Editoriale

Insegnamento e didattica a distanza: intervista doppia

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Quest’anno il mondo della scuola è al centro di numerosi dibattiti: basta ascoltare i telegiornali e i programmi televisivi oppure basta digitare in rete, per leggere a riguardo. In questa sede vogliamo proporvi una riflessione sul valore dell’insegnamento e sulla tanto attuale didattica a distanza, grazie alle testimonianze di due professori che hanno risposto alle nostre domande.

Simone Riva è un giovane docente di italiano e latino all’istituto delle Canossiane a Monza, ed è conosciuto per il suo particolare metodo di insegnamento della lingua, e delle materie che insegna ci tiene a dire che “sanno mostrare tutta la bellezza e la profondità della cultura umanistica, grazie a quel valore di humanitas che ci definisce come persone, ed è proprio in questo primo insegnamento che risiede il messaggio più importante che cerco di trasmettere agli studenti”.

Maria Rola insegna da molti anni nelle scuole superiori di Gallarate privilegiando una didattica laboratoriale e sperimentale e recentemente ha collaborato con videolezioni per Rai Scuola. Con la sua cattedra di matematica e fisica ammette di voler “diffondere giorno dopo giorno tra gli studenti che grazie alla costanza e alla fatica di queste materie si può arrivare alla comprensione e all’interpretazione del mondo circostante”.

A proposito della metodologia che adottate in classe… Prof. Riva, durante le sue lezioni di latino lei utilizza il cosiddetto metodo induttivo contestuale: da dove deriva questa scelta singolare? Ha mai incontrato resistenze da parte degli studenti?

E lei, professoressa Rola, ci può dire come si rapportano gli studenti alla sua didattica sperimentale? Tra l’altro, lei ha anche partecipato all’esperienza televisiva educational di Rai Scuola… come la descriverebbe? È sicuramente una possibilità di portare l’insegnamento fuori dalle aule e di attuare un servizio pubblico in televisione…

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  1. Riva: Ero venuto a conoscenza di questa metodologia didattica già ai tempi dell’università, grazie al mio professore di Letteratura latina. All’epoca mi sembrò molto interessante, ma dovetti aspettare di diventare insegnante per rendermi realmente conto del suo straordinario potenziale. A differenza del metodo tradizionale, che di fatto snatura completamente le motivazioni alla base dello studio del latino o del greco (riducendole a una mera “palestra mentale”), il metodo induttivo contestuale (o natura) garantisce un apprendimento profondo, duraturo e soprattutto piacevole. Le norme grammaticali, anche le più complesse, vengono apprese in modo naturale proprio perché contestualizzate dai discenti, i quali non solo migliorano la propria competenza linguistica, ma usando la lingua latina o greca attivamente arrivano in brevissimo tempo a leggere interi passi di autori senza particolari difficoltà, riuscendo finalmente ad accedere ai grandi insegnamenti della letteratura classica. Incredibilmente, le vere resistenze non arrivano dai ragazzi, ma spesso da alcuni insegnanti “tradizionalisti” che accusano il metodo natura di mancare di solidità dal punto di vista grammaticale, e dunque di rendere superficiale lo studio della materia. Niente di più lontano dalla verità.

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  1. Rola: Mai come in questi ultimi decenni la didattica sta cambiando: da una essenzialmente frontale ad una più interattiva, laboratoriale, che incentiva un atteggiamento attivo nei confronti della conoscenza sulla base della curiosità e della sfida. La didattica laboratoriale comprende qualsiasi esperienza o attività nella quale lo studente riflette e lavora insieme agli altri, utilizzando molteplici modalità di apprendimento, per la soluzione di una situazione problematica reale, l’assolvimento di un incarico o la realizzazione di un progetto. I ragazzi sono sempre contenti di mettere le mani “in pasta” e di lavorare in team, ad esempio ho attivato laboratori dal titolo La fisica in cucina, Le bolle di sapone, La fisica dei giocattoli…. insomma, per imparare anche divertendosi.

L’esperienza che ho avuto con Rai Scuola, per preparare brevi video per “La scuola in tv” su argomenti di fisica che di solito si trattano in classe, mi ha permesso di poter essere utile anche al servizio pubblico, in modo che gli studenti possano usare queste brevi pillole per approfondire alcuni argomenti autonomamente o per ripassare.

Quest’anno purtroppo non si può ignorare la questione della didattica a distanza, specialmente nelle scuole secondarie. Qual è il vostro pensiero e il vostro approccio a riguardo? Quali sono le problematiche maggiori con la Dad? E in futuro, secondo voi, potrà diventare davvero un’opportunità efficiente per la scuola?

