Consigli di lettura Editoriale

Un segnale di speranza dal mondo giovanile – di Alberto Ratti

Multi-ethnic group of young people on a rooftop party

Quanto valgono i giovani italiani? Il mondo del lavoro li valorizza oppure no? Quali sono i valori trasmessi dalle generazioni precedenti e come vengono considerati e rielaborati dai giovani di oggi?

Queste sono solo alcune delle domande a cui prova a rispondere il Rapporto Giovani 2018 dell’Istituto Toniolo, giunto ormai alla sua quinta edizione.

La ricerca condotta dall’Osservatorio Giovani del Toniolo continua ad essere il principale riferimento empirico sul mondo giovanile nel panorama nazionale.

Dall’analisi compiuta emerge come vi siano ancora elementi di rassegnazione, disillusione e perdita di speranza, sostenuti da una situazione generale del Paese che stenta a migliorare, e nello stesso tempo segnali di ripresa e di speranza.

Colpisce, infatti, rispetto alle precedenti edizioni, come il 73,8% degli intervistati ritenga ancora possibile impegnarsi in prima persona nella società, rimboccandosi le maniche e mettendo da parte le avversità e le situazioni difficili. Il 67,7% degli intervistati, inoltre, è predisposto al cambiamento.

Il Rapporto 2018 accende i riflettori sugli “snodi principali della transizione alla vita adulta: il lavoro, l’autonomia e le scelte di vita a partire dalla scuola e dalla formazione”.

Il filo conduttore di questa nuova edizione sono, quindi, i valori, nella loro accezione più ampia: quelli in salute e quelli declinanti; i sistemi formativi e di orientamento; l’importanza delle soft skills; la domanda di rappresentanza e orientamento politico; la vita nella rete, i disvalori dell’hate speech e della violenza verbale; l’immigrazione e il multiculturalismo; la coppia e la genitorialità; la fede e la religione.

Il tema dell’immigrazione mostra come da parte delle giovani generazioni vi sia “una preoccupazione generale sull’impatto dei cambiamenti demografici, sociali e tecnologici rispetto alle opportunità di lavoro”. I cambiamenti in atto sono visti con timore e questo porta i giovani verso posizioni difensive.

Emerge, poi, un piccolo riavvicinamento alla politica: il 35,1% del totale ha espresso vicinanza forte e convinta per almeno un partito politico, così come 24,2% mostra interesse per le forze politiche. Coloro che si ritengono totalmente estranei all’offerta politica oggi in campo sono il 40,7%. Interessante, come si diceva all’inizio, il dato molto incoraggiante riguardo la volontà ad impegnarsi in prima persona per migliorare e far funzionare meglio le cose in Italia.

Il lavoro è ancora visto con forte preoccupazione e il 27% dei giovani italiani non ha alcuna idea rispetto a un possibile percorso professionale.

Infine, confermata ancora una volta la distanza dai giovani dalle esperienze religiose: ci troviamo ancora di fronte ad una spiritualità molto “fai da te”, individuale e che mira soltanto alla ricerca di benessere personale e di equilibrio interiore. Grande lontananza da vissuti di tipo comunitario e “l’oggettività di un’esperienza religiosa, che fa i conti con regole, gerarchie e riti viene rifiutata”. Per quanto riguarda la frequenza ai riti e alle pratiche religiose, si conferma un distacco accentuato: “coloro che dichiarano di frequentare la Chiesa una volta a settimana sono l’11,7%. Il 53,8% è costituito da frequentatori occasionali: il 20,2% partecipa a una funzione religiosa qualche volta l’anno oppure in particolari circostanze. Il 25,1% non partecipa mai”.

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