ricordi, il suo Sena!
I ricordi più profondi e veri sono quelli custoditi dai suoi cari. Si faranno più intensi in certi momenti quando ritornando alla memoria ci faranno avvertiti “di quanto siano importanti gli affetti nella nostra esistenza”.
Io lo ricordo innanzitutto come un uomo e un uomo buono.
Applico questo aggettivo a lui, spogliandolo però di quella accezione generica che spesso svuota il valore genuino di questa parola “buono”.

– Uomo – perché la parola data, per lui, era parola data.

– Uomo – perché grande e instancabile lavoratore.

– Uomo – perché capace di grossi sacrifici.

– Uomo – perché un alpino, una guida alpina. Potrebbero parlare quelle splendide cime della Valfurva sulle quali ha accompagnato tanti di noi… il Sacrario del S. Matteo in Vallumbrina!

Credo che tutti nella vita abbiamo avuto la fortuna di incontrare qualcuna di queste persone (e Sena lo era una di queste persone buone!) con le quali si sta volentieri, accoglienti, che, se possono farti un favore te lo fanno, anche a costo di sacrifici, rinunciando anche ad ore di riposo.
Penso al bene che Sena ha voluto a don Francesco Pedretti, ai tanti kilometri fatti con lui, per aiutarlo nelle sue fatiche, nei suoi orari impossibili. (Tutti conosciamo il Santuomo che era don Francesco!).

Un uomo di fede.

Ricordo che non mancava mai, quando venivamo a S. Caterina con i giovani di Azione Cattolica di partecipare alla Messa quotidiana con noi, in quella cappella dove tanti giovani hanno pregato.
Una fede salda, lineare, che usciva con lui dalla Messa, lo accompagnava nella sua giornata e diventava disponibilità al servizio.
Potrebbero parlare le due baracche, che hanno lasciato il posto alla costruzione in muratura di questa chiesa.

Un uomo che ha servito la chiesa.

Noi dell’AC, a S. Caterina – ricordo – parlavamo tanto di laici impegnati e di corresponsabilità ecclesiale.
Sena la corresponsabilità la viveva nei fatti, nella concretezza del suo lavoro, del suo tutto fare   per noi, ma in particolare nella sua dedicazione al COE!
Volendo far ricorso ad una immagine, devo dire che è venuta meno una pietra nascosta, posta nelle fondazioni che sorreggeva un ambito di chiesa importante: quello del COE, a partire dai primi passi a favore dei ragazzi della Valsassina, fino alla “chiesa in uscita” nei paesi di missione.

Infine Sena è stato un uomo che ha profondamente amato la sua famiglia.

Basti dire di come ha voluto bene a sua moglie Santina, di come “amorevolmente ed esemplarmente” l’ha accompagnata nella sua malattia.

Questo momento ci fa indugiare prima dell’estremo saluto, diviene un invito alla riflessione.

La meditazione serena sulla morte è cosa fondamentale per vivere bene.
Se pensassimo un po’ di più alla morte ci vorremmo tutti un poco più bene.
E’ segno di saggezza pensare alla morte perché questa consapevolezza del limite del nostro esistere, ci da la misura giusta della vita.
Se uno non pensa mai alla morte, rischia di assumere davanti alla vita e agli altri “lo sguardo arrogante” di chi si sente “signore e padrone”.
Quando ci si trova a guardare in faccia alla morte, si è portati a vedere la vita con una sensibilità diversa; con una “mitezza d’animo” che ci rende più umani.
Per nostra fortuna in Paradiso non entrano le cose che solitamente quaggiù si pensa facciano grande una vita. Di là porteremo solo il bene compiuto, fosse anche un bicchiere di acqua fresca dato ad un fratello – dice il Signore – “te lo restituirò”

E di qua, saremo ricordati per il bene che abbiamo voluto.

Per il bene che questo nostro fratello ha compiuto, specie quello rimasto nascosto agli occhi degli uomini, il Signore, giusto e misericordioso gradisce, gli doni la ricompensa e lo accolga nella sua casa.

Per il bene che ha voluto sia sempre ricordato dai suoi cari, dal COE, da tutti noi con affetto e riconoscenza.

+ Erminio De Scalzi

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