Consigli di lettura Editoriale

Silvia Landra legge la lettera pastorale dell’Arcivescovo Delpini

silvia landra

La lettera pastorale 2018 dell’Arcivescovo Mario, “Cresce lungo il cammino il suo vigore”, spalanca sulla Parola di Dio ascoltata stando in mezzo al popolo e amando molto la Chiesa.

Forse per valorizzare ancora di più la centralità della Scrittura, non si indulge ad un’analisi del tempo presente e nemmeno ad una rassegna fitta di passi pastorali da abolire, aggiungere o fare meglio. Il contesto nel quale collocarsi è ribadito con chiarezza: è la comunità cristiana con gli strumenti “di sempre”, pochi e intensi, – l’accostamento alla Parola, la celebrazione eucaristica, la preghiera personale e comunitaria – per aiutare gli uomini e le donne di ogni tempo a crescere nella fede.

“Di tutto la Chiesa può aver paura ma non di camminare” è una delle frasi che mi attraversa di più dopo una prima lettura delle indicazioni del Vescovo. Ci colgo sia lo sprone che l’indicazione dell’entusiasmo indispensabile per essere se stessi. La Chiesa è spontaneamente popolo in cammino, è missionaria per natura, centrata sulla rivelazione di Dio, non data per ottenere informazioni o dottrine ma per scoprire la via della vita, la profondità della vocazione di ciascuno. Si cammina insieme tra genti diverse, rispettando le differenze, verso quella Gerusalemme che è compimento e gioia di esistere. Avere paura di camminare vorrebbe proprio dire non esserci, rinunciare a vita e vitalità, morire di immobilismo e di ritorni al passato. Diversi salmi sui quali la lettera stessa ci invita a meditare sono proprio voce e grido del pellegrino che vede la città santa davanti a sé come meta, scoprendola protetta e amata dal Signore, città della pace alla quale tendere, luogo del desiderio e della promessa di Dio che si realizza.

“Un popolo di pellegrini trasfigura la terra che attraversa”: ecco un’altra indicazione dell’Arcivescovo che colgo come chiave di lettura delle nostre scelte individuali e collettive per l’anno che viene. Innanzitutto sento l’importanza di favorire tutto ciò che concorre a dare robustezza all’interiorità, alla solidità del singolo che sa domandarsi fino in fondo quale vocazione è la sua vita, nel solco della Parola, nella storia che gli è data, nella sua rete di relazioni.

Garantire spazi di pensiero, di ascolto profondo, di dialogo franco e non gridato, di silenzio e calma, di cura nel mettere in evidenza luci e ombre di ciò che si è, di coraggio nel desiderare, significa accompagnarsi reciprocamente in percorsi di formazione brillanti, per cui vale davvero la pena incontrarsi, fare spazio e tempo nella giornata.

La formazione di base dei cristiani deve poter essere un percorso bello e compatibile con la vita, cioè deve proprio scaturire dalla vita e continuamente rimandare ad essa, nella disposizione costante a ricavare dalla Parola i criteri del decidere come essere e cosa fare. Ci è di grande aiuto la Chiesa con i suoi insegnamenti magisteriali, autorevoli e irrinunciabili, ma non ci possiamo sottrarre – particolarmente nella complessità dell’oggi – alla gioiosa fatica del discernimento personale e comunitario, allo sforzo di “lavorare” su analisi e comprensione della realtà avvalendoci di dati corretti e narrazioni ricche, e quindi all’impegno di realizzare “fatti di Vangelo” nel nostro quotidiano.

Abbiamo bisogno di essere e di vedere persone giuste e buone che svolgono i loro compiti di responsabilità (familiari, lavorativi, sociali) fino in fondo, affrontando i limiti e dichiarando gli errori, criticando lo stretto indispensabile e invece proponendo molto, immaginando scenari nuovi, insomma trasfigurando la storia con un atteggiamento davvero coinvolgente. Quelli che continuamente si lasciano interrogare dalla Parola si riconoscono perché, loro malgrado, hanno un grande fascino, risultano interessanti e imitabili.

Nella formazione dei cristiani i “percorsi di lettura popolare delle Scritture” richiamati dall’Arcivescovo non possono mancare perché ciascuno diventi un “trasfiguratore della storia” a partire da ciò che è, pensa e fa. Come Azione Cattolica Ambrosiana mi interrogo su quanto i diversi cammini formativi rivolti a tutte le età e incentrati sulla meditazione della Parola nella vita quotidiana, e particolarmente i percorsi di ascolto della Parola che promuoviamo in oltre 50 decanati della diocesi (le cosiddette “lectio decanali”) siano capaci di coinvolgere persone differenti – e qui il riferimento al Sinodo “Chiesa dalle genti” è illuminante – soggetti con itinerari culturali e appartenenze identitarie anche molto variegate, come è giusto che sia una espressione di popolo e non “di nicchia”.

Sollecitata dall’imminente Sinodo della Chiesa universale che anche l’Arcivescovo pone in primo piano, mi interrogo profondamente sulle modalità e sullo stile con cui rivolgersi ai giovani, che meritano una cura particolare oltre che un ascolto autentico e meno retorico da parte di tutti.

Silvia Landra, presidente Azione Cattolica ambrosiana

2 Commenti

  • Grazie Silvia,

    la tua lettura è un aiuto prezioso in questo momento particolare di Chiesa ambrosiana e universale

  • Gentilissima Silvia,
    grazie per le tue belle, semplici e spendibili estensioni dei punti affermativi contenuti nella lettera pastorale.
    del nostro Arcivescovo.
    “Abbiamo bisogno di essere e di vedere persone giuste e buone”. ..e di persone che come te ne staglino il profilo.

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