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Legami fra fragilità. L’importanza della Cura nelle parole di Ivo Lizzola

bambina triste

In occasione della settimana dell’Educazione, il gruppo pedagogico di Azione Cattolica ambrosiana recupera alcune sottolineature ascoltate durante le Giornate Teologiche di inizio Gennaio.(vd. articolo)

Le Giornate Teologiche sono state tempo di riflessione. Nel suo intervento il pedagogista Ivo Lizzola, docente dell’Università degli Studi di Bergamo, ha consegnato all’Associazione e ai presenti una lettura lucida e profonda del tempo attuale e degli eventi che hanno caratterizzato il 2020, dando spunti utili per il futuro. (guarda i video dei due interventi)

 La pandemia ha fatto emergere nuovi paradigmi, nuovi modi per muoversi (anzi, non muoversi) nello spazio e nel tempo. Il tempo si è come sospeso nel suo avanzare orizzontale, i progetti si sono fermati e nessuno è stato in grado di programmare e accelerare il tempo della propria vita, come siamo abituati a fare. Abbiamo dovuto uniformare il nostro tempo al tempo del mondo, quasi costretti a dilatarlo in verticale, a vivere in pienezza il momento. Un tempo, dunque che ci ha costretti a risignificare ogni nostra azione, ogni nostro incontro in un paradigma di relazioni del tutto nuovo e inedito.

Lizzola

Ivo Lizzola

 L’emergenza ha messo in luce un sistema basato su relazioni imperfette tra persone fragili che tengono fra le loro mani incrociate un mondo fragile. Nulla di negativo, però. È la condizione umana, messa in ulteriore luce dalla situazione attuale. Non arriviamo alla perfezione, siamo fragili, insicuri, instabili, poveri davanti al mondo e agli altri e dobbiamo barcamenarci e portare avanti ugualmente un mondo fragile e imperfetto.

Tante fragilità che si intrecciano e si mettono in relazione fra loro, però, salvano il mondo. La salvezza sta nel costruire reti relazionali salde, dove il legame fa la forza, non la semplice unione. La comunità è luogo di salvezza, della Cura. Cura con la C maiuscola. Compito di noi adulti oggi, di noi che ci prendiamo cura, ché questo è essere adulti. Occorre far sentire la nostra voce ben forte oggi: “Il mondo ha bisogno di comunità“. Occorre passare dal pensiero egoistico dell’IO al pensiero del NOI, della comunità, come ben ci ricorda  Papa Francesco, che ci richiama a un pensiero su cui l’Azione Cattolica Ambrosiana ha riflettuto già molto, ma su cui è chiamata nuovamente a camminare.

Un NOI che non può confinare fuori i più fragili, ma li deve accogliere e sostenere. Sono i più fragili che introducono nella narrazione della comunità il tema della fatica del cammino, dell’incertezza. I più fragili davanti alla pandemia, gli anziani, sono coloro che portano la saggezza del tempo, la storia. Lasciarli indietro vuol dire perdere qualcosa per la comunità. Ciascuno oggi, avverte Lizzola, è chiamato a vigilare su questi più fragili. Arriveranno tempi duri per questi che “rallentano il cammino” di un mondo che vuole ricominciare a correre, ma un mondo che non guarda ai più fragili è un mondo che non vuole costruire una comunità accogliente. “La qualità della giustizia di una società – prosegue il pedagogista – è nell’attenzione ai più fragili.”

 Ci dobbiamo sentire chiamati ad ergerci ad essere operatori di pace. Entrare con mite fermezza nei conflitti che si apriranno, perché diventino conflitti generativi di pace. Per questo dobbiamo essere lucidi e compatti, dobbiamo parlare tra di noi. Soprattutto dobbiamo pregare e pregare insieme, “dobbiamo imparare a pregare” come non mancava di ricordare l’Arcivescovo nei Kaire durante le sere d’Avvento. “Perché – conclude Lizzola – è la Parola che riapre alle possibilità della vita!”

Davide Manzo (1)Davide Manzo
del Gruppo pedagogico di Azione cattolica ambrosiana

La riflessione sull’educare al nuovo e sulle fragilità continuerà il 31 Gennaio con il primo appuntamento di “Tocca a noi”, con Lucia Vantini. Vai all’evento

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