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Emilia Gaudio: una giovane rappresenterà l’AC alla beatificazione di Carlo Acutis

Emilia

Il 10 ottobre ad Assisi verrà beatificato Carlo Acutis, adolescente morto nel 2006 a soli 15 anni a causa di una leucemia fulminante che in vita mostrò un grande esempio di fede e di carità cristiana. Residente a Milano, Acutis proveniva da una famiglia più che benestante, e già da bambino scoprì quanta importanza avesse per lui l’eucaristia, con le sue parole «la mia autostrada per il cielo». Molto devoto alla Madonna e a san Francesco d’Assisi – non casualmente, prima di morire espresse la volontà di essere seppellito nella celebre località umbra –, cercava di trasmettere a tutti i suoi coetanei i sentimenti che provava con grande intensità, sempre con l’obiettivo di fare del bene nella comunità e di mostrare la genuinità della propria vita. Aveva un grande talento per l’informatica, che sfruttò per realizzare progetti e mostre, in particolare, una dedicata ai Miracoli eucaristici gli ha dato notorietà internazionale dopo la morte. Il processo di canonizzazione di Carlo è incominciato nel 2013 e dopo il riconoscimento delle sue speciali virtù ora si conclude con la beatificazione grazie al miracolo della guarigione di un bambino brasiliano che soffriva di una gravissima malformazione al pancreas, la cui famiglia aveva chiesto l’intercessione di Acutis dopo aver pregato con la reliquia di un suo indumento.

In occasione della cerimonia, ad Assisi ci sarà anche una delegazione dell’Azione Cattolica ambrosiana di cui farà parte anche Emilia Gaudio 28 anni, una socia del settore Giovani. Emilia tre anni fa si è trasferita a Milano per lavoro da Amantea, in Calabria, e già frequentava l’Azione cattolica, ma dice di essersi sentita di nuovo accolta nel gruppo ambrosiano, una volta arrivata in città.

Perché ti ha colpito la figura di Carlo Acutis?

«Ho scoperto la figura di Carlo soltanto un mese fa. Casualmente stavo guardando un documentario che lo riguardava, dal titolo Un’autostrada verso il cielo, la sua frase più famosa. Diverse volte avevo sentito il suo nome ma non avevo mai approfondito, così ho incominciato a documentarmi. Della sua figura innanzitutto mi colpisce l’essere stato disarmante: anche dalle testimonianze di chi l’ha conosciuto direttamente si percepisce che fosse una persona normale, come tutti i ragazzi. Andava a scuola, giocava a calcio, suonava la chitarra. È un santo dei giorni nostri, faceva le stesse nostre cose. Mostrava sempre un’attenzione particolare all’altro, che fosse il suo compagno di banco durante lo studio per l’esame di terza media, il senzatetto che dormiva sulle scale della sua parrocchia. Aiutare l’altro era proprio la sua propensione, lo testimoniava nei gesti concreti, non soltanto a parole. Mi ha colpito di meno il fatto che sia considerato il santo patrono di internet, dato che aveva costruito grazie alla rete – che padroneggiava benissimo, anche come ha detto papa Francesco – una mostra proprio riguardante il Vangelo e i miracoli eucaristici. Personalmente, preferisco ricordare la sua figura per la santità del quotidiano piuttosto che per la rete».emilia 2

Da chi sarà composta la delegazione dell’Ac ambrosiana?

«Saremo il presidente Gianni Borsa, l’assistente don Cristiano Passoni, io e un altro giovane, Matteo Pazzaglia, 25 anni, anch’egli a Milano da “fuorisede”, originario di San Marino. Ci è stato proposto e noi abbiamo accettato molto volentieri. La sera prima della beatificazione saremo a una veglia e porteremo una testimonianza. Io e Matteo abbiamo scritto un testo che parla dell’essere giovani autentici e originali, non fotocopie. Proprio come diceva Carlo. Faremo qualche rimando alle nostre vite personali, alle nostre esperienze lavorative. Siamo dell’idea che al giorno d’oggi per i giovani ci vuole tanto coraggio, e non per omologarsi, ma per capire quale sia la strada per cui il Signore ci ha designato, per coglierla e portarla avanti, ovvero quella che è la vocazione di ognuno. Ad esempio, io ho studiato Comunicazione e marketing e attualmente lavoro in un’agenzia di comunicazione come analista di dati… Trovare qualcosa di etico in mestieri di questo genere non è sempre semplice. L’esperienza di Carlo mi ha fatto molto pensare come si vive da laici e da credenti il mondo del lavoro; è un argomento su cui ho sempre riflettuto ma rimane difficile cogliere la matrice etica in determinati settori dell’economia. Da Carlo ho capito che bisogna imparare a stare nel proprio tempo, e anche nei luoghi che più ci appassionano, e a cui siamo stati chiamati, ma bisogna imparare a starci, appunto».

Carlo è uno dei protagonisti di Santi della porta accanto. Giovani testimoni della fede, la mostra itinerante promossa dall’Associazione don Giuseppe Zilli, legata a Famiglia Cristiana, dal Centro culturale San Paolo in collaborazione con l’Azione cattolica ambrosiana e il Servizio di pastorale giovanile della Cei. I pannelli che compongono l’esposizione raccontano molte vicende di ragazzi e ragazze che hanno lasciato un’impronta di fede e di coraggio visibile: si passa dai grandi personaggi del passato come Piergiorgio Frassati e Teresio Olivelli ma anche di testimoni più recenti come Rosario Livatino, Chiara Luce Badano, Chiara Corbella e Carlotta Nobile.

Francesca Bertuglia

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