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Tempo di Film: tempo prezioso per coltivare la propria interiorità

cineforum

Spunti di riflessione educativa dal gruppo pedagogico
in questo tempo di quarantena e tre film per tutti i tipi di famiglia

 È in questo tempo così particolare per tutti noi e dopo essere stati sollecitati da diversi sacerdoti e genitori, che come gruppo pedagogico abbiamo deciso di mettere in circolo le nostre competenze e le nostre passioni e offrire in maniera molto semplice e fruibile alcuni percorsi di riflessione attraverso il cinema. La visione in famiglia di diverse pellicole selezionate, possono aiutare a scoprire e coltivare alcuni aspetti della propria interiorità e spiritualità sia degli adulti che dei ragazzi e soprattutto riscoprire spunti importanti di educazione alla fede.

Reputiamo che l’immagine e il suo impatto visivo abbiano una potenza senza precedenti e che il cinema sia uno scrigno prezioso per ricercare nuovi significati su di sé, sugli altri, sul mondo e su Dio; ma soprattutto crediamo che il cinema possa dire qualcosa di essenziale sul tempo che stiamo attraversando!

 Cinema come specchio

Privilegiamo dunque il cinema poiché lo reputiamo un vero e proprio specchio della realtà che ci circonda e della realtà di ciascun essere umano. Sullo schermo infatti cogliamo in fondo “nient’altro che i segreti “geroglifici” dell’agire umano, quelli a cui non badiamo nella quotidianità ma che un film è in grado di rendere evidenti” (Cappa & Macino, 2005, p. 115). Se il film è uno specchio bisogna anche assumerlo come specchio di una complessità talvolta difficilmente esplicabile: è uno specchio di problemi, più che di soluzioni. E qualche volta bisogna arrendersi di fronte al reale che si “specchia” sullo schermo.

Il cinema ha l’eccezionale capacità di parlare di noi, delle nostre storie, della nostra attività, delle nostre esperienze e delle disposizioni d’animo che le accompagnano. Vanna Iori in uno dei suoi numerosi studi sulle emozioni, utilizza proprio il mezzo filmico per andare ad analizzarne le più intime e segrete sfaccettature. In Guardiamoci in un film (2011) afferma di privilegiare l’utilizzo dei film poiché in esso ci osserviamo in modo diretto, senza possibilità di sfuggire, attraverso lo sguardo della macchina da presa, sapientemente guidate a rappresentare quella sfumatura dell’anima che abbiamo provato. L’immedesimazione mediata dallo schermo che, mentre proietta e amplifica, ha anche la funzione di proteggere e separare, appunto “schermare”, da un’esperienza irreale eppure profondamente coinvolgente.

Nel processo di visione, non ci limitiamo a “rispecchiarci” nelle scene che ci riproducono, poiché quelle rappresentazioni rimbalzano su di noi e si incrociano con le raffigurazioni di noi stessi, e si riflettono su di esse. Il film ci restituisce così noi stessi ma anche in qualche modo le copie di noi stessi.

Il pendolo della distanza emotiva è la magia del film che ci fa dimenticare di essere lì, nella sala buia, con altre persone estranee, e compiere, quando la potenza di immedesimazione grande, un’importante viaggio nell’intimità del nostro mondo. E anche nel salotto di casa è possibile rivivere questo spazio-tempo, al riparo dalle incombenze quotidiane, per immergersi nei flussi dell’anima. Guardare un film e guardarci in un film rimane uno dei rari momenti di tempo silenzioso nella rumorosa babele del tempo pubblico (Iori, 2011, p.16)

Comprendiamo dunque come il film sia uno straordinario mezzo capace di raffigurare le esperienze vissute significative e universali, comunicabili e condivisibili sulla base della comune appartenenza al medesimo mondo dell’umano, dove il riso e il pianto condivisi sorgono dalle nostre esperienze comuni, a livello profondo. Per questo motivo il film è un efficace strumento di riflessione pedagogica ed educativa.

In definitiva il cinema è uno specchio poiché nel “guardare un film noi guardiamo sempre il mondo e noi stessi nel nostro essere-nel-mondo” (ivi, p.18). Lo sguardo verso il film che “ci guarda” mentre lo guardiamo, contiene un potenziale richiamo alla coscienza, e ci fa scoprire significati esistenziali nuovi, anche dolorosi e magari pericolosi, ma lo fa “tenendoci al riparo”, nella zona franca della poltrona, dove gli spettatori possono identificarsi con i personaggi e immedesimarsi nei loro vissuti, senza perdere tuttavia una retrocoscienza di sollievo poiché non sono loro a vivere quella disavventura magari dolorosa e, alla fine, si accendono le luci della sala, le quali li accompagnano di nuovo nella vita reale.

 Vi proponiamo dunque una tavolozza di colori da cui attingere quanto e come ritenete più opportuno: non è certamente un compito o un obbligo, ma semplicemente una possibilità per coltivare la propria e altrui interiorità!

1- Per nutrire la fiducia in sè e nella vita – “Il ragazzo che catturò il vento”il-ragazzo-che-catturo-il-vento_80200047

2- L’invisibile è essenziale – “Ortone e il mondo dei Chi”imm

3- Per rivedere il senso religioso – “Io c’è”locandina

Detto questo, mettetevi comodi e…buona visione!

Marta Zambon, Gruppo Pedagogico Azione Cattolica Milano

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