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Paolo Danuvola. Maria Dutto: tenacia con sorriso

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Altri diranno della sua spiritualità e della molteplicità dei suoi interessi ed impegni. Mi limito qui a qualche pennellata su Maria Dutto come Presidente dell’Azione Cattolica ambrosiana, perché in quella occasione ho avuto la fortuna di incontrarla e collaborare con lei come Segretario diocesano.

Rigorosa con sé, comprensiva con gli altri, capace di assumersi responsabilità facendo sintesi di una elaborazione diffusa, aggregante al punto che ogni presidenza aveva il clima di festa del gruppo affiatato; soprattutto laica nella sua profonda e appassionata spiritualità. Con una concretezza tutta milanese: <val pusé un anda’ che cent andemm>, ci richiamava quando ci si attardava in infinite elucubrazioni.

Capivi che era portatrice di una grande tradizione che aveva nell’Azione Cattolica e nell’Università di padre Gemelli i suoi punti di riferimento, e di fatto per Armida Barelli e Giuseppe Lazzati aveva una venerazione spontanea e innata. Ma della partecipazione a tale avventura non si è mai fatta vanto, anzi se ne schermiva dicendo che il suo impegno riguardava l’Opera impiegate, che ha seguito fino all’ultimo. Ma tutto quel patrimonio culturale era il substrato su cui poggiava la sua intensa operosità. La sua fiducia negli altri la constatai quando, da poco chiamato per la scuola in Centro Diocesano – da don Mario Novati e Ileana Mortari – diede spazio al tentativo degli studenti del ‘Gruppo Confronto’, la cui esperienza presentò anche a livello nazionale ad Alberto Monticone e a Mons. Marco Cé, poi Patriarca di Venezia.

Ma anche se non era il suo campo primario, operò con decisione per due innovazioni strutturali dell’AC ambrosiana: la Cooperativa In Dialogo (per la parte editoriale e di distribuzione dei sussidi) e la Fondazione Ambrosiana Attività Pastorali (per la tutela del patrimonio), riconosciuta allora dal Presidente Sandro Pertini. Più congeniale alla sua sensibilità fu l’impegno per il Gruppo Promozione Donna, ponendo sul tappeto la necessità di chiarire il suo ruolo nella Chiesa, anticipando istanze che ancor oggi non hanno avuto compimento.

L’arrivo dell’Arcivescovo Carlo Maria Martini aprì per la Diocesi una nuova fase, negli anni in cui l’Associazione recepiva e sosteneva il messaggio del Concilio e ricercava una rinnovata identità in un contesto ecclesiale non sempre favorevole, comunque mutato e mutevole. Maria era incuriosita e affascinata dalla novità e privilegiò il coinvolgimento della Presidenza già dal primo incontro con Mons. Martini, incontro che di fatto si realizzò, con nostro grande stupore, con un simpatico risotto ‘curiale’.

Maria ha lasciato dietro di sé una ricco germogliare di vocazioni familiari, religiose e politico-istituzionali che smentivano già allora l’idea di un’AC ‘tutta sacrestia’.

Resto con il rammarico di non aver potuto incontrarla negli ultimi tempi. Se ne va senza in sordina, con un saluto finale contingentato per l’emergenza virus: Maria era un po’ così, ha dato molto ma non chiedeva riconoscimenti. Lei, che avrebbe potuto riempire il Duomo di Milano ci saluta da una Cappella con poche persone. Ci saluta con il suo messaggio sorridente e fiducioso che impegnarsi per l’aldiqua è già un passo nell’aldilà.

Paolo Danuvola

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