Presso il Centro diocesano di Ac ambrosiana, si è svolto l’incontro L’inquietudine profonda. Dialogo su Adriana Zarri *(18 giugno ’26). All’evento, promosso dai giovani di Ac ambrosiana, desiderosi di conoscere la teologa eremita, hanno partecipato la scrittrice e storica Mariangela Maravaglia, suo il libro Semplicemente una che vive, Vita e opere di Adriana Zarri (Edit. Il Mulino) e Francesco Occhetto, poeta e ricercatore.
Adriana Zarri (1919-2010) nell’adolescenza sperimenta un proficuo dialogo con la gioventù femminile dell’Azione cattolica, propedeutica alle future scelte. Donna libera, avversa a convenzioni e regole. Sceglie la strada della libertà che la conduce all’eremitaggio, non come chiusura al mondo, ma un’apertura interiore per comprenderlo aprendosi all’essere in contestazione all’avere.
Adriana Zarri è stata una donna libera “fa parte – dice Mariangela Maraviglia – di una generazione che ha riscoperto il Vangelo come esperienza di libertà: da una tradizione troppo costrittiva; da un dogmatismo che sviliva le coscienze. «La libertà innanzitutto», proclamava padre David Maria Turoldo, che insieme a lei avrebbe salutato come un vero e proprio nuovo inizio del cristianesimo il Concilio Vaticano II.
In più, Adriana Zarri è una donna che vive la sua vita in quel Novecento in cui le donne sperimentano un grande processo di emancipazione, e perfino la Chiesa cattolica inizia a riconoscere la liberazione della donna come “segno dei tempi” (nella Pacem in terris di Giovanni XXIII). È un tempo che apre spazi di libertà e Adriana li utilizza e li forza: studia teologia e si fa teologa negli anni Cinquanta e Sessanta, prima che laiche e laici potessero studiare nelle facoltà teologiche; sceglie il rischio di una vita da eremita agli albori della rinascita di questa esperienza nell’Occidente cattolico, quando ancora non vi erano, come oggi, voci ascoltate di eremite e teologhe; gioca la sua vita sulla ricerca di Dio ma non rinuncia a pungenti e combattivi interventi sull’attualità sociale e politica. Vive questa libertà con una persuasione e una radicalità che l’ascrivono di diritto alla costellazione delle donne «assolute», «imperdonabili», di cui si sono arricchite la storia e la letteratura del Novecento: Etty Hillesum, Simone Weil, Cristina Campo”
Mi sembra che Adriana Zarri recupera il legame sfilacciato tra fede e vita quotidiana. Nel cammino sinodale in atto, non crede sia un cammino da rafforzare?
“In Adriana Zarri spiccano davvero la saldatura tra fede e vita quotidiana, il rifiuto esplicito di norme solo esteriori e il richiamo a un’interiorità convinta e vissuta. Fin da quando, giovanissima, scriveva i suoi primi libri per la Gioventù Italiana di Azione Cattolica, raccomandando alle sue coetanee coerenza tra ciò che credevano e ciò che vivevano. Era convinta che si dovesse vivere la semplicità ma anche la santità del quotidiano, condividendo l’umanità di tutti, senza privilegi o distinzioni di status. Fede, preghiera e vita quotidiana in lei si intrecciavano così intimamente che poteva scrivere in sue pagine bellissime di sentirsi “semplicemente una persona che vive”. C’è una convinzione e insieme una forza nel suo vivere e nelle suo scrivere che certamente possono ispirarci ancora oggi. Il pastore valdese Paolo Ricca, che era suo amico e ammiratore, intervistato da me, non si capacitava che la Chiesa cattolica non avesse riconosciuto il valore e la bellezza della vita e del pensiero di Adriana”
La sua scelta contro il consumismo e la sapienza del riuso, sono state scelte profetiche anche per l’oggi?
