Perché la proposta della Lectio divina
“Esiste una modalità concreta per ascoltare quello che il Signore vuole dirci nella sua Parola e per lasciarci trasformare dal suo Spirito. È ciò che chiamiamo “lectio divina”. Consiste nella lettura della Parola di Dio all’interno di un momento di preghiera per permetterle di illuminarci e rinnovarci” (Evangelii Gaudium, 152).
Facemmo vela verso Samotracia
Diario di viaggio: la missione oltre i confini
Memoria attorno al viaggio
Il percorso della lectio divina intende sempre porsi come un tentativo fecondo di leggere il tempo presente alla luce della Parola. Lo scorso anno ci siamo soffermati sul piccolo e delizioso libro di Tobia: Nel viaggio, la benedizione. Nato nel tempo dell’esilio, la sua parabola chiedeva di mettere in evidenza la tentazione di quella stagione complessa. Da una parte quella di assimilarsi al mondo in cui abitavano, perdendo ogni memoria fondante del passato, dall’altra quella di rinchiudersi in un ghetto autoreferenziale, custode di una cenere inerte. In entrambi i casi la tentazione era quella di disimpegnarsi nel tempo presente, per un verso disperdendo un’eredità preziosa, per un altro, innalzando sterili bastioni, incapaci di custodire ciò che conta. Nella fatica di abitare l’inedito di quella stagione, la nuova via di Dio, accompagnata con grande discrezione dall’arcangelo Raffaele, era quella di ritrovare l’essenziale e, insieme, la giusta mediazione per viverlo.
In quella luce ci siamo lasciati aiutare a leggere qualcosa dei nostri giorni. L’idea è quella di proseguire il cammino, gettando uno sguardo sul vivo della missione, così come è narrato nell’ultima parte del libro degli Atti degli Apostoli. Nella novità dei nuovi confini – l’ingresso, ormai, in Europa-, la missione insegna a Paolo come vivere l’annuncio del Vangelo, ma anche come raccogliere da quegli stessi ignoti contesti risonanze inedite per la comprensione del mistero di Dio. La novità della missione si inserisce anche in quella di Leone XIV: «Sono stato scelto senza alcun merito e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell’amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un’unica famiglia» (Leone XIV, Omelia per l’inizio del ministero petrino, 18 maggio 2025).
Le «sezioni noi» del libro degli Atti
Ad un certo punto della narrazione di Luca fanno capolino le cosiddette «sezioni noi». Si tratta di una sorta di intrusione da parte del narratore nel mondo del racconto, quasi fosse partecipe di ciò che scrive, raccontandoci tutto dal vivo. È curioso che si inaugurino in occasione di viaggi e di svolte importanti di essi: da Troade a Filippi (16,10-17), da Filippi a Mileto (20,5-15), da Mileto a Gerusalemme (21,1-18) e da Cesarea Marittima a Roma (27,1-28,16). È il sentiero sul quale vorremmo incamminarci, raccogliendo una sorta di diario di viaggio della missione «fino agli estremi confini della terra», secondo la promessa di Gesù (At 1, 8). In particolare tutte queste tappe evidenziano, di fatto, momenti importanti della vita e della missione di Paolo, ma anche del Vangelo che egli annuncia: dall’ingresso in Europa (16,10-17) alla fine dell’evangelizzazione paolina, lasciando Efeso (20,5-15); dalla salita a Gerusalemme (21,1-14) al viaggio finale verso Roma (27,1-28,16). In sostanza, il nucleo incandescente della vicenda di Paolo, fino alla sua conclusione.
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Come avviene da molti anni, l’Azione cattolica predispone per le Lectio 2025/26 un libretto, che ha lo stesso titolo del percorso (editore In Dialogo).
Sarà consegnato a tutti i soci dell’Azione cattolica con un contributo di 2 euro; le altre persone lo possono acquistare nelle librerie religiose o sul sito https://www.itl-libri.com/.

