Consigli di lettura Editoriale

Silvia Landra: una lettera a tutti i soci di Azione Cattolica

silvia landra

Cari amici,

stiamo vivendo questo tempo, ciascuno come può, secondo la sua quotidianità, affrontando le sue limitazioni e le sue paure.

Gli incontri saltano (i numerosi poderosi incontri del responsabile di AC che da sempre riempiono l’agenda e che hanno un carattere di “indispensabilità assoluta perché sono un servizio”!) e ci accorgiamo che non abbiamo la nostalgia dell’impegno (il cui valore resta intatto), ma proprio la nostalgia del ritrovarci.

Il “distanziamento sociale” è un metodo serio di prevenzione e noi non lo banalizziamo (o almeno adesso non banalizziamo più niente), però è arma potente che ci fa comprendere quanto bisogno abbiamo che gli altri siano vicini e quanto le relazioni, alla fine, sono il grande patrimonio della comunità locale e mondiale. Abbiamo nostalgia anche del nostro gruppo di lavoro in AC, dello stare insieme, come vera comunità di fratelli.

Questa emergenza molto seria che ci fa tremare per noi e per l’umanità: parla di noi e dell’umanità con messaggi chiari, i più limpidi che avremmo mai potuto immaginare: ci dice che non è vero che la comunicazione telematica ci basta, perché in realtà abbiamo bisogno di baci, di abbracci, di essere seduti insieme in sedie vicine e di darci una mano nel segno della pace anche se non ci conosciamo.

In fondo abbiamo bisogno anche di contrasti, di passione, di tentativi ed errori che accadono solo se stiamo insieme a fare le cose. Ci dice che in ultima analisi la natura umana “attaccabile dal virus” è la stessa in Italia, in Cina, in Corea, in Iran, in Nord Europa e negli USA. Siamo in un tempo, impensabile prima, nel quale ci svegliamo al mattino e in tutto il mondo stiamo pensando allo stesso oggetto e alla vulnerabilità che ci contraddistingue. Forse l’unica differenza – che però oggi fa riflettere tutti di più – la vivono i poverissimi del pianeta che, oltre che indigenti, sono anche in guerra e che semplicemente aggiungono un motivo di strazio, di paura e di morte ad una vita già durissima. Sempre dai più poveri la lezione più grande.

Stiamo invocando una politica (italiana ed europea) che ha il tempo contato per scoprire che il “bene comune” è davvero il bene comune, e va perseguito insieme, anche attraverso le differenze. La politica sanitaria riscopre la missione pubblica e risulta del tutto evidente a cosa servono le tasse e gli sforzi di garantire diritti e sanità per tutti.

All’assemblea diocesana del 23 febbraio, se tutto fosse andato secondo il tran tran che avevamo previsto, avremmo detto che come Azione Cattolica scegliamo di stare dentro la storia. Eccoci, dentro questo 2020 che ovviamente non sapevamo immaginare prima e eccoci a riscoprire a quale compito siamo chiamati. Sul piano pratico siamo chiamati a vivere dentro le limitazioni e le fatiche di capire giorno per giorno cosa è meglio fare per procedere insieme e per avere rispetto di tutti. L’ultimo decreto ministeriale (n.d.r. Dpcm 8 Marzo 2020) ci chiede di evitare tutto l’evitabile.

Abbiamo da dire qualcosa di forte sulla Parola che accompagna la vita del credente e mi pare che le scelte fatte on line, per adulti e giovani, siano state validissime e siano da potenziare. Abbiamo da dire anche qualcosa sull’ecclesialità che stiamo scoprendo in questo tempo di Coronavirus, dove avvertiamo che la nostalgia di comunità abita in noi perché intuiamo, senza essere teologi, che il mistero dell’Eucarestia vive anche nel gesto del ritrovarsi e del condividere.

Invito tutti a raccontare le nostre vite quotidiane nel tempo del coronavirus, per condividerle sul sito associativo, invitando altri a partecipare ad un forum in cui le riflessioni che sgorgano dalla vita diventano patrimonio comune per la nostra formazione cristiana.

