Consigli di lettura Editoriale

Poco Natale in giro – di Maurizio Guarnaschelli

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Manca ormai poco a Natale: un tempo che dovrebbe essere di gioia e serenità. Ma se mi guardo intorno non vedo troppa gioia ed ancor meno serenità. Anzi, spesso ho l’impressione che vi sia una “cattiveria” diffusa. Questo ufficio, dove lavoro da quindici anni, è a pochi passi da via Padova; una delle quattro zone di Milano scelte per essere presidiate dall’Esercito. Già questo ti dà un senso di cupo e negativo presagio; uscendo in strada non cogli aria di festa.

Ma penso anche ad altro. È di qualche giorno fa la notizia dell’imminente chiusura del più grande “Call Center” d’Italia. I notiziari e i giornali ci informano che si perderanno più di mille posti. Tutti noi ci stiamo adeguando a questo linguaggio, che svicola dalla realtà delle cose e, alla fine, diventa falso. D’altra parte siamo sempre più “circondati” (e influenzati) da fake (falsi) e da post-truth (post-verità). I mille posti citati sono nella realtà mille persone: un esercito di esseri umani. Penso alle tante donne che magari hanno figli da crescere con quel misero stipendio. Penso a qualche giovane (iper-laureato) che non può farsi una famiglia propria per badare ai genitori ormai anziani, magari rimasti disoccupati dalle tante ristrutturazioni aziendali. Penso alla difficoltà del tirare avanti di chi con un solo salario vuole una vita dignitosa per la moglie e i figli.

Da anni ormai si sta delineando una società completamente sbilanciata in cui chi ha già può avere di più e chi ha poco ha sempre di meno. Una società in cui le disuguaglianze diventano ogni giorno più accentuate e le persone sono come in balìa di un turbine generato dalla finanza, dai grandi capitali sovrannazionali, dai potenti che muovono le leve mondiali dell’economia, infischiandosene di tutto e di tutti. La povertà e la disperazione non esistono. Esistono i poveri e le persone disperate.

Se non avremo in mente i volti delle persone, anche il nostro parlare sarà sempre un parlare falso, asettico, edulcorato, accomodante. Ma lontano dalla realtà delle cose.

“… non vi è consapevolezza della gravità di tali comportamenti in un contesto di grande inequità.”

Questa nuova parola, coniata da Papa Francesco nell’Enciclica Laudato si’, sembra evidenziare ancora di più gli squilibri, le disuguaglianze, le disparità. Condizioni che non riguardano più soltanto il cosiddetto “terzo mondo” ma che ormai sono di casa anche qui, nella nostra società occidentale benestante del nord del pianeta.

Non voglio offrire una giustificazione alla cattiveria diffusa. Certo è (a mio modesto parere) che in giro c’è poca gioia e serenità. Le cause profonde di questo sono tutt’altro che prossime. È necessario aprire lo sguardo perché chi sta causando tutto questo non ce l’abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi, non si mescola alla gente comune, rimane nel suo mondo dorato con gli occhi puntati al proprio ombelico; non so fino a che punto inconsapevole delle conseguenze delle proprie scelte sull’intera umanità, come ci ricorda ancora Papa Francesco.

“La visione che rinforza l’arbitrio del più forte ha favorito immense disuguaglianze, ingiustizie e violenze per la maggior parte dell’umanità” (82). E ancora “ci dovrebbero indignare soprattutto le enormi disuguaglianze che esistono tra di noi, perché continuiamo a tollerare che alcuni si considerino più degni di altri” (90). Parole che non lasciano spazio ad interpretazioni vaghe o dolcificate. Parole però che vorrebbero e dovrebbero farci prendere consapevolezza della realtà.

Nonostante questo contesto, non possiamo però confondere la “gioia” del Vangelo con quella che ci possiamo attende di vedere, toccare, sperimentare nella società. A tal proposito, un amico mi ha suggerito questo pensiero di don Primo Mazzolari «Vi siete persi cercando i dispersi, ma avete ritrovato il senso del Natale. Gesù, àncora di salvezza per i naufraghi della terra, nasce ogni volta che ci perdiamo per qualcosa e per qualcuno».

Nella nostra cultura il Natale è anche fatto di piccoli gesti con “il prossimo”, cioè col “vicino”, nel quotidiano. Questo è un po’ del bello che ci rimane. Per il futuro la mente ed il cuore devono allargarsi in un abbraccio e in un impegno più grandi.

Maurizio Guarnaschelli

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