Una tessera, una quota, un gesto che si rinnova e che potrebbe sembrare, a prima vista, solo qualcosa di organizzativo. Ma dietro l’adesione c’è molto di più: una scelta personale e comunitaria, il desiderio di appartenere a una storia e, nello stesso tempo, di contribuire a scriverne il futuro.
La bozza di documento assembleare “All’alba, sulla riva” lo dice con chiarezza: «Ribadiamo il valore della scelta associativa: camminare insieme nella Chiesa e nel mondo». Forse è proprio questo il cuore dell’adesione: non scegliere semplicemente di partecipare a qualche iniziativa, ma scegliere di camminare insieme. La fede non è un fatto da vivere da soli. Ha bisogno di relazioni, di confronto, di responsabilità condivise, di una comunità in cui portare le domande della vita, fatiche, intuizioni, speranze. Per questo aderire significa dire: “questa storia mi riguarda e voglio prendermene cura anch’io!”.
Il documento non nasconde le fatiche del presente: parla di comunità attraversate da cambiamenti profondi, solitudini, percorsi associativi che rischiano talvolta di diventare ripetitivi o poco accessibili. Ma proprio dentro questa realtà l’adesione acquista un significato particolare. È un modo per dire che vale ancora la pena costruire luoghi in cui le persone possano incontrarsi per guardare insieme alla realtà. Il documento utilizza un’immagine molto bella: una casa con porte e finestre spalancate, nella quale ciascuno possa trovare il proprio passo, senza dover conoscere in anticipo codici, abitudini o linguaggi associativi.
Aderire non significa chiudersi dentro un’appartenenza, ma contribuire a costruire una casa che sappia accogliere, nella quale bambini e ragazzi, giovani, adulti e anziani possano incontrarsi e collaborare; dove chi arriva per la prima volta possa sentirsi atteso e chi si è allontanato possa trovare una porta ancora aperta.
Aderire significa anche lasciarsi formare e mettere ciò che si è ricevuto a disposizione degli altri. C’è chi aderisce e diventa educatore, chi offre tempo nel gruppo adulti, chi accompagna i giovani, chi si mette a servizio della propria parrocchia, chi semplicemente trova nell’associazione uno spazio per pregare, pensare, confrontarsi e dare un nome alle domande che porta dentro. Sono forme diverse di una stessa scelta: mettere la propria vita in relazione con quella degli altri.
L’icona che accompagna il cammino assembleare è quella del Vangelo di Giovanni: i discepoli hanno pescato tutta la notte senza prendere nulla. Poi, all’alba, Gesù arriva sulla riva e li invita a gettare ancora le reti. Ci sono momenti nei quali possiamo sentirci stanchi, incerti, forse persino tentati di pensare che alcune esperienze abbiano fatto il loro tempo. Ma Gesù continua a raggiungerci proprio nella nostra quotidianità e ci invita a provare strade nuove, fidandoci della sua Parola.
L’adesione è anche questo: decidere di esserci quando è tempo di gettare ancora le reti. Non da soli. Non tutti nello stesso modo. Ma insieme. Il cammino assembleare ci chiede di immaginare un’associazione più fraterna, snella e accogliente; una realtà capace di rinnovare il dialogo, valorizzare le persone, condividere le responsabilità. È un futuro che non si costruisce soltanto attraverso grandi progetti, ma anche dicendo: io ci sono!
Ci sono perché credo che valga la pena camminare insieme, perché voglio continuare a cercare il Signore nella vita quotidiana, perché desidero una Chiesa nella quale i laici possano essere corresponsabili e una società nella quale ciascuno possa contribuire al bene comune. Ci sono perché quello che abbiamo ricevuto non voglio semplicemente conservarlo: voglio condividerlo e consegnarlo a chi verrà dopo di noi.
La Giornata dell’adesione può allora diventare il momento per dirci grazie, per raccontare ciò che l’associazione genera nelle nostre comunità, per invitare qualcuno a conoscerla e, per chi già aderisce, per rinnovare la scelta di essere laici corresponsabili dentro la vita reale, sostenuti nelle fatiche e nelle scelte quotidiane, dentro una casa aperta capace di formare cristiani maturi e appassionati. All’alba, sulla riva, il Signore continua a chiamarci.
L’8 dicembre possiamo rispondere ancora una volta, ciascuno con il proprio passo: io ci sono. Gettiamo insieme le reti!
Maria Malacrida e Tomaso Ajroldi, vicepresidenti adulti