Abbiamo anche da far progredire un processo di rinnovo che dice una responsabilità che continua. Stiamo lavorando con il consiglio diocesano in attesa di notizie anche del Consiglio Nazionale per capire come muovere i prossimi passi per la conclusione dell’iter assembleare.

Stiamo uniti nell’amicizia e nella preghiera per i nostri medici, infermieri e operatori sanitari (associativi e non) che stanno lavorando senza sosta, e per tutti i malati, soprattutto quelli in rianimazione, perché attraversino con forza questa esperienza e la superino.
Vi abbraccio tutti, tanto, nel modo virtuale che adesso ci è consentito.

Silvia Landra, presidente diocesana Azione Cattolica ambrosiana

In allegato la versione stampabile.

6 Commenti

  • Grazie presidente,
    Hai invitato ciascuno di noi raccontare la propria giornata “Coronavirusday” La mia inizia molto presto verso le cinque del mattino poiché a quell’ora ricevo la telefonata degli amici Masai Mkindi ( inTanzania) che si preoccupano della salute mia e di tutti gli amici. Mi sembra il modo migliore per iniziare le giornate in questo periodo di difficoltà… Ogni mattina non riesco a non commuovermi, pensando che noi siamo una preoccupazione per una popolazione che vive in savana senza luce e senza acqua (ed anche senza servizi igienici).
    Volevo far sapere a tutti che non siamo soli perché loro stanno pregando per noi.
    Il resto della giornata prosegue attraverso le lezioni online con i miei studenti, caffè con la vicina di casa anziana, correzione compiti ed esercizi dati agli studenti, Nel pomeriggio in caso di necessità esco per il supermercato o eventualmente per altri acquisti necessari.
    Ovviamente molto tempo anche passato al telefono con gli amici, letture varie, ed anche cercando di dare Un po’ di regole alla mia amica spirituale. Grazie ancora

  • Bella la tua lettera ai soci, Silvia. Ma la tua domanda di descrivere la propria giornata a prima vista è risultata, per me, un po’ imbarazzante. Sì, perché il passaggio dalla corsa allo stop ti crea un po’ di scompenso, quasi si fosse in sospeso e un po’ smarriti.
    Ripensando a cosa ho fatto in questi giorni devo dire che prima ho letto un po’ di più, poi ho camminato a passo lesto un po’ di più, qualche telefonata… mia moglie è persino riuscita a farmi pregare, un po’ di più; sono passato diverse volte in chiesa, con qualche nostalgia, incrociando un clochard con cui socializzo.
    Ma ho trovato una svolta della mia giornata quando ho capito e deciso di riordinare (!?) numerosi faldoni e di smaltire (!!!) cumuli di carte accumulatisi nel tempo sulla mia scrivania e sulla sedia che alloggia lì vicino. Ho infatti così riscoperto passaggi importanti della mia vita: i primi disegni dei miei figli ormai adulti, alcuni fra gli ultimi referti della mia mamma, un antico libretto con statuto dell’AC e la fotocopia dell’atto che avviava la Coop. In Dialogo, un appunto della ragazza che avevamo in affido, un paio di dediche significative su qualche libro, e poi bozze di documenti e articoli che oggi non si ‘materializzerebbero’ più grazie o a causa del web. Devo dirti anche che al tempo del virus ho trovato persino il web un po’ rinsavito: meno fakes e più riflessioni, meno battute ad effetto e più ricerca di contatti veri (come in parte può avvenire anche nel virtuale).
    Quindi niente sconforto ma fiducia e speranza, anche perché quando mi affaccio sul cortile di casa vedo che gli alberi hanno voglia di gemmare e i fiori di buttarsi fuori con i loro colori. La primavera sta arrivando e mi vien voglia di dire ‘andrà tutto bene!’. Buon lavoro Silvia. Grazie. A presto. PaoloD

  • Grazie Silvia della lettera e dell’invito a scrivere. Condivido tutto. Personalmente tengo viva la preghiera personale, la condivido con altri, leggo, vedo i video postati nel gruppo ac parrocchiale di Limbiate, di cui faccio parte…Ho letto anche l’articolo di Marta Valagussa nella rassegna stampa di oggi sulle domande da porsi. ottimo contributo per la riflessione, che estendo a tutti.

