Consigli di lettura Editoriale

“Perdere” tempo coi propri figli: tempo “perso” e “ritrovato” – di Tomaso Ajroldi

mamma figlia

Qualche tempo fa Papa Francesco ha twittato «Genitori, sapete “perdere tempo” con i vostri figli? È una delle cose più importanti che potete fare ogni giorno». Tra le molte risposte voglio prendere spunto da due che mi sembra riportino lo stato d’animo di noi genitori chiamati a un così grande impegno: «@Pontifex_it è vero i genitori dovrebbero passare più tempo con i figli, ma oggi non c’è più tempo» e «@Pontifex_it sapesse quanto, ma non credo che i figli ricambino convinti, dobbiamo sempre richiamarli “all’ordine”, sfuggono… ».

La prima ci dice il problema del tempo da passare con i figli che oggi sembra non esserci più, la seconda ci fa riflettere sul senso della parola “perdere” che il Papa stesso ha virgolettato.

Il tempo quotidiano e il tempo extra

Spesso pensiamo che stare vicino ai nostri figli sia un’attività che richiede molto tempo e che va pianificata come le altre attività della nostra vita: viviamo questo aspetto nel quotidiano quando accompagniamo i figli a scuola o nelle attività extrascolastiche, quando gli siamo vicini nello studio, quando giochiamo con loro, quando viviamo insieme i momenti di relax nei weekend e in vacanza.

Ci viene quindi da dire che – fatto questo – non rimane davvero più tempo per i nostri figli, ma la loro domanda di tempo e di aiuto va oltre il pianificato, ci coglie spesso di sorpresa e – qualche volta – sconvolge la programmazione della nostra vita e i nostri piani su di loro: «Non voglio più andare a messa…», «Oggi a scuola mi hanno proposto uno spinello…», «Posso andare in discoteca e tornare domattina?».

Questa domanda non è però sempre esplicita, essa è spesso racchiusa in uno sguardo immusonito, in un silenzio, in un atteggiamento strano che sta a noi genitori intercettare con attenzione e “perdere” quindi il nostro tempo prima per fare emergere la domanda e poi affrontare con loro la questione.

Non mi stupisco più quando questo capita dopo una giornata di lavoro molto faticosa nell’unico momento di relax della giornata: la domanda di tempo extra (per quantità e qualità) ci chiede di affidarci alle virtù della pazienza – che ci sostenga nella fatica – e della speranza che ci faccia pre-vedere il frutto che portano questi momenti di grande intensità nel rapporto con i nostri figli.

Il significato e il valore del “tempo perso”

Il tempo quotidiano è “perso” quando diamo valore e attenzione allo stare insieme e a ogni momento vissuto con i nostri figli: nei tragitti in auto possiamo spegnere la radio e ascoltare le loro attese, le loro paure della prossima attività scolastica o tenere accesa la radio e commentare insieme un fatto di cronaca appena ascoltato, nel momento dei compiti possiamo fare sentire che siamo loro alleati nel superare un passaggio difficile, nei momenti di relax possiamo fargli sentire quanto è importante la prossimità, la vicinanza e la complicità (magari con una coccola, anche quando sono grandicelli).

Il tempo extra, quello delle piccole e grandi domande e delle piccole e grandi discussioni, quando sappiamo captarlo, ha di per sé la caratteristica del tempo donato, di quell’extra che richiede uno sforzo in più di ascolto, di condivisione, di consiglio, di vero amore genitoriale. È un tempo “perso” perché ci chiede fatica, sacrificio perché a volte ci procura ansia, dolore, perché ci mette di fronte a scelte difficili, a posizioni non comprese, al rischio della rottura…

Diversamente se viene perduto l’attimo, se non viene ascoltata la domanda, se non viene colta un’angoscia il tempo è perso in modo letterale e questa perdita nel cuore evoca l’aridità della pietra di cui dice il vangelo “Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra?” (Lc 11, 11).

La seconda amara risposta di Twitter, se la leggiamo bene ci apre alla speranza e ci dice che il tempo dato ai nostri figli è proprio “perso”, investito, donato a loro senza che noi possiamo pretendere di vederne i frutti, ma con la certezza che questi frutti ci saranno come ci dice il Vangelo “Qui infatti si realizza il detto: uno semina uno miete” (Gv 4, 37). Esso è però anche un tempo “ritrovato” perché conferma la nostra vocazione di genitori, ci permette di ritrovare quella vita che abbiamo scelto insieme e per la quale crediamo valga la pena di “perdere tempo”.

Tomaso Ajroldi Consigliere Diocesano

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