Giovani Giovani

Vangelo del Giorno – Lunedì

ascolto parola

LUNEDì 20 NOVEMBRE
Vangelo del giorno Mt. 11, 16-24
Ora a chi paragonerò questa generazione? È simile a bambini seduti nelle piazze, che si rimproverano a vicenda, dicendo: Vi suonammo il flauto e non danzaste; facemmo il lamento e non faceste lutto. Venne infatti Giovanni, né mangiando né bevendo, e dicono: Ha il demonio! Venne il Figlio dell’Uomo, mangiando e bevendo, e dicono: ecco un uomo mangione e beone, amico di pubblicani e di peccatori! Ma fu giustificata la sapienza dalle sue opere. Allora cominciò a insultare le città nelle quali era avvenuto il maggior numero dei suoi miracoli, poiché non si erano convertite: Guai a te, Corasim, guai a te Betsaida! Poiché se in Tiro e Sidone fossero avvenuti i miracoli avvenuti tra di voi, da tempo, in sacco e cenere, si sarebbero convertite. Ebbene io vi dico, per Tiro e Sidone sarà più accettabile nel giorno del giudizio che per voi. E tu, Cafarnao, fino al cielo sarai elevata? Nell’Ade sprofonderai! Poiché se in Sodoma fossero avvenuti i miracoli avvenuti in te, sarebbe rimasta fino ad oggi! Ebbene io vi dico che per la terra di Sodoma sarà più accettabile nel giorno del giudizio che per te.

Commento
Oggi siamo di fronte ad un Gesù che perde le staffe. È arrabbiato. Arrabbiatissimo. In realtà il brano inizia a metà della vicenda. Sta già insultando la folla, la stessa che era andata nel deserto per vedere Giovanni e farsi battezzare. E che comunque non crede. Gli urla “Ma cosa siete andati a vedere nel deserto?”. È infuriato perché non credevano ad un Dio che non rispettasse i loro canoni, ad un Dio troppo poco pio, perché mangiava e beveva con i peccatori. E poi ormai è un po’ di tempo che gira per le città guarendo, parlando alle persone, perdonando. Ma niente. Duri di cuore. Gesù se la prende con l’incredulità senza fine dell’Uomo e con la sua arroganza nel dare la propria forma a Dio, quando Dio una propria forma ce l’ha già. Ogni tanto si sente qualcuno che dice “eh era facile per i discepoli, lo vedevano”. Ma siamo sicuri che se Gesù attraversasse oggi le nostre città noi gli crederemmo? Se per tre anni girasse tra Milano, l’hinterland, la Brianza, il comasco, la Valtellina, poi la Bassa e il varesotto. Ma noi, gli crederemmo? O saremmo anche noi come quella generazione? Probabilmente dovremmo riconoscere che in questa incredulità ci siamo dentro tutti. Chi più chi meno. Non i lontani. Non chi era rimasto nelle città, ma chi era andato fino nel deserto e che lo aveva visto e toccato. Noi, insomma, noi degli oratori, noi della messa la domenica mattina e della Regola di Vita. E allora oggi Gesù chiama in causa la nostra responsabilità sia come singoli, sia come generazione. Ci chiede occhi e cuore nuovi per riconoscere la vera forma di Dio, non quella che noi vorremmo che Lui avesse. Ci chiede coraggio e profondità. Ci chiede di essere responsabili in questa società in quanto credenti. Sembra chiederci “ma tu mi riconosceresti se io passassi ora o mi daresti del beone perché vorresti che in fondo Dio fosse come te?”

Domande
– Quali i sono degli atteggiamenti in cui riconosco in me questa tendenza a voler ingabbiare l’immagine di Dio?
– Cosa viene chiesto alla nostra generazione in qualità di credenti?

Preghiera
“Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!”

ADORO IL LUNEDI’

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