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Rosa dei 20: vita comune e ricerca di equilibrio. Il racconto di Dario

darioromano

Sono entrato nella Rosa dei Venti da neo-lavoratore: molte fatiche, molti sogni, ma anche diverse soddisfazioni presso una casa di produzione di documentari sull’arte, la storia e la cultura con base a Milano.
Ad ottobre, quando abbiamo iniziato questa esperienza di vita comune, avevo solo qualche mese di stage alle spalle, mentre a giugno 2020 si compirà il mio primo anno di lavoro.
Quello professionale è stato un aspetto certo non ininfluente sulla mia esperienza di Rosa dei Venti, sia per la dimensione vocazionale che per quella comunitaria dell’esperienza: capire come restituire nell’ambiente in cui lavoro almeno un po’ della luce che ricevo dalla vita di fede è stata ed è la sfida maggiore di questo tempo della mia vita.
Ma ho dovuto fare anche l’esercizio di tenere insieme lavoro e vita comunitaria.
Gli altri compagni di viaggio mi hanno aiutato, anche venendo incontro a queste mie esigenze: sono loro grato e alla fine posso dire che siamo riusciti a trovare un giusto equilibrio.
Trovare un equilibro è proprio l’espressione che userei per descrivere il modo con cui questi mesi di vita comune hanno influito sulla mia vita.
La necessità di trovare un punto di incontro con gli altri anche negli aspetti più banali della gestione della casa e della vita fraterna è sempre una bella sfida, a maggior ragione durante la quarantena: punti di vista differenti ed esperienze di vita diverse talvolta ci hanno posto davanti a situazioni in cui era necessario fare un passo in più per evitare di scontrarsi o ignorare l’altro.
Sono cose che capitano in ogni comunità, ci mancherebbe altro, ma penso che nel nostro caso, proprio per l’esperienza che abbiamo fatto, fosse necessario compiere quel passo in più che è anche una forma di tesimonianza: il dialogo e l’incontro con l’altro, prove quotidiane importanti per una nostra generazione come la nostra, che subisce molto il peso dell’individualismo.
Eppure, è proprio lì che siamo chiamati a cambiare personalmente stile di vita. Penso che saranno proprio questi momenti che serberò nel cuore per il tempo a venire e, dunque, ritengo paradossalmente una grazia particolare il fatto che la quarantena sia arrivata mentre vivevo questa esperienza.
La volontà di cambiare ancora il mio sguardo sugli altri e sul mondo – un cambiamento interiore che abbia la dimensione del quotidiano – è il desiderio che rimane anche per il futuro. Insieme a quello di rendere le diverse luci ricevute in questi mesi i prossimi passi nel cammino alla scuola del Maestro.

Dario Romano

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