A distanza di ottant’anni dalla Liberazione dal giogo nazi-fascista, gli storici hanno ormai ampiamente chiarito le principali caratteristiche della Resistenza, mostrandone – tra le altre cose – il carattere composito e pluralistico, sia nelle ispirazioni ideali, sia nei comportamenti pratici, sia ancora nelle prospettive per il futuro del Paese. Esisteva per tutti, però, la volontà di costruire una nuova Italia, nella quale convivessero libertà democratiche, giustizia sociale e azione per la pace nel mondo. In questa complessa realtà, i cattolici ebbero un ruolo fondamentale. Essi presero le armi e combatterono fianco a fianco con comunisti, socialisti, laici, monarchici, militari; operarono per evitare ulteriori e inutili spargimenti di sangue; si ingegnarono per trovare rifugi e vie di fuga per ogni categoria di perseguitati; studiarono soluzioni per il domani e diffusero importanti fogli clandestini. Laici e laiche, preti, monaci e suore furono protagonisti di quei mesi. Non tutti, va riconosciuto, ma molti.
Gli iscritti all’Azione cattolica si distinsero per numero e per qualità e l’Associazione pagò un elevato tributo di sofferenze e di vite.
Costituzione inesorabilmente antifascista
Fu da queste lotte e dall’inedita abitudine all’incontro con persone di altre convinzioni ideali (incontro non sempre facile né privo di incomprensioni, anche dure e gravi), che si preparò il terreno per scrivere una Costituzione che fosse la “magna charta” di tutti e che recepisse il meglio delle tradizioni cattolica, socialcomunista e liberale. Una Costituzione inesorabilmente antifascista, perché costruita su principi antitetici a quelli del passato regime, tanto in materia di diritti quanto in tema di bilanciamento dei poteri dello Stato.
Esiste quindi un dovere cogente per ogni cittadino, che oggi – malgrado tante difficoltà – di quei sacrifici e di quel lascito gode, per fare memoria riconoscente di quegli uomini e quelle donne che tutto sacrificarono. Senza retoriche inconcludenti, senza irenismi e senza generalizzazioni falsificatrici della realtà storica. Ma con la consapevolezza lucida che viene dalla conoscenza dell’animo umano, delle sue debolezze e dei suoi slanci di generosità.
Il dovere della memoria e della riconoscenza deve essere particolarmente vivo nella comunità cristiana e nell’Azione cattolica, che proprio nella Memoria di un supremo sacrificio, quello sulla Croce, trovano la loro prima ragione di essere.
La scelta per l’Europa comunitaria
Tutti i resistenti, di ogni colore politico, si fecero altresì convinti che solo una più stretta collaborazione internazionale avrebbe consentito di accantonare definitivamente il ricorso alla guerra. Dopo due devastanti guerre civili europee, quelle del 1914-18 e del 1939-45, sarebbe stato quindi necessario superare gli Stati nazionali, fondati su meschini (e alla fine controproducenti) calcoli di immediato interesse particolare. Mentre i comunisti pensavano a un’Europa unificata dalla rivoluzione proletaria sotto la guida sovietica, furono i cattolici e
i laici a proporre le linee fondamentali di quella che sarebbe stata l’Europa comunitaria. Le gravi debolezze odierne non devono far dimenticare quanto è stato raggiunto grazie all’opera appassionata – tra gli altri – di De Gasperi, Schuman e Adenauer.
Cittadini consapevoli… nel segno della speranza
Il dovere della memoria si traduce immediatamente in altri doveri.
Quello della conoscenza, anzitutto. Conoscere la storia non deve essere esercizio per pochi appassionati, ma il presupposto per giudicare con cognizione di causa anche i fatti del presente e per agire con lungimiranza.
Ciò rientra in un dovere ancora più ampio, quello della formazione permanente di ogni cittadino (e, a maggior ragione, di ogni cristiano). La democrazia e la libertà non sono date una volta per tutte, ma devono radicarsi nella coscienza di ciascuno ed essere continuamente alimentate.
Da qui un ulteriore dovere, quello di agire coerentemente come cittadini consapevoli dei pregi e dei costi della democrazia, che va costruita e ricostruita giorno dopo giorno: nel rispetto pieno delle regole, nello stile del confronto con l’avversario, nel lucido esame del continuo evolvere delle situazioni.
Come ai tempi della Seconda guerra mondiale, in tutta Europa (Germania compresa), furono tanti gli aderenti alle organizzazioni cattoliche che si sforzarono di adempiere ai doveri che l’ora richiedeva, così oggi lo stesso impegno, in forme fortunatamente meno cruente, è richiesto a noi che siamo venuti dopo e che del loro lavoro godiamo i frutti.
Che l’ottantesimo anniversario della Liberazione sia dunque l’occasione per rilanciare nelle nostre parrocchie e nelle nostre associazioni il compito della formazione all’impegno civile, sociale e politico nel complicato e travagliato mondo di oggi.
L’anno giubilare ci ricorda il tema della Speranza. La Speranza di un presente e un futuro migliore, di pace e giustizia: un patrimonio da costruire insieme, giorno per giorno, con un generoso impegno condiviso.
Azione cattolica ambrosiana
La Presidenza diocesana
10 Aprile 2025