“Chiunque frequentasse Adriana le riconosceva il talento da «arredatrice eccezionale», che, miracolosamente, nelle sue case, sapeva far rivivere vecchi mobili e suppellettili salvate dal fuoco o recuperate dai rifiuti. Un suo amico filosofo riconduceva questa sapienza del riuso al suo sguardo mistico, capace di cogliere e svelare nelle cose più povere uno splendore precluso agli occhi velati degli altri. C’era senz’altro, in questa scelta, un rifiuto del consumismo che nel corso del Novecento stravolgeva vite e comportamenti. Adriana, come Pasolini, Turoldo, e tante altre voci del tempo, lo denunciava nella sua esperienza e nei suoi scritti. Individuava, nel consumismo e nello spreco di oggetti e di cose, una mancata sapienza del vivere che si traduceva anche in un mancato equilibrio ecologico del mondo. Era una consapevolezza che oggi brilla per la sua assenza sulla scena dell’economia e della politica mondiale, oltre che nei comportamenti individuali, proprio quando sarebbe più necessaria e impellente”
La sua comunione cosmica con la natura, gli animali, hanno anticipato alcune tematiche della Laudato si’ di papa Francesco?
“Adriana Zarri sperimentava nei suoi eremi una profonda relazione con la storia, la natura e il cosmo. La sua percezione di un Dio che, nella Trinità, è scambio d’amore e che si fa comunione d’amore nutriva in lei l’esperienza del sentirsi «immersa nella comunione cosmica», il sentirsi immersa nel fiume della vita, come scriveva con grazia poetica. Una espressione della Laudato sì’ di papa Francesco, sembra direttamente sgorgata dalla penna di Adriana: «Tutto è collegato, e questo ci invita a maturare una spiritualità della solidarietà globale che sgorga dal mistero della Trinità» (n. 240). In papa Francesco e prima in Adriana si respira una profonda sensibilità ecologica a lungo mancata nella storia della fede e della spiritualità cristiana ma che si è sviluppata straordinariamente negli ultimi anni. L’enciclica Laudato sì’ ne è meravigliosa sintesi e indicazione di cammino non solo per quanti si riconoscono nella Chiesa cattolica ma per tutta l’umanità”
Non crede che la Chiesa abbia ancora un debito di ascolto verso le donne. Riscoprire la figura, il pensiero, di Adriana Zarri può aiutare ad affrontarlo con spirito positivo e costruttivo?
“Sono d’accordo, tanto più che gran parte dei problemi affrontati e discussi da Adriana si ripresentano, intatti e insoluti, nella Chiesa di oggi. Basti pensare al nodo fondamentale della condizione della donna nella Chiesa, ai grandi temi del clericalismo – denunciato anche da papa Francesco e papa Leone – e del ruolo e dell’autonomia dei laici. Ma insieme a questi, e ancor prima di questi, è l’insieme della vita di Adriana che risulta oggi straordinariamente eloquente. Al fondo vi si riconosce una ricerca di Dio che non diventa mai fuga dal mondo ma si fa alimento di critica, opposizione e resistenza contro ingiustizie e storture; una capacità speciale di prendersi cura della terra e delle sue creature che realizza con stile inconfondibile il linguaggio della bellezza. Vi traspare un «cristianesimo mistico» che, nel volto di ogni creatura e nella complessa trama della storia, sa intravedere la mano del Creatore. Sa riconoscere e restituire ai suoi amici di ieri e ai suoi lettori di oggi il mistero e la fiducia di un Amore e di una Presenza”
Silvio Mengotto
* Mariangela Maraviglia, storica e saggista, si occupa di movimenti e figure del cristianesimo contemporaneo all’incrocio tra ricerca spirituale, impegno nella storia, apertura ecumenica e interreligiosa. Oltre al libro su Adriana Zarri, è autrice di David Maria Turoldo. La vita, la testimonianza (1916-1992), Morcelliana; Don Primo Mazzolari. Con Dio e con il mondo, Qiqajon; e curatrice di Sorella Maria di Campello, Primo Mazzolari, L’ineffabile fraternità, Carteggio (1925-1959), Qiqajon.





