Consigli di lettura Editoriale

Voglio confrontarmi con le parole del Papa…

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Roberta Osculati, consigliere comunale del Comune di Milano rilegge il Messaggio per la giornata mondiale della Pace

Sono passati diversi giorni dalla diramazione del Messaggio per la Giornata mondiale della Pace pronunciato da papa Francesco, tuttavia può essere utile leggere ancora quelle parole con calma, dopo che i riflettori ne hanno messo in evidenza la portata dirompente e intransigente per chi ha una responsabilità politica, legando inevitabilmente la pace con la buona politica, e sottolineando che «quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione».

Voglio confrontarmi con le parole del Papa partendo dalla fine, da quel paragrafo che descrive la pace come «un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani» e che individua gli ingredienti per costruire un progetto di pace in tre dimensioni che legano strettamente la dimensione interiore e la dimensione comunitaria di quella pace che è innanzitutto conversione del cuore e dell’anima.

La pace con sé stessi è la prima attenzione da salvaguardare e richiede un po’ di amor proprio: non è un’azione, ma uno stato d’animo che permette di star bene con sé stessi. Intransigenza, collera e impazienza sono le sue nemiche e, creando scompiglio interiore, annullano quella pace che si vorrebbe tuttavia trasmettere e costruire. La pace con sé stessi è importante per relazionarsi in modo equilibrato con gli altri: c’è da domandarsi se tante forme di cattiveria e intransigenza sociale e politica non siano proprio la manifestazione esteriore di un malessere e di una insoddisfazione con sé stessi e con la propria dimensione più intima.

La pace con l’altro è la manifestazione più prossima della pace interiore e arriva innanzitutto a chi ci è più vicino: il familiare, il vicino di casa, l’amico, il collega… fino ad allargarsi al povero, allo straniero, a chi soffre… La pace con l’altro rispetta e promuove i diritti umani fondamentali, che sono anche doveri reciproci. Quando incontra l’estraneo, la pace non ha paura, sa di non aver nulla da perdere con l’incontro e l’accoglienza, tesse legami di fiducia tra le generazioni, trasforma chi la vive in un “artigiano della pace”.

Infine, la pace con il creato è amore per quella “casa comune” che è il mondo, è rispetto per il futuro della vita e del pianeta, da proteggere e salvaguardare, all’interno del quale lavorare per garantire un futuro degno e giusto a tutte le generazioni.

Se manca uno di questi tre ingredienti, vacilla il progetto di pace. Dobbiamo lavorare e vigilare affinché ciascuno coltivi sogni e impegni concreti su ciascuno di questi versanti per ricomporre insieme quella dimensione comunitaria che faccia sentire ciascuno dono, promessa di bene e di pace per gli gli altri.

Roberta Osculati
Consigliere comunale del Comune di Milano

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