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Preti in ascolto dei giovani – di don Luca Ciotti

don luca tabor

Si tratta dell’esperienza fatta durante gli esercizi spirituali degli assistenti di AC tenutisi a Bocca di Magra dal 7 al 12 gennaio 2018. Tradizionalmente, nel cammino degli esercizi, si dà la possibilità ai partecipanti di “sintonizzarsi” sull’Azione Cattolica, mettendosi una serata in ascolto di qualche figura associativa che aiuti a riflettere e a confrontarsi. In questo anno, dentro il cammino del sinodo dei giovani abbiamo scelto di invitare alcuni giovani, forti di quell’espressione utilizzata da Papa Francesco durante la veglia in preparazione alla GMG del giorno 8 aprile 2017 in cui diceva che ogni giovane ha qualcosa da dire agli altri, ai preti, ai vescovi e anche al Papa. E così lo abbiamo preso sul serio e abbiamo preso sul serio i giovani che subito si sono resi disponibili. E il linguaggio utilizzato ha già a che fare con il mondo giovanile: i ritmi di vita e le distanze ci hanno fatto propendere per un collegamento in skype per ascoltare e vedere Gioele, Michele, Silvia e Roberta, giovani responsabili di AC di alcune diocesi della Lombardia. Che cosa ci hanno comunicato? Provo a dirvelo attraverso alcune parole chiave: sguardo di bene, accompagnamento, allargamento degli orizzonti, ascolto della Parola, corresponsabilità, cura della persona, annuncio della persona di Gesù!

Gioele, della diocesi di Lodi, è stato chiamato a partecipare alla segreteria del sinodo e collabora così con il Papa e con il gruppo di lavoro centrale ha parlato di un respiro di Chiesa universale dentro l’esperienza che sta facendo. In questo respiro è lo sguardo di bene sulla realtà dei giovani che lo ha colpito in cui il punto di partenza è la capacità di accogliere, riconoscendo le opportunità anche dentro le fragilità. “C’è voglia di leggerezza, siamo stufi di pesantezza!”. Il tema del discernimento come terreno largo e comune a tutti i giovani: “la Chiesa può parlare a tutti i giovani perché c’è un momento in cui alzarsi dal divano!”. In questo cammino, sorge il desiderio di non essere lasciati soli nelle scelte da prendere: “Abbiamo bisogno di gente che ci accompagni”. Ma come deve avvenire questo accompagnamento? Attraverso “lo stile di chi si mette a fianco ovvero ha a cuore di collaborare alla gioia più che impadronirsi della fede”.

Michele, della diocesi di Como e delegato regionale AC giovani. Ci racconta il suo cammino di AC proprio dentro il tempo della giovinezza. Parte dalla comunità parrocchiale e si allarga ad orizzonti larghi: “l’esperienza associativa mi ha permesso di conoscermi, confrontarmi e giocarmi per quello che sono. Mi ha fatto bene poter allargare gli orizzonti e mi sento di dire che non dovete aver paura: lasciate volare i giovani, non teneteli lì attaccati a voi per paura di perderli ma seguiteli, non lasciateli soli, seguiteli anche quando sono lontani”. Lasciar andare e accompagnare, due dinamiche capaci di sostenere una certa generatività, indice di una chiesa viva. Ci ha poi stimolato a riguardare dentro una immagine di Chiesa dicendoci che si aspetta una chiesa in cui fare squadra e collaborare tra comunità adiacenti, capace di trovare i linguaggi adeguati per stare con i giovani e per entrare nella loro vita frammentata. Ma ancora ha ribadito il desiderio di concretezza e il coraggio di puntare in alto … ci ha colpito la sua franchezza nel dire ai preti di non fare proposte di semplice svago, quasi per tenere basso il livello di accesso, perché non è ciò che serve a un giovane. “C’è bisogno di relazioni forti e di persone di riferimento”.

Roberta, vicepresidente giovani di Crema, ha raccontato l’esperienza all’interno della sua diocesi in cui si collabora facilmente ma si vive anche la fatica di ritrovare sempre gli stessi volti. “E’ arricchente in ogni caso la collaborazione che avviene con molte realtà del territorio”. Del resto ci svela che tutto ciò che è servizio viene vissuto in genere positivamente da un giovane; la partita si fa più difficile se oltre al servizio gli si chiede di discernere, magari proprio a partire dal servizio vissuto, quasi a dire che è faticoso mettere in gioco se stessi e lasciare che la vita ci provochi in ordine alla capacità non solo di donare un po’ di tempo ma addirittura di donare “tutto quanto aveva per vivere” (come ci suggerisce il cammino associativo di questo anno). La scelta fatta nella diocesi di Crema è stata quella di creare alcuni appuntamenti di ascolto della Parola in cui i giovani possano fermarsi e confrontarsi illuminati dal Vangelo, in particolare dall’esperienza del discepolo amato, così come propone il cammino sinodale: questo ha permesso di incontrare volti nuovi.

Infine, Silvia, vicepresidente giovani di Lodi, ci ha fatti sentire molto in sintonia: “facciamo delle iniziative ma i numeri sono sempre piccoli: forse sbagliamo noi?”. E’ certo l’interrogativo che tante volte anche da preti ci poniamo. Ci ha fatto bene sentirlo pronunciare da una giovane non per dire che siamo sulla stessa barca ma per dire che ci sentiamo corresponsabili della Chiesa e insieme ci sta a cuore di costruirla. “Desideriamo pensare insieme le proposte e non semplicemente riceverle attraverso l’attività degli uffici di curia e metterle in atto”. La fatica della mobilità e addirittura la migrazione dei giovani non fa venir meno il desiderio che ci si prenda cura di loro. “Siamo giovani oberati di impegni. Ma non basta fare, abbiamo sempre bisogno di mettere al centro la persona”. Spesso i giovani che incontriamo ci dicono che non hanno tempo per la propria vita e noi rischiamo facilmente di scivolare dentro questa spirale. L’ultima indicazione è stata un assist per tutti: “Non smettete di parlare di Gesù”. Beh che una giovane lo ricordi a un gruppo di circa 80 preti di diverse età fa un po’ effetto ma l’effetto è ritemprante e motivante!

Sguardo di bene, accompagnamento, allargamento degli orizzonti, ascolto della Parola, corresponsabilità, cura della persona, annuncio della persona di Gesù: ecco cosa ci hanno consegnato alcuni giovani a nome di tutti gli altri. Chissà cosa riusciremo a percepire dentro il sinodo e a partire dal sinodo. Certamente è una bella occasione che non va lasciata scappare.

Ecco, ho desiderato rendervi partecipi di questo piccolo gesto per condividere i contenuti e anche il metodo: certamente i preti nelle parrocchie sono già sempre in ascolto dei giovani in diverse forme ma mi sento di proporre ad ogni decanato di organizzare un momento di ascolto in cui preti, consacrati e consacrate si mettano in ascolto di un po’ di giovani. E’ un segno semplice. E’ un segno fattibile. E’ un segno pieno di fiducia … forse i giovani hanno bisogno di uno sguardo buono e carico di fiducia da parte dei loro pastori. Forse noi preti abbiamo bisogno di riascoltare i desideri profondi che abitano il cuore dei giovani. Forse una chiesa che si costruisce mettendosi realmente in ascolto gli uni degli altri è più ricca e più capace di guardare con creatività e leggerezza verso il futuro per vincere la tentazione di chiudersi nelle proprie mura e avere il coraggio di avanzare coraggiosamente, muovendo in primo luogo “la zampa della missione”.

Don Luca Ciotti – assistente giovani AC Milano

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