Editoriale Media

Don Stefano Guidi – L’oratorio resiliente

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Prendo in prestito all’amico Gianni Borsa, neo presidente diocesano di Azione Cattolica, queste tre domande particolarmente felici: quello che abbiamo sempre fatto dobbiamo continuare a farlo? Quello che stiamo facendo possiamo farlo meglio? Quello che non abbiamo mai fatto possiamo iniziare a farlo?

Sono domande che alimentano la nostra intelligenza educativa. Mentre prosegue il percorso diocesano di Oratorio2020 – arricchito in modo imprevedibile dall’esperienza della pandemia – queste tre domande ci possono aiutare a lavorare insieme, in modo concreto e profondo. Le suggerisco volentieri ad ogni oratorio, perché sono un buon carburante per procedere nel nostro cammino.

Mi sembra inoltre che queste domande riescono a disegnare i tratti di un oratorio resiliente.

Il concetto di resilienza è molto popolare in questi tempi. Esso indica la capacità di un corpo di assorbire un urto senza rompersi. All’oratorio resistente o inerte, preferisco senza dubbio l’oratorio resiliente.

L’oratorio resiliente è quello che non rinuncia mai al dialogo e all’incontro con le persone reali – in carne ed ossa – con cui ha la grazia di condividere questo tempo. L’esperienza dell’oratorio inizia quando ci si accorge dell’altro, quando gli si dà attenzione, quando ci si ferma a dialogare insieme – fosse anche da remoto o a distanza di sicurezza –, quando si offre ascolto. L’oratorio resiliente non pensa che i ragazzi, gli adolescenti e i giovani, siano destinatari passivi dei suoi progetti. Al contrario: il progetto dell’oratorio è l’amicizia. L’oratorio resiliente cerca l’amicizia dei ragazzi, senza pretendere di imporre sui ragazzi il proprio stampo. Lo diceva già Paolo VI, il grande Papa amico degli oratori: la Chiesa si fa colloquio (Ecclesiam Suam 67). Con chi dialoga l’oratorio? Con i ragazzi, con gli adolescenti e i giovani. Con i genitori e le famiglie. Con tutti coloro che si occupano della vita dei ragazzi. In una parola: con tutti, nessuno escluso. E dove dialoga l’oratorio? Da tanti anni l’oratorio si sta impegnando ad abitare altri cortili: le case dei ragazzi, la scuola che frequentano, i campi sportivi, le mille strade percorse … e oggi anche i cortili digitali. In una parola: dappertutto. Perché nessuno è estraneo al suo cuore (Paolo VI, Ecclesiam Suam 98).

L’oratorio resiliente vive il proprio tempo senza paura. Pericolosa quanto l’inerzia è la reazione ansiosa e scomposta. Il tempo di grandi prove e cambiamenti che stiamo tutti vivendo non va negato o rifiutato, e nemmeno subito. Va piuttosto capito e amato. Abbiamo bisogno di buone domande per interrogare i fatti che accadono e coglierne il senso, più che di ricette immediate per calmare le nostre ansie. In un tempo di trasformazioni frenetiche anche stare fermi può essere una virtù. Non sto suggerendo l’immobilismo, ma di custodire il punto fermo dell’oratorio: rimanere accanto ai ragazzi, sempre. E i ragazzi e gli adolescenti cosa possono trovare nell’oratorio resiliente? Una mano tesa. Un volto simpatico. L’offerta incondizionata di amicizia. Non una quantità esagerata di proposte. Ma qualcosa di più. Un luogo per accogliere, coltivare e donare amicizia e non per consumarla. A volte i ragazzi e anche gli adulti consumano l’oratorio, ma non lo vivono.

L’oratorio resiliente è amico della novità. Se potessi scegliere tra demolire il vecchio e costruire il nuovo sarebbe nel costruire il nuovo che vorrei impegnare le mie migliori energie. Tra le cose che inevitabilmente passano qualcosa di nuovo spunta. Qui ci serve il fiuto della Pasqua. Se abbiamo ancora qualche energia da spendere – e ne abbiamo non poche – uniamo le forze per dare spazio e ossigeno alla novità. Riprendiamoci la voglia di inventare, di sperimentare. La gioia di osare. Osare insieme. Chissà che questo tempo di prova e di crisi non ci faccia riscoprire poveri e creativi.

Don Stefano Guidi, Direttore Fom

[articolo apparso su “Il Gazzettino della Fom”, dicembre 2020, periodico della Fondazione diocesana per gli Oratori milanesi, e pubblicato in accordo con l’autore]

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