Editoriale

Alberto Ratti – Tocca a noi ricostruire una società più umana

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Commento al Discorso alla Città dell’Arcivescovo Mario Delpini, tenuto il 4 Dicembre 2020 presso la Basilica di S. Ambrogio.

Invita a rimboccarsi le maniche e ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alla pandemia e alla «ricostruzione» che attende ciascuno nei prossimi mesi, l’Arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini nel tradizionale «Discorso alla Città», che anticipa la festività di Sant’Ambrogio, il patrono della Diocesi ambrosiana.

Il discorso di quest’anno ha un titolo che è anche uno sprone forte e deciso a non rimanere passividelpini Guarda al futuro il vescovo di Milano e lo fa con la consapevolezza di quanto sia duro e difficile il tempo presente segnato dal Covid-19, ma con nel cuore la speranza che tutto abbia un senso e la consapevolezza che è giunto il momento di investire sul futuro per ridare fiato a un territorio provato dalla crisi e da mesi di distanziamento fisico e di misure restrittive.

Doveroso, all’inizio del testo, il ringraziamento per tutti coloro che senza grandi proclami stanno letteralmente mandando avanti la società e le sue Istituzioni:

«Vorrei riconoscermi nel popolo delle donne e degli uomini di buona volontà, di quelli che sono rimasti al loro posto, che hanno sentito in questo momento la responsabilità di far fronte comune, di moltiplicare l’impegno. Trovo pertanto giusto fare l’elogio di quelli che rimangono al loro posto: grazie a loro la città funziona anche sotto la pressione della pandemia».

La normalità alla quale tutti vogliono tornare, però, non potrà essere quello che ci siamo lasciati alle spalle; deve essere chiaro che non c’era nessuna normalità o giustizia in un mondo e in una società basati sull’individualismo, sul profitto, sul consumo scriteriato del suolo e delle risorse naturali, sulla produzione forsennata e bulimica di beni materiali, su disuguaglianze sociali accentuate, su sistemi fiscali e sanitari iniqui, su furbizia e pressapochismo, su una convivenza sociale a vantaggio dei più ricchi e fortunati, dove lo scarto e l’intolleranza, la chiusura e il nazionalismo la facevano da padroni. I laici dell’Azione Cattolica ambrosiana hanno sentito riecheggiare nel discorso dell’Arcivescovo le parole che hanno accompagnato l’associazione lungo tutti i mesi del lockdown: «dall’io al noi», da uno solo a molti, da essere soli a essere insieme.

Ddiscorsoallacittaelpini ha sottolineato che «si deve dire che nei mesi della pandemia è risultata evidente la parzialità di quelle analisi che conducevano alla tirannide universale dell’“io”. La vita ha potuto continuare perché la solidarietà si è rivelata più normale e abituale dell’egoismo, il senso del dovere si è rivelato più convincente del capriccio, la compassione si è rivelata più profondamente radicata dell’indifferenza».

Da dove ricominciare allora? Innanzitutto, dall’avere una visione, un progetto di lungo periodo, un’idea umanizzante che permetta di ricostruire su basi più fraterne e giuste una società frammentata ed egoista. Come è già accaduto in passato, in snodi ben più gravi e terribili della nostra storia,

«quello che può dare fondamento a una società, anche nel mutare dei suoi governi, quello che può dare motivazione a una economia, anche nelle diverse congiunture, quello che può mantenere l’identità di un popolo, anche nella molteplicità delle sue componenti, è la visione condivisa, una interpretazione pregiudiziale della storia, del presente, del futuro. In un certo senso è quel “sognare insieme” che rende partecipi di un pellegrinaggio convincente».

Diffidiamo quindi dalle facili scorciatoie, dal pensare che si possa tornare a vivere come se niente fosse accaduto e la pandemia globale fosse solo un brutto ricordo: tocca a noi assumerci il compito di cominciare, tocca a noi reagire e – come chiede Delpini – investire nella famiglia e nell’educazione. Ci vorrà tempo, perché i problemi sul tappeto sono molti, molte le distorsioni da correggere e il cambiamento è sempre un processo sociale, che riguarda e chiama in causa tutti, nessuno escluso. Tocca a noi, allora, «uomini e donne di buona volontà, chiamati ai percorsi lunghi della formazione, della riflessione, del dialogo costruttivo, della tessitura di alleanze convincenti», costruire alleanze e percorsi comuni: il tempo presente provoca in profondità la nostra responsabilità di laici cristiani, chiamandoci a un forte senso della storia e dei mutamenti – da comprendersi soprattutto per via culturale e scientifica – prospettando quegli interventi necessari a rendere più equa e umana la realtà in cui viviamo.

Alberto Ratti

Direttore di In Dialogo, membro del Centro Studi dell’Azione Cattolica Italiana

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