  • Da persona con molti anni sulle spalle, che ha attraversato altri momenti difficili (2^ guerra mondiale, altre epidemie…) riconosco che dopo le sciagure la tentazione di dimenticare è altissima, anzi è quasi una “terapia” per l’anima. Ma questa volta no, aiutiamoci l’un l’altro per non mettere in un cassetto i brutti ricordi… anche un episodio tristissimo ha lati positivi, come i quasi 8.000 medici che hanno risposto all’appello del Ministero che ne chiedeva 300! Ho letto questo episodio come una sorta di “lettera del Signore” a noi tutti, specialmente vecchi e più fragili, perché non scordassimo che il Signore è sempre – ripeto, sempre – con noi sue creature. “Anche se tua madre ti abbandonasse…” no, lui non ci abbandona. Preghiamo come sappiamo, perché il Signore ci dona un supplemento di fede, sicuramente. E non guarda alle “belle formule”, ma al cuore. È così, carissima Silvia!

  • Ormai sono quasi 50 giorni che vivo lavorando da casa in modalità smart – working. Debbo dire che se da un lato ho perso il contatto diretto con i colleghi di lavoro ( ora li vedo solo in video – chat) all’ altra parte ho guadagnato 2 ore al giorno di spostamento sui mezzi pubblici consentendomi una sveglia posticipata e dei tempi, soprattutto al mattino, più rilassati e tranquilli. Quanto al lavoro, il tutto scorre normalmente in quanto una volta che accendo il pc è come se accedessi al computer dell’ufficio. Al posto di andare in mensa mangio con mia moglie che anche lei lavora da casa e insieme partecipiamo ai momenti proposti dalla parrocchia sul canale you tube. Il rapportarsi con le persone avviene tramite videochiamate, telefonate. Quando scendo nel giardino del condominio sento però l’aria più pulita e sento anche più silenzio. A volte mi sembra di essere in luoghi di ritiro o villeggiatura e invece sono a casa mia . Questo mi fa però dire una cosa: che il ritmo di vita di una città come Milano è spersonalizzante, frenetico e innaturale. E’ vero in una giornata abbiamo mille contatti ,ma con quanti di questi possiamo dire di avere un rapporto autentico e profondo . Siamo immersi in una moltitudine , ma forse talvolta ci sentiamo soli.
    E poi , quante persone , nella normalità della vita, sono sole. Almeno ora questa è la condizione di tutti e forse ci si interessa di più a questa condizione perché di tutti. Forse potrebbe essere una condizione privilegiata per comprendere meglio la solitudine di chi l’ha sempre vissuta ed essere più attenti gli uni verso gli altri.Vi è più tempo per il silenzio , per l’ascolto, per la preghiera. Può essere questo tempo un invito alle nostre comunità a strutturarsi più sull’attenzione vicendevole piuttosto che su progetti o iniziative di qualunque tipo. Un attenzione che deve sempre partire dalle persone più semplici, parlando un linguaggio semplice(ma non per questo sempliciotto) che sappia arrivare a tutti. A volte nelle nostre comunità per poter partecipare ad iniziative è quasi richiesto un livello culturale medio-superiore. Non che ragionamenti, approfondimenti analisi e formazione non siano necessarie , ma è importante riuscire ad aprire un canale di dialogo con tutti. E da ultimo voglio dire che questo “digiuno Eucaristico” può farci capire quanto importante e non scontato sia questo dono che magari alcuni riescono a vivere quotidianamente. Questo digiuno può essere addirittura provvidenziale per farci riscoprire la nostra fede e il nostro radicamento in Gesù ed essere ancora più capaci ad andare a ciò che è importante per davvero.

Scrivi un commento