Consigli di lettura Editoriale

Per un’Europa popolare e non populista – di Alberto Mattioli

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Il paese è mio e me lo gestisco io. Se alle elezioni europee dovesse prevalere il mantra nazional sovranista, grossi guai toccherebbero a tutti. Non si tratta di fare gufi per spirito di parte, ma di ben capire gli effetti disgreganti e dolorosi di tal scelta. Se questa idea prevalesse, si produrrebbe una riduzione dell’Ue ad un agglomerato determinato solo da rapporti di forza e d’interesse ove tutti in realtà sarebbero più soli ed esposti agli tsunami della globalizzazione e dello scontro tra Usa e Cina per la leadership mondiale che rischia di emarginare l’Europa. E proprio l’Italia pagherebbe più dazio date le nostre fragilità di sistema irrisolte e di bilancio. La scelta apparentemente accattivante del “prima gli italiani” in realtà produce una vocazione minoritaria fondata sul mantenimento di ciò che si ha escludendo altri dalla condivisione; una logica che porta il paese alla serie B in Europa e in serie C nel mondo. Più Europa invece offre più protezioni e opportunità. C’è ormai una sovranità più ampia da conquistare che sta oltre i meri confini geografici. Una sovranità internazionale in cui ancora l’Italia, pur con le sue carenze, ha un peso da esercitare ma che verrebbe meno se trionfasse il miraggio dell’autosufficienza. Pur con le storture che riscontriamo, la casa comune europea ha assicurato pace, libertà, democrazia, sviluppo e benessere a lungo come mai nella storia. Non dobbiamo scordare che i nazionalismi han fatto del ‘900 un mattatoio riempendo i cimiteri con dolori e miserie per tutti. Non a caso tanti paesi hanno voluto entrare nella Ue e la Grecia ha fatto sacrifici enormi per rimanervi. La Brexit svela come sia doloroso rinunciarvi; il Regno Unito rischia una grave esplosione con la Scozia e Irlanda che scelgono il remain. europa cartina mappaI partiti tradizionali sono travolti e si affaccia l’ipotesi di un secondo referendum per uscire dalla grave crisi che angoscia milioni di cittadini mentre i capitali sono in fuga. Non mancano squilibri, ma la posta in gioco merita un rilancio piuttosto che la rinuncia. Molti trattati vanno rivisti, a partire dagli accordi di Maastricht. Occorre una comune politica di gestione dei flussi migratori prevedendo risorse per favorire poi l’integrazione con annessi diritti e doveri di cittadinanza. Una polizia comune di frontiera, come proposto dal Presidente Macron, sarebbe un gran passo avanti per la sicurezza. Ma in primis occorre cambiare la politica economica onde consentire agli stati di poter rilanciare investimenti e occupazione. E in questo senso occorre uno strumento comune che aiuti a ridurre i debiti pubblici consentendo quindi di recuperare risorse rilevanti. Non è utopia, si può fare perché sarebbe conveniente per tutti in questa stagnazione. La Banca d’Italia sta studiando un meccanismo che potrebbe essere vincente. Rixordiamo quanto sia stato utile il “quantitative easing” della Bce, voluto da Mario Draghi che ha salvato l’UE dalla speculazione finanziaria. “We are stronger together” ha detto Draghi recentemente. E’ così, non c’è dubbio che l’unione fa la forza. Ma per recuperare l’unità il solo interesse non basta. Oggi i populisti son forti perché si è fiaccato lo Spirito dei cittadini europei. Il Vescovo Delpini nei giorni scorsi ha ricordato agli studenti della Bocconi le origini dell’Europa cioè le radici cristiane che si intrecciano con quelle ebraiche, con gli apporti delle popolazioni barbare e del monachesimo Medioevale che hanno germogliato la libertà e la dignità della persona in primis. Per ripartire occorre riattizzare il fuoco dello spirito e il sogno degli Stati Uniti d’Europa. In questo tempo di appassimento demografico e sconvolgimenti ambientali, l’Ecologia umana integrale proposta da Papa Francesco è l’indirizzo per una Europa leader dello sviluppo sostenibile. Solo cittadini consapevoli, forti e liberi possono ritrovare l’unità per cambiare in meglio.

Alberto Mattioli

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