Consigli di lettura Editoriale

Se la potenza americana smarrisce il senso della sua ricchezza, diventiamo tutti più poveri – di Alberto Mattioli

statua della libertà stati uniti usa

Ci sono nazioni così povere da avere solo l’arroganza dei soldi e del potere. E paradossalmente è questo ora il triste rischio degli Usa guidati dallo spregiudicato Trump che, per meri fini elettorali, cavalca le paure rinnegando persino i valori morali su cui è fondata la Costituzione americana. L’ultima angoscia spacciata al popolo viene dalla Carovana dei migranti honduregni, salvadoregni, guatemaltechi e altri che, in fuga dai loro martoriati paesi, si sono messi in marcia verso gli Stati Uniti in cerca di protezione. Una marcia di migliaia di chilometri, di poveri diseredati e umiliati. Sufficiente per Trump per alimentare i timori di un’ invasione che porterebbe via il pane agli statunitensi mettendo in pericolo la loro sicurezza. Ci sarebbe da ridere, ma purtroppo è da piangere. E la folle demagogia arriva al punto da mettere in discussione  il 14° emendamento della Costituzione che garantisce la cittadinanza a chi nasce sul suolo americano. Praticamente il cuore dell’essenza americana, nazione nata da migranti di tutti i paesi che hanno soppiantato i nativi. Un paese che nel novecento è divenuto simbolo della Libertà e della democrazia,  (non certo senza errori) che ha raggiunto livelli di sviluppo mai visti e che è arrivata a piantare il suo vessillo sulla Luna, ora dovrebbe essere tremebonda dinnanzi a questi poveri esseri umani?  Certo è una nazione dove l’integrazione non è facile, basti vedere come la questione razziale susciti ancora rigurgiti razzisti, ma non è  accettabile la strumentalizzazione della povertà. I dollari non bastano a fare gli uomini e anzi possono degradare la coscienza morale di un popolo, se non si attinge alle virtù e alle capacità politiche. Agli Stati Uniti non mancano certo gli anticorpi culturali, morali e democratici per sconfiggere queste mostruosità e auspichiamo che questo avvenga anche per la nostra salvezza perché, come sappiamo, i loro accadimenti hanno conseguenze a catena in tutto il mondo. Certo vi è da rilevare ormai l’inconsistenza dell’Onu e non solo in questa vicenda. Organismo tuttavia imprescindibile se non vogliamo che il mondo torni ad essere un immenso ring ove i rapporti di forza si stabiliscono a suon di cazzotti. Alla base della Statua della Libertà vi è questa iscrizione: «Tenetevi, o antiche terre, la vostra vana pompa – grida essa [la statua] con le silenti labbra – Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi, i rifiuti miserabili delle vostre coste affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata». Questa è l’America che abbiamo imparato ad amare, quella che ha accolto i nostri avi in cerca di pane e futuro. Speriamo quindi che quella fiaccola continui a essere viva luce per noi e le future generazioni.

Alberto Mattioli

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