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Stefano Zucchetti – Lezione dalla pandemia? Un freno alla frenesia

Fototessera

Lezione dalla pandemia? Un freno alla frenesia

La pandemia di Covid-19, lungi dall’essere terminata, si è però sicuramente attenuata, perlomeno nella nostra Europa occidentale. Anche se permangono differenze tra Paesi e, al loro interno, tra regioni – la Lombardia rispetto al resto d’Italia ne è un esempio – stiamo tornando gradualmente e con le dovute precauzioni alle abitudini e agli impegni quotidiani.

Inserendomi tra le innumerevoli riflessioni sull’argomento che, a vari livelli e da punti di vista differenti, ci sono state offerte, vorrei provare a tratteggiare alcune opportunità che la situazione anomala che abbiamo vissuto per alcuni mesi ci può riservare.

I numerosi lutti che ci hanno colpito, la solitudine sperimentata da tante persone durante il lockdown, i drammi della disoccupazione e della povertà che la crisi economica ha amplificato non possono essere trascurati, anzi suscitano interrogativi profondi e necessitano di risposte urgenti. Da credenti però non possiamo dimenticare le parole di San Paolo, che, parlando ai cristiani di Roma, osa affermare: “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28).

Ecco allora, per brevi cenni, alcune occasioni che ritengo ci siano offerte per la nostra vita e per le nostre relazioni:

  • La riscoperta del valore dell’incontro. Abbiamo ripreso ad incontrarci dopo mesi di videochiamate e contatti da remoto, con prudenza e in forme più ristrette; essenzializzare gli incontri, nei tempi e nelle modalità, ci consente però di restituire ad ognuno di essi il giusto valore e di ridare smalto alle relazioni qualora siano diventate frettolose o routinarie.
  • Un freno alla frenesia. Per molti il rallentamento dei tempi di vita e l’impossibilità di svolgere diverse attività ha consentito di avere tempo per ragionare, riflettere e, perché no, pregare. Mi pare un contributo importante, benché intangibile, in una società troppo incentrata sul fare e nella quale a volte la banalità prevale sull’argomentazione ragionata.
  • Una rinnovata attenzione al bene comune. Abbiamo assistito ad un’ingente mobilitazione per raccogliere fondi a sostegno della ricerca medica. Sono anche nate nuove forme di solidarietà per aiutare chi è stato colpito dalla disoccupazione e dalla povertà (cito in Diocesi il Fondo San Giuseppe e numerose iniziative straordinarie delle Caritas territoriali). È fondamentale che queste sensibilità non svaniscano di pari passo con la pandemia; sono troppe le disuguaglianze nel mondo e necessitano l’impegno di tutti gli uomini di buona volontà.
  • Un nuovo bilanciamento lavoro-famiglia. Lo smart-working, esteso a macchia d’olio negli scorsi mesi, in molti casi ha consentito di migliorare la conciliazione dei tempi del lavoro con i tempi della famiglia ed è stato uno strumento imprescindibile per far fronte alla chiusura delle scuole e all’implementazione della didattica a distanza. È auspicabile che questa sperimentazione diventi normalità per restituire tempo e qualità alle relazioni familiari.
  • La riscoperta del significato dell’Eucarestia domenicale comunitaria. Dopo mesi di celebrazioni seguite in televisione – Triduo Pasquale compreso – iniziamo a rivivere la dimensione comunitaria della Messa domenicale e la possibilità dell’incontro con il Signore nel pane Eucaristico. Le precauzioni sanitarie fanno sì che la partecipazione alla Messa non possa più essere una routine ma diventi una scelta consapevole; credo che abbiamo bisogno di verificarci periodicamente su questo punto, se è vero che la missione nasce dall’Eucarestia.

Sono queste, a mio parere, eredità preziose che ci vengono da questo tempo di prova. L’auspicio è che in tanti le possiamo custodire.

Stefano Zucchetti

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