Consigli di lettura Editoriale

Pensieri dal parco di Monza…

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“I veri pellegrini son coloro che partono per partirediceva don Primo Mazzolari.
E così ogni giorno usciamo e 
camminiamo tra tanti ma soli con il nostro fardello di problemi, chi più chi meno ma è così per tutti.
E allora siamo qui a Monza per sentirci parte di un popolo in cammino, tutti un po’ acciaccati ognuno con i suoi guai e le sue speranze. “Ognuno con il suo viaggio, ognuno così diverso e in fondo perso dentro i fatti suoi” come dice il Vasco.
È importante camminare ovunque si sia perché il percorso è interiore. Passo dopo passo è lasciare spazio al silenzio e ai pensieri che seguono un loro percorso senza la presunzione della nostra organizzazione. Qui oggi siamo in tanti alla sorgente che accende il fuoco. Non sappiamo se torneremo a casa con risposte ma sappiamo che vale la pena di esserci.
Ci accomuna la speranza della speranza che troviamo nello stare insieme in simpatia e attesa. Attendiamo la Parola del Papa come la carezza che allevia momenti di malinconia e dolori perché la prima cura è sapere che non siamo soli. È solitudine che acuisce il vuoto di senso. Sono le nostre periferie esistenziali che hanno bisogno di compagnia.
“La fede è certezza di cose sperate, dimostrazione di cose invisibili” ( Eb 11,19).
Oggi questo prato di Monza è la nostra montagna del Suo discorso.
Ci sono tante ragioni per essere qui ma sappiamo di non sapere tutto e allora siamo qui a bussare offrendo i nostri limiti. Per riscoprire con nuova freschezza i valori più profondi su cui fondare il vivere personale e sociale, per ritrovare la possibilità di guardare al futuro con una speranza, con meno paure o lamenti sterili per riscoprire con nuova freschezza i valori più profondi su cui fondare il vivere personale e sociale, per divenire capaci di scelte coraggiose e autentiche, libere da conformismi che ci incatenano agli imperativi delle mode correnti.
Siamo qui per sete e fame di umanità.
E poi il tempo dell’ attesa a cui non siamo più abituati, nella frenesia che ci consuma perdiamo la cognizione che i tempi umani non si misurano con l’orologio. Esperar come si dice in spagnolo perché in fondo aspettare è anche sperare.
Il fremito
 dell’attesa si muta in esplosione di gioia e quindi in silenzio accogliente.
Papa Francesco spiega che l’incontro con Dio non è per pochi e che avviene ai margini delle periferie. Oggi non si trova tempo per ciò che vale e siamo smarriti ma che non ci sono limiti alla possibilità dell’impossibile se lo accogliamo.
E così lasciamo questa cattedrale a cielo aperto più leggeri e rallegrati.
Nel ritorno ci parliamo senza dire una parola pronti a riprendere il cammino nella quotidianità ove Lui ci sarà compagno.

Alberto Mattioli

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