Consigli di lettura Editoriale

Riflessioni per il Sinodo “Chiesa dalle genti” – di Silvia Landra

silvia landra

Con il Sinodo minore “Chiesa dalle genti” l’Arcivescovo Mario ci indica una linea interessante e provocatoria per la maturità ecclesiale della nostra fede oggi: accorgerci di come il popolo di Dio sta cambiando, acquisisce risorse e linguaggi nuovi, si sente richiamato in molti modi a vivere la fedeltà all’unico Signore della storia grazie alla molteplicità delle culture e dei popoli che abitano il mondo. Resistere al confronto e alla contaminazione reciproca sarebbe anacronistico, segno di una visione miope e impaurita della realtà.

Il percorso sinodale ha le sue tappe ed entro fine anno produrrà un testo nuovo al quale riferirci. L’auguro per tutti noi è che la trasformazione del cuore che il Sinodo minore rilancia e accelera sia processo inarrestabile e sempre più pervasivo. Che possa continuare, anche a itinerario concluso, la riflessione sul volto della Chiesa dalle genti, perché si tratta di uno sguardo che ci fa crescere nella fede e nell’amore per la comunità.

E’ innanzitutto stimolo a guardarci come popolo protagonista, inclusivo di tutti i battezzati e non solo di un manipolo scelto di persone impegnate, fatto di poveri e ricchi, di semplici e di culturalmente sofisticati, di giovani e di vecchi, di zelanti e di insicuri, di motivatori e di dubbiosi. Non di rado siamo restii a sentirci popolo e preferiamo “autoselezionarci” in qualche categoria più rassicurante: “noi che siamo più amici del parroco”, “noi che certi discorsi li capiamo”, oppure anche “noi che siamo schietti e non ci abbassiamo a certe pratiche popolari” o “noi che facciamo andar le mani e non ci perdiamo in parole inutili”… non è detto che sia solo il paese di provenienza a farci mettere steccati rigidi tra noi. La categoria di popolo è invece naturalmente inclusiva e varia, fatta di membrane permeabili e non di steccati.

E’ poi stimolo a riprovare il gusto delle parole per dire la fede, delle melodie e dei canti per celebrare, dei gesti per condividere e comunicare in modo corale la gioia dell’appartenenza. Nel contesto umano ogni gruppo autoreferenziale che fa e condivide cose può pensare di essere particolarmente bravo nel farle, persino il migliore di tutti. Il confronto e la partecipazione ad altri contesti genera qualche volta invidia e rifiuto ma più spesso voglia di lasciarsi trasformare, di “copiare”, di essere più capaci di stare con l’altro. Il confronto, se non si inaridisce nella competizione esasperata, genera in tutti i campi un salutare miglioramento e un ritrovato entusiasmo.

E’ richiamo a guardare con più interesse e gratitudine alla storia del popolo dei credenti, alle sue radici fatte di migrazioni, di confini superati e di scambi arricchenti per riuscire a fare un viaggio davvero intenso nelle profondità della coscienza interrogata dalla Parola. Nel cammino il popolo si rafforza anche quando diventa minoranza. Guardando alla storia del popolo cristiano, anche nel nostro Paese, capiamo bene di trovarci ad una nuova svolta, verso una fisionomia multiculturale che deve risvegliare nuovamente la nostra attenzione su ciò che non muta dell’identità cristiana profonda. Non può che essere un nuovo cammino di scavo verso la coscienza degli individui e del popolo più che un irrigidimento su questioni esteriori e formali.

E’ cammino serio e trasformativo se non disdegna la concretezza della storia nelle sue dinamiche politiche e sociali. La presenza di persone che provengono da altri Paesi impatta inevitabilmente con la visione che abbiamo di città accogliente, di convivenza pacifica e di reale condivisione dei beni. Temi forti, spesso oggetti di contrasto politico anche a livello di enti locali, che segnano la quotidianità e il linguaggio usato nell’ordinario vivere. Osiamo credere che un volto di Chiesa locale sbilanciato sulla condivisione e sull’immediatezza dei rapporti diventi sprone per una comunità civile che sta dibattendosi a volte come un animale ferito per accettare i suoi tassi di natalità preoccupanti e di invecchiamento alti (segno che il solo popolo “italiano da generazioni” è destinato all’estinzione), o la presenza di numerosi migranti ancora incerti, che generano problematiche anche emergenziali.

E’ proprio la Chiesa dalle genti che oggi ci aiuta più di tutto a non dimenticarci di essere in stato di missione, Chiesa in uscita per l’annuncio del Vangelo. Immaginiamo il popolo dei credenti in prima linea nel ribadire che chi è più povero, solo e in difficoltà, deve diventare il punto di partenza costante per camminare. Una “Chiesa in uscita” è tale quando non teme il confronto, quando cammina sulle strade e non si rinchiude in alcuni luoghi, quando diffonde a pieni polmoni un messaggio che non è riservato ad alcuni ma è per tutti senza remore.

Credo davvero che sentirci Chiesa dalle genti ci possa restituire l’entusiasmo missionario degli apostoli a partire dai luoghi normali dove i cristiani vivono ogni giorno: il lavoro, la scuola, l’università, il volontariato, l’impegno educativo, il tempo libero, la politica, la famiglia, la dedizione alla società in tante forme. Aiutiamoci reciprocamente perché sia proprio così, raccontiamoci in quanti modi la consapevolezza di essere Chiesa dalle genti ci scalda il cuore e ci fa essere fieri abitanti del mondo.

Silvia Landra, presidente Azione Cattolica ambrosiana

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