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Sinodo dei giovani: Il cenacolo

Silhouette of a man with hands raised in the sunset concept for religion, worship, prayer and praise

E così, cammin facendo, o come preferisco dire “lasciandomi fare dal cammino”, è arrivato per me il quinto ed ultimo anno di Cenacolo. È una grazia e al tempo stesso una sfida cercare di condensare in poche righe questa esperienza unica e straordinaria per la mia vita. Provo a farlo riprendendo tre immagini con cui in altre occasioni ho parlato del Cenacolo a chi, con curiosità e stupore, voleva scoprire qualcosa di più…

Le “scarpe”, quelle comode, quelle che uso tutti i giorni…sì perché il Cenacolo è davvero quell’opportunità offerta alla vita quotidiana di incamminarsi a partire dalla scoperta che nasciamo indubbiamente amati, ma abbiamo bisogno costantemente di imparare ad amare. Il desiderio e la sete che vengono dal voler camminare non sono garanzia o tutela per le cadute, le intemperie, l’aridità di certi deserti…ma sono certamente un motore prezioso che si accende a volte anche dalla profondità di alcune ferite che, se lasciate abitare da Lui, si trasformano in feritoie da cui passa una luce nuova.

La “Parola”, non solo quella scritta ma anche quella fatta di carne da incontrare, accogliere e custodire è ciò che dà la misura di questo Amore da imparare, amore che non vuole possedere, che non vuole trattenere e che chiede di essere fedeli. Il cammino del Cenacolo aiuta davvero un giovane a rimettere al centro la Parola, meravigliandosi del fatto che prima di usare noi parole promettenti per la nostra vita, Qualcuno ha desiderato molto prima che fosse la nostra stessa vita ad essere una promessa, segno della sua alleanza senza fine tra la nostra e sua gioia, quella piena.

La “tavola” segno di tutti quei momenti fraterni nei quali con semplicità abbiamo condiviso pranzi e cene, spezzando a vicenda le nostre vite come segno di benedizione sulle strade dell’esodo di ciascuno.

Con gratitudine e gioia sto per finire questo cammino e mai come ora ritrovo vere le parole dell’antica benedizione rivolta ai pellegrini sulle strade di Santiago “Beato te pellegrino se ti accorgi che il vero viaggio inizia dove termina la strada”. Finisco, sì, ma per ricominciare, per custodire e condividere con chi ho accanto anzitutto uno stile che questo cammino mi ha consegnato, che poi è lo stile delle beatitudini, di chi prova ad amare ogni giorno come ha amato Gesù, oltre e attraverso la propria concreta scelta di vita, il proprio lavoro, i propri affetti, i propri desideri, le proprie fatiche e le proprie sconfitte.

Finisco, sì, ma rilancio con la speranza e il desidero che tanti altri giovani, come è accaduto a me in questi cinque anni, possano fare esperienza di questo volto bello di Chiesa, che accarezza, sostiene e accompagna dentro all’avventura unica di scoprire che la vocazione “è il progetto di Dio CON noi” (Dietrich Bonhoeffer), non per noi, non su di noi, ma CON noi.

 

Giulia Santagata

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