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Rosa dei 20: la testimonianza di Luca e il desiderio di prendere decisioni

Luca, Giulia, Dario, Arianna

È passato circa un anno dal momento in cui ho scoperto questa esperienza.

Finalmente, dopo anni di fatiche, tutto sembrava prendere la direzione giusta: stavo riuscendo a conciliare la passione per l’informatica con il desiderio di una professione più di relazione con l’altro. La scelta di una vita comune appariva come l’occasione perfetta per vivere bene il tempo della domanda e della ricerca.

Quando ho varcato le porte della casa per la prima volta, ho subito sentito la gioia di questo tempo da vivere insieme.

Ancor prima, però, ho notato i muri tutti bianchi e spogli. Era uno spazio da costruire, così come le relazioni tra ognuno di noi, tra noi e l’equipe e la comunità in cui eravamo inseriti. Una casa da abitare, non semplicemente da occupare. La condivisione, anche materiale, ha fatto la differenza. Un puff, uno specchio, un mobile, un orologio, un discutibile gusto nello scegliere le piante in plastica, messi assieme, creano “ambiente”.

Ho ammirato i miei compagni di viaggio mettersi in gioco. Ho visto la pigrizia lasciare il posto al servizio, la disillusione trasformarsi in fiducia, la paura del mettersi a nudo cedere alla confidenza, la difficoltà ad osare trasformarsi in coraggio. Davanti allo specchio, invece, ho trovato un Luca ben diverso da quello convinto di affrontare tutto nel modo migliore. È stata una bella doccia fredda.

La parola “in disparte” si è rivelata decisiva, soprattutto con la quarantena, inaspettato cambio di programma.

Questa nuova amica, dopo aver sospeso incontri, testimonianze e ridotto occasioni esterne di volontariato, mi ha mostrato che il primo grande servizio è quello del portare il peso degli altri. È la più bella opportunità che ci è stata data! Abbiamo messo a nudo le difficoltà.rosa dei venti

“Con me puoi essere nervoso quanto vuoi. Non preoccuparti”.

Ho imparato che ogni giorno è il momento giusto per prendere decisioni: posso scegliere di lavorare ai progetti dalla mattina alla tarda notte o decidere che dalle 21.30 alle 22.30 c’è compieta e condivisione… e che è una scelta sempre nuova. Così come il voler bene all’altro.

Ho fatto concreta esperienza che è inutile fuggire dall’impegno e dall’incontro per la paura. È meglio sbucciarsi le ginocchia perché si ha avuto il coraggio di camminare, che starsene fermi. Inoltre, i miei compagni mi hanno insegnato quanto un momento di festa possa dare ristoro dopo le fatiche quotidiane. E questo lo porterò specialmente nella mia famiglia.

Al termine di questi mesi mi troverò ad affrontare diverse novità. Trascorrerò il prossimo anno scolastico all’estero e potrò toccare con mano un mondo del lavoro più creativo rispetto a quello della pura informatica. Ci saranno cambiamenti in famiglia e tra le amicizie più significative. Ora che ho visto quanto sia bello superare la paura, credo potrò meglio osare scelte coraggiose.

Luca Zorzenon

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