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Padre Sorge: uomo di Dio, spirito libero al servizio delle coscienze e del Paese

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Padre Bartolomeo Sorge è salito alla casa del Padre, lunedì 2 novembre, improvvisamente e in punta di piedi. È stato uno dei gesuiti più noti d’Italia, teologo e politologo, ex direttore di Civiltà Cattolica e dell’Istituto di formazione politica “Pedro Arrupe”: insieme con padre Ennio Pintacuda e con il movimento “Una città per l’uomo”, è stato fra i principali animatori della “primavera” di Palermo. Negli anni Ottanta aveva promosso l’impegno dei cattolici in politica, attraverso nuove forme di partecipazione, con l’obiettivo di riformare la Democrazia cristiana. Era stato poi, a Milano, direttore di Aggiornamenti Sociali e di Popoli.

È riconosciuto come un grande esperto di dottrina sociale della Chiesa, spesso mal digerito dalle gerarchie per la sua la fama di progressista. Da un po’ di anni si era ritirato all’Aloisianum di Gallarate (gesuitica cittadella filosofica) ove la sua monacale stanza è attigua a quella in cui trascorse gli ultimi tempi Carlo Maria Martini con cui aveva instaurato un profondo rapporto di stima e condivisione maturata al convegno su “Evangelizzazione e promozione umana” nel 1976. Temi principali: la giustizia e l’impegno politico dei cattolici. Per quella occasione aveva collaborato con un’altra grande figura milanese, cara all’Azione cattolica: quella di Giuseppe Lazzati.

Uomo di Dio, spirito libero e indomabile, Sorge non ha mai smesso di promuovere l’impegno dei cattolici in politica. Ha incessantemente e fino all’ultimo continuato a portare il suo contributo al dibattito pubblico sui temi d’attualità. Mente raffinata e veloce, si è distinto come abile comunicatore anche nella forma breve di Twitter.

Nell’ultimo decennio aveva ingaggiato un incessante duello contro le degenerazioni populiste. L’anno scorso aveva preso dura posizione contro le politiche anti-immigrazione. Nel recente libro intervista – Perché il populismo fa male al popolo, scritto assieme a Chiara Tintori – padre Sorge denuncia la superficialità con cui l’attuale politica affronta problemi complessi come l’immigrazione, la povertà e la disoccupazione. “L’equivoco di fondo del populismo sta nel ritenere che la maggioranza parlamentare si identifichi con il popolo tutto intero, legittimando il comportamento trasgressivo dei leader eletti, che ambiscono a conquistare spazi di potere sempre maggiore. Occorre prendere posizione con coraggio su una serie di sintomi, espliciti indicatori di un cancro della nostra democrazia”. Con lucidità padre Sorge ha lanciato un allarme sulle derive istituzionali in atto nel nostro Paese, in Europa e nell’intero Occidente. Ha denunciato la superficialità con cui l’attuale politica, ossessionata dal consenso, affronta problemi complessi evitando di indagare, con la necessaria competenza, le radici profonde dei mali che affliggono la società italiana. Per Sorge l’antidoto al populismo è il “popolarismo” moderno, certamente ancora ispirato all’Appello ai liberi e forti di don Sturzo (1919) – che con straordinaria lungimiranza aveva posto i fondamenti di una “buona politica” e di una “laicità positiva” –, ma capace di declinarsi oggi nelle nostre società multiculturali e multireligiose.

Le severe denunce di padre Bartolomeo erano sempre però accompagnate dal sorriso dolce, generoso e comprensivo. Conversare con lui apriva la mente ma soprattutto accendeva il cuore.

Ti siamo riconoscenti, caro padre Sorge, ora sei una stella luminosa che continuerà ad illuminare il nostro cammino terreno.

Alberto Mattioli

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