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Ospitiamoci – parla don Virginio Colmegna

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Il progetto Ospitiamoci nasce dalla collaborazione dell’Azione Cattolica ambrosiana con la Casa della carità di Milano in risposta ad un desiderio condiviso di promuovere fraternità, nella cornice della città multiculturale di Milano. Incontriamo don Virginio Colmegna, presidente di Casa della Carità, che ci spiega come nasce e si sviluppa questo progetto.

“Il partenariato con l’Azione Cattolica non è semplicemente un accordo dove Casa della Carità offre supporto tecnico organizzativo, ma è una condivisione in termini di scelte, perché si stimoli un’accoglienza diffusa, che entri nelle famiglie, sul territorio. Non si tratta tanto di rispondere a bisogni, quanto di fare una riflessione molto importante dal punto di vista anche culturale e sociale. La tematica dell’ospitalità, dell’accoglienza diffusa (per italiani, stranieri e immigrati) è una categoria culturale che non può essere assorbita solamente nella gestione dei servizi sociali, pur essendo molto importanti i servizi sociali in una cultura di welfare. Abbiamo rovesciato la prospettiva e proprio qui ci siamo incontrati Casa della Carità e Azione Cattolica ambrosiana”.

Grazie anche agli stimoli che quotidianamente ci offre papa Francesco, ci stiamo convincendo dell’importanza di immettere energie a favore degli ultimi e delle periferie in cui abitano. Da qui nasce Ospitiamoci?

“I luoghi dove si realizza e si realizzerà il progetto Ospitiamoci non sono luoghi dove si aiuta, ma dove si condivide e ritorna a noi una grande capacità di cambiamento. In realtà è una grande dono che ci viene fatto. E’ la gratuità della reciprocità. Non siamo noi bravi nel rispondere a questi bisogni, facendo una buona azione, ma siamo riconvertiti da questa logica”.

Inseriti quindi in questa logica del servizio, si decide di dare risposte immediate a bisogni immediati, ma anche in piccole esperienze significative, come un invito a un pranzo o a una cena o un weekend al mese di ospitalità in casa.

“Esattamente. Il Cardinale Martini volle Casa della carità come luogo non solo di ospitalità convenzionata dal sistema sociale, ma dove si esplorasse il senso dell’ospitalità e si sperimentasse la bellezza di creare legami di comunità. Quindi l’ospitalità ha bisogno di essere narrata e articolata sul territorio”.

Sono tanti i timori nell’ospitare persone straniere, sconosciute, che hanno un vissuto particolarmente difficile alle spalle. E’ necessaria una competenza nell’accoglierli?

“Abbiamo la competenza dell’ascolto, la competenza di misurarci con le motivazioni profonde di ogni uomo e donna che rischia tutto pur di cambiare vita. Certo, ci vuole un accompagnamento professionale per alcuni aspetti, soprattutto quelli legali. Ma a noi interessa la competenza dello sguardo”.

L’iniziativa Ospitiamoci si inserisce pienamente all’interno del Sinodo minore che la diocesi di Milano sta vivendo in questi mesi.

“Se l’obiettivo è l’annuncio del Vangelo, la formula più vera è quella di crederci davvero al Vangelo. Anche il fenomeno migratorio diventa paradigma proprio a partire dal Vangelo: “Ero straniero e mi avete ospitato”. Non obbediamo a schemi politici istituzionali: il nostro obiettivo è quello di ricreare una cultura dell’ospitalità in termini ampi. Il Vangelo è anche educazione delle coscienze. Insomma, accogliere non è un dovere sacrificale, è un modo per riscoprire la dimensione della felicità e della gratuità”.

Per saperne di più sul progetto Ospitiamoci, clicca qui.

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