L’esperienza estiva di Santa Caterina, promossa dall’Azione cattolica ambrosiana è una settimana da vivere lasciandosi trasportare dall’entusiasmo e dalla condivisione. Lo testimoniano Margherita Agnelli e di Francesco Viganò.
La prima – insegnante ed educatrice dei Giovanissimi – con poche pennellate riesce a rendere l’idea di quello che è l’esperienza di Santa Caterina:
«Apprezzo di più di questa settimana il fatto che si percepisca che cosa sia una comunità in grande, quindi una diocesi e la Chiesa stessa, grazie alle diverse persone che escono dai propri territori e dalle singole comunità. Si incontrano persone che condividono il valore delle relazioni profonde, e che vogliono crescere nella fede e a livello personale. Personalmente, Santa Caterina mi ha permesso di compiere scelte importanti, e andandoci da educatrice la scoperta è sempre il rapporto con i ragazzi, perché capire il loro mondo può arricchire anche il mio».
Anche Francesco Viganò la pensa così. Diciannove anni, di Casatenovo (Lecco), al primo anno di Fisica all’Università Bicocca, ci racconta che ha partecipato alla settimana di Santa Caterina Valfurva per quattro anni, e non è rimasto deluso nemmeno una volta, anzi. «È un’esperienza che mi ha insegnato a mettermi in gioco, che mi ha fatto sperimentare la fiducia negli altri e anche nei confronti di me stesso. Una parola chiave, a mio parere, è accoglienza: dai don, da ogni educatore e da tutti i ragazzi – ribadisce – mi sono sempre sentito ben voluto e ascoltato, non mi sono mai sentito giudicato e queste sensazioni nella nostra quotidianità non appaiono così scontate. È un arricchimento sapere che altri giovani dicano le stesse cose che proprio tu avresti voluto dire».

Nel corso delle attività si discute spesso di tematiche profonde, sorgono riflessioni potenti e provocatorie, continua il ragazzo: «il confronto continuo mi ha permesso di guardare alle cose con occhi nuovi, e non perché abbia trovato risposte, piuttosto a causa delle continue domande. Ricordo, ad esempio, che il giorno di deserto (meditazione e silenzio) non bastava per cercare di sviscerare i numerosi interrogativi che si accavallavano». E conclude: «consiglio a tutti un’esperienza di questo genere perché non fa rimanere indifferenti, si vorrebbe durasse di più, e rimane nel cuore il contatto umano, un viaggio fatto di persone. E invito anche a non lasciarsi intimorire dall’aspetto religioso e spirituale: proprio a S. Caterina ho scoperto che ciascuna persona dimostra di avere fede nei modi più diversi, e non esiste una strada più giusta dell’altra, anche in questo senso è importante sentirsi liberi».
Francesca Bertuglia