S.Riva: La didattica a distanza in sé è sicuramente uno strumento prezioso, perché ci ha permesso di proseguire l’insegnamento durante un periodo di estrema incertezza e difficoltà. Tuttavia, essa ha evidenziato in maniera molto vivida alcuni importanti limiti che la scuola italiana ha sempre posseduto, dallo scarso aggiornamento delle competenze informatiche del corpo docenti, ai mezzi messi a disposizione per gli studenti. In questo senso, credo sia stata la prova del fallimento di decenni di politiche che invece di investire sull’istruzione e sull’educazione dei ragazzi, hanno preferito guardare altrove. In futuro potrà certamente diventare un valido strumento con cui accompagnare i ragazzi durante la loro esperienza scolastica, ma a patto che i docenti sappiano riscoprire la vera essenza dell’insegnamento, ovvero la coltivazione di un rapporto che sia educativo ed umano, prima ancora che disciplinare. Solo così, a mio parere, si potrà garantire una reale e viva cultura, anche a distanza.

Rola: Per quanto riguarda la didattica a distanza, devo ammettere che è complessa e noi docenti non eravamo preparati: è stata una vera rivoluzione. Abbiamo dovuto mettere in discussione le nostre metodologie didattiche a volte troppo tradizionali e dunque aggiornarci velocemente e attrezzarci dal punto di vista delle tecnologie. Le maggiori problematiche sono state non tanto a livello di trasmissione di nozioni (io insegno in un liceo scientifico e i miei studenti sono davvero motivati, ma conosco la situazione di altri tipi di scuole dove tutto è più difficile), quanto a livello di apprendimento: gli studenti hanno difficoltà a comunicarmi i problemi, sono classi numerose e tutto è meno immediato, mi mancano gli sguardi da cui intuivo i dubbi e perplessità, tutto è virtuale… I miei studenti non sono vasi da riempire… lo dico sempre! Sono teste pensanti che personalmente voglio aiutare affinché scoprano i loro talenti e inclinazioni, e capiscano quanto sia bello conoscere il mondo e come funziona.

In realtà, in futuro vedo piuttosto positiva la DDI (didattica digitale integrata), ovvero un giusto dad1equilibrio fra didattica a distanza e quella in presenza. Qui si gioca l’idea che abbiamo della scuola: se essa fosse solo istruzione si potrebbe fare anche tutto in DAD, ma noi insegnanti siamo anche educatori e la formazione dei ragazzi passa anche attraverso i momenti meno formali e strutturati come l’intervallo, l’uscita didattica, la confidenza in corridoio, o appunto le esperienze in laboratorio, a piccoli gruppi che con la didattica a distanza si perdono completamente.

In generale, che cosa consigliate ai vostri studenti, a livello educativo e sociale, per affrontare un momento così difficile come quello che stiamo vivendo tutti?

Riva: L’unico suggerimento che posso dare ai miei studenti (ma non solo!) è quello di non rinunciare mai a voler riscoprire la bellezza che c’è nel mondo, e che passa prima di tutto attraverso la cultura. Ragazzi, non lasciatevi prendere dallo sconforto, dalla distanza e dalle difficoltà che oggi siamo chiamati a vivere, ma al contrario entusiasmatevi ancora di più per ciò che studiate e per il futuro che sarete in grado di costruire. Queste distanze non fanno altro che ricordarci ancora di più quanto sia irrinunciabile il rapporto umano ed educativo che spesso tende a scomparire dietro la frenesia della quotidiana vita scolastica… Abbiate grande pazienza con vostri insegnanti: vi vogliono bene e spesso sbagliano, ma sempre cercando di alimentare il vostro interesse e la vostra crescita umana e culturale. Ricordate che imparare non è “riempire un sacco, ma accendere un fuoco”: oggi più che mai abbiamo bisogno di giovani che brucino dalla voglia di illuminare il mondo. Siate la nostra luce!

Rola: In questo momento così complesso e delicato per tutti, cerco, per quanto possibile, di infondere un senso di tranquillità e di sicurezza, non addolcendo la realtà, ma dando loro informazioni chiare e semplici. Li sprono affinché facciano bene la propria parte e cerco di responsabilizzarli e educarli al cambiamento. Consiglio ai ragazzi di rispondere flessibilmente ai cambiamenti, di non arrabbiarsi, di adattarsi e cercare risposte creative e innovative. Li invito ad apprezzare gli aspetti positivi di questi mutamenti anche se costa fatica. Io penso che ciò che fa crescere non siano le abitudini ma proprio i cambiamenti, soprattutto quelli inaspettati, perché aumentano la forza interiore e le capacità di resilienza in ciascuno di noi. Possiamo trarne una bella lezione di vita.

Dopo queste testimonianze, la parola agli studenti. Allora, ragazzi, voi cosa ne pensate?

Qual è il senso che vogliamo dare alla scuola? E cosa possiamo trarre dal periodo che stiamo vivendo?

Francesca Bertuglia

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