Consigli di lettura Editoriale

#Saturdaysforfuture – Riflessioni e spunti di Silvia Negri

silvia negri
“E se il sabato si trasformasse per tutti nel giorno del ‘voto con il portafoglio’ a favore della sostenibilità ambientale e sociale?” (n.d.r. in reazione all’articolo di Avvenire del 19 Giugno)
La proposta che leggo, il saturday for future, è molto interessante: trasforma i principi in azione, con una pratica, quella della spesa, che tutti conoscono; è una proposta di azione molto coerente con gli obiettivi della sostenibilità globale, e il messaggio risulta immediato e credo, efficace. Tuttavia ho una preoccupazione: il cittadino medio che volesse provarci subito, potrebbe non sapere come scegliere oculatamente, forse non possiede criteri adeguati e competenze sufficienti per capire su cosa orientare i suoi acquisti. Come si possono cambiare le abitudini di spesa del sabato? Ci vorrebbe un’offerta di beni alternativa, che sia adeguata alla sfida che abbiamo di fronte.
Potrei dire che la sfida si potrebbe lanciare e vincere se gli “attori” in gioco assumessero per bene il loro ruolo:
la politica precisasse bene i requisiti minimi di qualità sul cibo sostenibile, e chiedesse trasparenza nelle etichette, in tutte le filiere (in primis cibo e abbigliamento);
le imprese potessero scegliere di mettere sul mercato cibo sostenibile, a prezzi accessibili, per il quale il lavoro sia stato adeguatamente pagato; lo stesso deve valere per il mercato dei vestiti;
cittadini riconoscessero che spendere di più per un cibo di buona qualità e a basso impatto ambientale, significa preservare la salute e l’ambiente che genera il cibo stesso. E comprendessero che un vestito può nascondere inquinamento ambientale e sfruttamento del lavoro, per cui pagarlo troppo poco a volte significa essere corresponsabili.
Guardando bene, le esperienze virtuose esistono, e possono essere giustamente appoggiate: mercati agricoli locali a kilometro zero, etichette socioambientali che distinguono i prodotti migliori, negozi di abbigliamento che valorizzano l’usato. Anche la stessa grande distribuzione in diversi casi ha avviato percorsi di qualità riconoscibili e prova a gestire le eccedenze e a ritirare l’usato. Una volta che il “terreno” risulta sufficientemente maturo, allora lancerei il Saturday for future, sarebbe una bella scommessa per un futuro migliore.
Silvia Negri – Professionista nei campi ambiente e sicurezza sul lavoro

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