Ci sono libri che aggiungono informazioni. E ce ne sono altri che restituiscono una presenza. Martini da vicino. Intervista ai suoi segretari, curato da Marco Vergottini (EDB, Bologna 2026), appartiene a questa seconda categoria.
Di Carlo Maria Martini si è scritto molto. Del biblista, dell’arcivescovo di Milano, del protagonista della vita ecclesiale e culturale italiana degli ultimi decenni del Novecento. Si sono studiati i suoi testi, le Lettere pastorali, la Scuola della Parola, la Cattedra dei non credenti. Eppure, rimaneva ancora uno spazio poco esplorato: quello della quotidianità.
L’intuizione del volume è semplice e felice. Dare voce ai dieci testimoni che, in tempi diversi, hanno condiviso con Martini giornate, viaggi, incontri, preghiera, fatiche e silenzi. Non studiosi chiamati a interpretarlo, ma testimoni che lo hanno accompagnato con discrezione da una prospettiva privilegiata. È una differenza decisiva.
I segretari di un vescovo vedono molte cose che sfuggono alle cronache. Conoscono i ritmi nascosti, le preoccupazioni non dette, gli stati d’animo che precedono una decisione. Assistono alla preparazione di un discorso, alla stesura di una lettera, alle reazioni davanti a un problema inatteso. In altre parole, incontrano la persona prima ancora del personaggio.
Il pregio del libro sta proprio nella coralità delle testimonianze. Nessuna pretende di esaurire la figura di Martini. Ognuna offre un frammento. Ma, come accade nei mosaici, sono proprio le tessere apparentemente minori a restituire il volto complessivo.
Pagina dopo pagina emerge un tratto che molti hanno conosciuto e che altri forse scopriranno: la profonda unità tra l’uomo della preghiera e il pastore. Non esistono due Martini, uno spirituale e uno pastorale. Tutto nasce dall’ascolto della Parola. Le decisioni, le prese di posizione, l’attenzione ai drammi della città e della Chiesa affondano le radici nella lectio divina.
Da questo punto di vista il volume offre una conferma preziosa. La famosa capacità di ascolto di Martini non era anzitutto una dote caratteriale. Era una disciplina spirituale. Prima di ascoltare gli uomini, ascoltava Dio. E proprio per questo sapeva ascoltare gli uomini senza fretta, senza schemi, senza pregiudizi.
Le interviste restituiscono anche aspetti meno conosciuti. Il senso dell’umorismo, per esempio. La capacità di sdrammatizzare. La serenità con cui affrontava situazioni difficili. La curiosità intellettuale che non si spense mai, nemmeno negli anni della malattia. Colpisce soprattutto il racconto di un uomo che non smise mai di imparare.
Affiora poi un’altra caratteristica tipicamente martiniana: la fiducia. Non una fiducia ingenua, ma quella che nasce dalla convinzione che lo Spirito preceda sempre i nostri progetti. Molti lettori ritroveranno qui quella frase che Martini amava ripetere e che tanti hanno conservato nel cuore: lo Spirito arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi.
Il libro evita accuratamente il rischio dell’agiografia. La stima e l’affetto sono evidenti, ma non trasformano il Cardinale in una figura astratta. Al contrario, lo rendono più umano. Emergono la fatica, la solitudine delle decisioni, il peso delle responsabilità. Proprio per questo la sua statura spirituale appare ancora più credibile.
Leggendo queste pagine si ha spesso l’impressione di entrare in punta di piedi negli ambienti dell’Arcivescovado, di accompagnare Martini lungo i corridoi, di assistere a una riunione, a una visita pastorale, a un momento di preghiera. Non vi sono rivelazioni clamorose. E forse è questo il maggior pregio del volume. Perché la verità di una persona raramente si manifesta negli episodi eccezionali; più spesso si lascia intravedere nella trama ordinaria dei giorni.
A quasi quattordici anni dalla sua morte, Carlo Maria Martini continua a parlare a credenti e non credenti. Non perché appartenga alla nostalgia di una stagione irripetibile, ma perché alcune domande che ha posto restano aperte. Come ascoltare la Parola di Dio nel mondo contemporaneo? Come abitare la complessità senza rinunciare alla fede? Come tenere insieme contemplazione e responsabilità?
Le voci raccolte da Marco Vergottini non offrono risposte prefabbricate. Offrono qualcosa di più prezioso: il racconto di un uomo che ha cercato queste risposte per tutta la vita. E che – ricordo – ripeteva spesso: «è più facile fare le cose difficili, perché il nostro cuore è fatto per le cose grandi, la mediocrità non è per noi».
E forse, giunti all’ultima pagina, il lettore comprende che il vero protagonista del libro non è soltanto Martini. È lo sguardo. Quello discreto e fedele di quanti sono rimasti accanto a un grande pastore senza mai occupare il centro della scena. Grazie a loro, oggi possiamo incontrarlo ancora una volta. Da vicino.
Mons. Franco Agnesi
Vicario generale – Diocesi di Milano
(Avvenire, 28 giugno 2026)





