Consigli di lettura Editoriale

Sono andata a Londra, ma sono tornata – di Francesca Mapelli

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Alcuni mesi fa, proprio come avrete intuito dal titolo, sono partita per Londra, per trascorrere alcuni mesi come “visiting researcher” presso una università inglese, e qualche settimana fa sono rientrata in Italia. Quando mi è stato chiesto di raccontare la mia esperienza a Londra, subito tanti ricordi ed emozioni mi sono tornati alla mente. E’ stata infatti una esperienza ricchissima, di nuove scoperte e di incontri con persone provenienti da tutto il mondo.

Se penso a Londra infatti non posso che pensare in primo luogo al suo essere una città davvero cosmopolita, dove uomini e donne provenienti da tutto il mondo vivono insieme, mescolando le proprie culture e tradizioni e dove ciascuno può trovare il proprio posto, a dispetto di ciò che gli atti terroristici cercano di farci credere. Inoltre, una caratteristica di Londra che mi ha molto impressionato è l’energia che vi si respira in ogni momento. E’ una città sempre viva, ci sono infiniti luoghi da visitare, gusti particolari da provare nei ristoranti provenienti da tutto il mondo, e inaspettate bellezze da scoprire negli enormi e numerosi musei della città.

In tanti mi hanno chiesto come è vista la questione “Brexit” a Londra. Su questo posso dire di essermi trovata in una situazione in qualche modo privilegiata, perché l’ambiente che ho maggiormente conosciuto e frequentato è stato quello universitario e quindi un ambiente aperto ed internazionale. Di sicuro quello che ho visto è che, a di là delle campagne spesso demagogiche e di breve orizzonte che hanno portato il Regno Unito all’uscita dall’Unione Europea, tante persone sentono la preoccupazione di un futuro quanto mai incerto. Da un lato, vi è la paura che l’economia inglese risenta di questa scelta, forse non nell’immediato ma molto probabilmente nei prossimi anni (e questo sarà ancora più vero per le cittadine al di fuori di Londra), dall’altro vi è anche la preoccupazione dei tantissimi europei che vivono lì di doversi sottoporre a lunghe procedure burocratiche per ottenere un visto. Ancora più grande poi è la paura di coloro che vivono lì ormai da tanti anni di non sentirsi più accolti al 100% in un luogo che si è imparato a conoscere come la propria casa. Nonostante questo però la sensazione che ho percepito è che i cittadini di Londra abbiano il desiderio di rimanere una città internazionale e piena di vita, pronti ad accogliere ancora uomini e donne proveniente da ogni parte del mondo.

Forse proprio per questo, quando sono tornata in Italia, in tanti si sono stupiti del fatto che io non fossi rimasta a Londra più a lungo, o addirittura per sempre. A questo riguardo, al di là delle tempistiche concordate con l’università inglese, posso dire che l’esperienza a Londra è stata sì estremamente arricchente per me, ma mi ha anche dato modo di capire la bellezza delle relazioni che avevo costruito in Italia, negli anni trascorsi qui, anche grazie alla nostra AC. Inoltre, anche la mia fede che è cresciuta in me, ancora una volta, grazie alle relazioni intessute anche e soprattutto in AC negli anni passati, e sentivo che a Londra mancava qualcosa, mancava la vicinanza di quelle persone con le quali ho condiviso una parte importante del mio percorso di crescita umana e spirituale.

Per concludere, quello che posso dire è che l’esperienza dei mesi trascorsi a Londra mi lascerà per sempre un grande senso di energia che forse nasce proprio dalla ricchezza del “melting pot” di culture diverse che anima la città, ma che anche la bellezza delle relazioni “di casa” è qualcosa di fondamentale per me. Quindi, dato la facilità di spostarsi, per lavoro o per studio, che noi giovani di oggi abbiamo, credo che una esperienza in un altro Paese possa essere per tutti una opportunità di grande ricchezza, per la propria crescita personale ma anche per la propria fede.

Francesca Mapelli

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