Consigli di lettura Editoriale

Voce di festa – A tu per tu con Luca Diliberto

luca diliberto

Voce di festa è la nuova raccolta di canti pubblicata da Indialogo e promossa dall’Azione Cattolica ambrosiana.
Si tratta di 14 proposte con testi ideati e musicati da giovani autori che per la prima volta si affacciano al panorama artistico ecclesiale e da altri già noti per i propri canti, come Claudio Burgio, Giancarlo Boretti e Luca Diliberto.

Incontriamo proprio Luca Diliberto che ci racconta la progettazione e la realizzazione di questo lavoro.

Come è nata l’idea di realizzare nuovi canti per la liturgia?

Scrivendo ed occupandomi di canti da più di trent’anni, pensavo di aver raggiunto un tempo nel quale questo lavoro sarebbe toccato ad altri; invece, con mia sorpresa, la presidenza dell’Azione cattolica mi ha cercato e mi ha spinto, circa un anno e mezzo fa, a progettare un’articolata proposta di nuove composizioni, per ravvivare le liturgie e gli incontri.
Sono stato molto felice di questo invito, perché l’Ac diocesana ha alle sue spalle una storia piuttosto lunga e significativa in questo campo, che ha intrecciato e valorizzato produzioni di autori a mio parere rilevanti, da Sequeri a Varnavà, da Meregalli a Carenini a Di Mauro; con loro, e con molti altri ho lavorato ed ho imparato moltissimo; mi sembrava così di avere ancora qualcosa da dire.
Particolarmente stimolante è stata l’idea di costruire la raccolta a partire dai verbi consegnati all’Azione cattolica italiana da papa Francesco, nell’incontro del maggio 2014: Rimanere – Andare – Gioire.
È stata una bella sfida dare corpo a queste intuizioni spirituali e contemporaneamente scrivere e raccogliere materiali che potessero servire alle liturgie concrete, alle occasioni dell’anno liturgico, secondo la particolare accentuazione che è data dal cammino laicale nel servizio alla Chiesa ed al mondo.

Che cosa, secondo te, mancava nelle raccolte di canti usate fino a oggi?

Non mi permetto mai di dare giudizi sul lavoro degli altri, soprattutto in questo campo; nell’ambito di cui mi occupo – il canto per le liturgie – c’è infatti troppo spesso la tentazione di bollare come brutte o inadeguate proposte non sintoniche con la propria, magari senza esplicitare i propri criteri di valore. Invece, proprio perché al servizio di una comunità viva, ogni canto può avere un suo senso e una sua giustificazione.
So da quali motivazioni è germinata Voce di festa; la più importante ci è stata consegnata proprio da papa Francesco quando, sempre nello stesso incontro del 2014, ci ha invitato a “cantare la fede”. Ecco, questi quattordici canti sono un tentativo di dar voce ad una fede situata: la nostra, quella dei nostri gruppi, di adulti e di giovani, di questa diocesi, di laici che cercano di essere e costruire comunità credenti.
Per questo, vi è stata una grande attenzione alla stesura dei testi, con riferimento spesso esplicito alla Scrittura.
Poi c’è l’aspetto musicale, cui ha dato un apporto fondamentale, come riflessione e come scelte, il mio primo collaboratore, Roberto Arzuffi; si è cercato, sia nelle armonizzazioni vocali (lo si vede dagli spartiti, inseriti nel cd) che attraverso gli arrangiamenti strumentali (con strumenti tutti veri!), di non rincorrere la musica sacra – che è comunque patrimonio importante per tutte le comunità – e neppure seguire le mode correnti.
Anche per la musica è stato necessario cercare un linguaggio in parte nuovo, rispettoso dell’oggetto che andavamo a sviluppare, ovvero la narrazione della nostra fede e l’invocazione a Dio.
È una scommessa da far tremare i polsi, ma spero che in tanti si ritrovino dentro queste nostre scelte di sperimentazione.

Qual è il tuo desiderio per questa nuova raccolta di canti?

Certamente, spero che tutti i canti possano rappresentare per chi li usa un modo adeguato di esprimere un vissuto complesso, che si trova sempre in bilico tra dato oggettivo ed esperienza personale.
I canti non possono essere un trattato di teologia e neppure racconto esperienziale dei singoli: proprio perché destinati in prima istanza ad un contesto celebrativo, occorre dar voce ad un’assemblea che si raduna, ad un noi che è fatto di tanti volti, di tante storie.
Nessuno deve prevalere, tutti devono sentirsi accolti. Mi auguro che vi siano assemblee che giungano a far proprie le accentuazioni testuali e musicali di cui si compongono questi brani, che le aiutino a dire Dio e dire a Dio ciò che più sentono importante.
Inoltre, la proposta su cd e nel libretto vorrebbe far sì che questi canti accompagnino anche la vita dei singoli, nella ferialità e nella complessità dell’esistenza credente.

Quali sono i prossimi passi da fare, secondo te, per rendere più efficaci le liturgie, soprattutto quelle domenicali?

Sento sempre più necessaria l’urgenza di una animazione che parta dalle comunità che si radunano e non da criteri troppo astratti e lontani.
L’assemblea, quella specifica assemblea di cui siamo a servizio ogni domenica, ci obbliga ad essere seri.
La serietà significa, ad esempio, che gesti e scelte siano veramente il frutto di un discernimento comunitario rispettoso del contesto e della vita di chi, ancora, vuol radunarsi attorno all’altare del Signore.
Più concretamente, trovo importantissima la cura nella proclamazione delle letture e, per i canti, la riflessione su quelli che maggiormente possono aiutare alla comunione nella preghiera. Perché, davvero, quell’assemblea sia finalmente un’unica “voce di festa”.

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