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«Perché il mondo creda». Ai nuovi fratelli ordinati diaconi

don cristiano passoni

La Chiesa di Milano fa festa per l’ordinazione diaconale di ventitré suoi figli. Nel tempo della celebrazione che introduce nella definitività di una scelta, i passi fin qui compiuti da ciascuno di loro si riavvolgeranno per indicare una soglia e, insieme, si srotoleranno per aprire una nuova via. Ogni inizio della vita, che così si possa chiamare, assume questa forma e chiunque se ne può facilmente accorgere. Esso raduna un viaggio di lunghi giorni, senza i quali nulla di questo passaggio sarebbe comprensibile. Insieme però, ne apre uno nuovo, tutto da percorrere. Sulla soglia di questo inizio ciascuno di loro porterà la grazia che lo ha accompagnato e la speranza che inaugura il cammino.  Provando a raccogliere entrambe, ricordando con intensità il tratto di strada percorso insieme, mi pare di riconoscere in esso una promessa, una condizione e un augurio.

La promessa è quella che ritrovo nel motto che hanno scelto per la loro ordinazione diaconale e presbiterale, che rimarrà loro impresso per tutta la vita. Non è nulla di astratto o di formale. È, invece, ciò che vorrebbero dire a se stessi, alla Chiesa e ad ogni uomo: «perché il mondo creda» (Gv 17,21). Si tratta delle intense parole di Gesù ai suoi discepoli, nell’ultimo grande discorso, che inaugura la Passione. La piccolezza di questi fratelli, a fronte del mondo, fa quasi sorridere. Eppure, essi vorrebbero che la loro vita, infondo, si riassumesse proprio in questa missione. Non come uomini superbi, sicuri di sè e delle proprie forze, ma al modo di chi sente di aggrapparsi a queste parole, riconoscendo in esse quell’unicità irripetibile che non consente nessuna abitudine e che il tempo chiarirà con le sue sfumature e le sue conseguenze. Ogni amore vive di questa intensità e freschezza. Ogni “Sì” che ciascuno di noi ha pronunciato nella vita può comprendere questo slancio, non considerarlo un’illusione e farsi compagno di viaggio.

sentiero-silenzioMa come questo accadrà? Come si conserverà nel tempo? Ciascuno di loro, forse, ricorderà che nella sera di avvio della vita comune in Seminario, le ultime parole della celebrazione d’ingresso introducevano al tempo del silenzio del ritiro, perché – si diceva – «ogni fecondità viene dal silenzio». Proprio questo silenzio, insieme a molto altro, ha custodito e fatto fiorire il loro proposito. Questo stesso silenzio ora riaprirà la via. Per rendere testimonianza a Gesù nella piazze della città globale, laddove pulsano le domande della vita, c’è bisogno di silenzio. Per essere in grado di dare ospitalità gioiosa al servizio di ogni uomo, c’è bisogno di silenzio. E il vero silenzio è la ricerca di Dio nel cuore dei giorni, un colloquio da amanti, che si conserva dentro le ordinarie circostanze. È questa la condizione, non solo per loro, ma per ciascuno di noi. fuoco

Da quel tempo vissuto insieme, mi viene anche l’augurio. Forse, anche questo ricorderanno. I Padri del deserto raccontano che un giorno il padre Lot fu sorpreso da un detto del padre Giuseppe che gli aveva detto: «Non puoi dive­nire monaco se non diventi tutto come fuoco ardente». Così Lot gli chiese che cosa dovesse ancora fare per diventarlo, dicendo di impegnarsi già per quanto che gli era possibile. Allora il vecchio, alzatosi, aprì le braccia verso il cielo, e le sue dita divennero come dieci fiaccole. «Se vuoi – gli disse – diventa tutto di fuoco». Il fuoco è Dio, nel suo amore che salva. Buon cammino, «perché il mondo creda».

Don Cristiano Passoni

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