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Viaggio in Friuli e Slovenia: Anche gli alberi possono parlare!

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1915-18 …1976 …OGGI,  anche gli alberi possono parlare!

L’impegno di scrivere qualche riga per condividere le emozioni del viaggio in Friuli – Slovenia compiuto quest’estate con l’Azione Cattolica Adulti di Milano, mi ha costretto a fermarmi, al rientro, per riordinare i ricordi della mente e del cuore.
Poi, come spesso mi capita, ho scelto un’immagine, un simbolo, che mi aiuti a sintetizzare ed esprimere i desideri di pace sorti in me in questo cammino.
Ho scelto l’immagine del monte San Michele del Carso; deserto monte san Michelelo abbiamo visto deserto e arido per le bombe e i gas tossici utilizzati, nelle foto del 1916 – dove solo “l’albero isolato” che ispirò il poeta Ungaretti, “resisteva” – e lo abbiamo ripercorso in questi giorni, camminando nel bosco che oggi ricopre, e quasi nasconde, le trincee della guerra.

Ho scelto questa immagine perché dice la possibilità della rinascita, forte nella natura, ma con la grazia di Dio, non impossibile all’uomo. In questo cammino non dimentichiamo, intitolato: “Itinerari di Pace” ,dall’atroce brutalità della guerra che trascina l’uomo nel baratro dell’odio e della disumanità,- grigiore ben colto nei musei della guerra e nella sosta alle foibe di Basovizza che degli errori della guerra è segno e proseguo – siamo stati desiderosi e riconoscenti di cogliere alcuni preziosi segnali di pace, quasi fragili fiori o fili d’erba nel deserto arido e roccioso del carso.
Gesti di umanità, da quelli più noti:
– le tregue di guerra nel giorno di Natale,
– le cure della croce rossa ai feriti di tutti gli schieramenti, a quelli più nascosti o spontanei:
– i fiori essicati e spediti dal fronte alla donna amata,
– il valororso servizio delle donne portantine che attraversavano il fronte per portare viveri e soccorsi ai soldati,
– il silenzio e l’applauso riconoscente dal fronte nemico al suono del violinista italiano….
E così anche a me è parso un piccolo seme di pace poter fermarmi e pregare sulla tomba dei soldati austriaci
morti nei giorni in cui anche la mia famiglia piangeva un giovane figlio ora sepolto, chissà dove, in uno dei tanti
cimiteri di un territorio straniero.

“Su queste cime Italiani e ungheresi combattendo da prodi si affratellarono nella morte”
È scritto su una lapide posta sulla cima del monte San Michele; ma non basta!
Vivere da fratelli è il disegno di Dio!Ungaretti

Conoscere una guerra “scappata di mano”, che ha travolto milioni di persone inconsapevoli seminando dolore e odio e ponendo nella vendetta la base per altre disumane tragedie (foibe), mi ha portato a riflettere anche per l’oggi sull’importanza e la responsabilità di prevenire tensioni politiche e di ponderare azioni e proclami che potrebbero ancora generare dinamiche distruttive incontrollabili.

Il nostro itinerario non ha toccato solo luoghi di guerra, ricordo tra le altre l’emozione della frontiera di Nova Gorica, dove nel 2004 è crollato l’ultimo muro in Europa, antiche città d’arte, grotte e laghi incantevoli raggiunti percorrendo chilometri in un ordinato e verde paesaggio Sloveno.
Ho costatato a malincuore il netto contrasto con le strade seminate di sacchetti d’immondizia che subito si notano al passaggio del confine in Italia. Così, mentre osservo questo contrasto, le parole: “Territori”, “Terra”, “gas tossici”, “albero isolato”, “zona A”, “zona B”, “rinascita del bosco”…. si sono legate e affiancate in me ai ricordi di una storia più recente che dice il pericolo dell’incuria e dell’inquinamento.zona A

Nasce da qui il desiderio di un rinnovato impegno di cura per “la nostra terra”, come segno di pace.
Un modo per dire, contro il beffardo motto di guerra: “A me che importa?”, un piccolo e concreto: “A me importa!”

Emilia Ghilardi

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