Adele Bonolis, l’impresa della carità. Donna di Ac dalla parte delle donne
Il cardinale Ildefonso Schuster l’ha accompagnata nella decisione vocazionale, Montini l’ha sostenuta nella fondazione delle opere d’accoglienza fino a chiederle personalmente di aprire una casa per ex carcerati poco prima di diventare papa Paolo VI, il cardinal Giovanni Colombo l’ha premiata con l’onorificenza “Pro ecclesia et Pontifice”. Una donna straordinaria, di spiccata personalità e di grande tenerezza, una protagonista dell’Azione cattolica milanese: il suo nome è Adele Bonolis (1909-1980), dal gennaio 2021 proclamata Venerabile da papa Francesco. Un libro di Giovanni Santambrogio – “L’impresa della carità”, edito da San Paolo con presentazione di Alessandro Pirola e prefazione di Massimo Camisasca – racconta la vita, le opere e la fede di questa donna lungimirante e anticipatrice di una attenzione agli ultimi che l’ha portata a vivere intensamente la storia sociale e politica del Novecento milanese e italiano.
Conosciuta da tutti a Milano, dialogava con le grandi famiglie imprenditoriali, con le banche e con le istituzioni per realizzare le sue opere: una casa per ospitare ex-prostitute, una casa per ex carcerate e una per donne fragili psichicamente. Tre luoghi di accoglienza che nascono cogliendo drammi, urgenze e situazioni dell’immediato Secondo dopoguerra. Otto anni prima della Legge Merlin (1958), a Onno nel 1950 apre Casa Maria Assunta per accogliere un gruppo di donne che, grazie a lei, abbandonano il “mestiere”. Prima di avviare l’opera, solleva in sede di Azione cattolica nazionale il problema del recupero di queste donne e sensibilizza il Segretariato moralità di Ac facendo istituire una apposita commissione di studio per “la fondazione della Casa redenzione e rieducazione donne traviate”.
In Ac è la “Prof.ssa Bonolis” che si è laureata in Filosofia con una tesi sul male morale in san Tommaso, che ha frequentato padre Agostino Gemelli e ama la psicologia al punto da iscriversi alla facoltà di Medicina per studiare il corpo e la psiche per comprendere meglio natura e mistero della persona. Ha sempre studiato di notte dall’età di 14 anni perché di giorno doveva lavorare per necessità familiari. La Casa di Onno conquista le cronache cittadine e la giornalista Camilla Cederna scrive, nel luglio 1951, una lunga inchiesta per il settimanale “L’Europeo”. Adele Bonolis diventa una storia nazionale di impegno per la promozione della dignità femminile. Si parla di “metodo Bonolis” ovvero delle sue tre parole-chiave ispiratrici dell’intraprendenza operativa: “Fiducia-Libertà-Autogoverno”. È lo sguardo sulla persona nella condizione di bisogno sia essa prostituta, ex-carcerata, fragile psichicamente. La Casa nel 1958 si trasferisce a Montano Lucino.
Una seconda emergenza sociale scoppia nel 1953 quando il governo Pella vara una nuova amnistia dopo quella del ’46 di Alcide De Gasperi. Adele Bonolis si chiede subito: dove andranno le donne scarcerate? Ecco nascere l’idea di creare una Casa anche per loro. È nel pieno delle incombenze di Onno, ma questo non la ferma. Con lei si muove una formidabile “macchina di generosità”: ci sono le amiche che offrono il proprio tempo, c’è l’interesse dell’Azione cattolica, si attiva il Centro italiano femminile (Cif). In contemporanea con i giorni dell’amnistia, a Milano il 26 ottobre, in uno studio notarile Adele, Giuseppina Achilli ed altre cinque donne di Ac e tre uomini firmano un rogito e fondano l’Associazione Codic (Centro di orientamento per le dimesse dagli istituti correzionali). Il giorno di Natale in via Boselli viene aperto il Centro e ospitate alcune detenute “in onore al Dio del Dolore – scrive Adele Bonolis – perché siano alleviate o ben sopportate le sofferenze da parte di queste creature tanto angosciate”. Anche il Codic troverà una sede a Cibrone di Nibionno che prende il nome di “Casa Maria delle Grazie”.
La terza Casa si trova a Lenno. È Villa Salus “Madonna del Soccorso”. Inizia perché uno psichiatra va da Adele portandole una giovane schizofrenica che non ha famiglia. Nella Milano della carità e dell’informazione la voce corre e altri chiedono aiuto. È il 1954, con quindici anni d’anticipo sulla chiusura dei manicomi (Legge Basaglia) la Bonolis dà vita a una comunità che sarà poi il modello di cura. Ancora una volta è anticipatrice. La sua forza è la fede vissuta nella contingenza storica. Una donna impegnata al fianco delle donne in difficoltà, una donna che non interrompe il suo impegno in Ac, continua a tenere corsi di spiritualità, dialoga con il ministero di Grazia e Giustizia, assume incarichi pubblici come quello nel Seac, il Segretariato enti assistenza carcerati.
L’ultima sua opera si rivolge agli ex carcerati: Montini nel 1957 le chiede di interessarsi di loro. Nasce Assistenza Fraterna (As.Fra) che in alcuni locali di via Lanzone li assiste, aiutandoli nelle prime necessità e nell’avvio al lavoro. Montini chiede di più e la Bonolis cerca una casa che troverà a Vedano al Lambro. Nel 1970 viene inaugurata Casa San Paolo. Oggi questa fa capo alla Fondazione Adele Bonolis As.Fra e ospita persone con disturbi psichici, molte delle quali provenienti da ex Ospedali psichiatrici giudiziari.
Il libro L’impresa della carità sarà presentato a Milano mercoledì 7 febbraio alle 18 nell’Aula san Satiro della Basilica di Sant’Ambrogio.
Intervengono monsignor Carlo Faccendini, abate di Sant’Ambrogio; monsignor Biagio Pizzi, testimone diretto della vita e delle opere di Adele Bonolis; Luca Degani, presidente Uneba Lombardia e don Vincent Nagle, cappellano Fondazione Adele Bonolis As.Fra. Sarà presente l’autore. Coordina e conclude Alessandro Pirola, presidente Fondazione Adele Bonolis As.Fra.


