Una melodia facile da imparare e da cantare insieme, capace di accompagnare il cammino verso l’assemblea diocesana di Azione Cattolica. È da questa richiesta che nasce l’inno composto da Giulio Gianni, studente del Conservatorio di Milano ed educatore ACR. Giulio Gianni è anche autore dell’Inno delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, realizzato insieme all’amico Francesco Marrone. Lo abbiamo incontrato per scoprire come ha intrecciato musica, Vangelo e documento assembleare, e per conoscere le sue passioni e i suoi sogni.
Giulio, come è nata la proposta di scrivere l’inno per l’assemblea?
Quest’estate mi ha chiamato Gianni Borsa, presidente di Ac ambrosiana, che conosceva bene la mia passione per la musica e la mia familiarità con gli inni. Mi ha chiesto di comporre un canto che accompagnasse il percorso verso l’assemblea e che tutti potessero cantare: una melodia orecchiabile, facile da imparare, legata alla pagina del Vangelo scelta (Giovanni 21) e al documento assembleare, che in quel momento era ancora in bozza.
Da dove sei partito per comporre il brano?
Dai testi. Ho individuato alcune frasi che mi colpivano e ho cercato di raccoglierne la ricchezza in tre strofe, per una canzone di circa tre minuti e mezzo. La melodia è arrivata subito; sulle parole delle strofe, invece, ho lavorato molto. Nel complesso è servito circa un mese. Mi hanno aiutato anche diverse persone dell’associazione, soprattutto del settore giovani, mettendo a disposizione i propri carismi.
Quali temi attraversano le tre strofe?
La prima strofa mette in discussione l’idea che le reti vuote siano un destino inevitabile. Con Gesù arriva un’alba nuova, che apre alla possibilità dell’abbondanza. La seconda parla della certezza che ci accompagna anche quando è notte, cioè quando attraversiamo un momento difficile. Il riferimento è a Gesù che prepara la mensa sulla riva, con il pesce già cotto. Da qui nasce l’invito a vivere con gioia il Vangelo e a portarlo agli altri. La terza strofa richiama infine il nostro essere testimoni del Vangelo e dell’amore di Dio, una presenza viva della Chiesa e nella Chiesa. Il ritornello ruota attorno all’invito a gettare le reti.
Parlaci un po’ di te. Quando hai scoperto la tua passione per la musica e quale percorso stai seguendo?
L’ho scoperta alle scuole medie. Ho frequentato il liceo musicale e oggi studio al Conservatorio di Milano, dove mi sto diplomando in organo. Seguo anche un secondo corso di studi in composizione e direzione, del quale sto concludendo il primo ciclo.
Ti dedichi anche ad altri generi musicali?
Sì, scrivo canzoni e collaboro con alcuni amici che stanno cercando di diventare artisti. Mi muovo anche nel mondo del pop. Inoltre, sono molto legato alla banda del mio paese, Seveso, e ho scritto alcuni brani per banda.
Meglio suonare uno strumento o comporre un brano?
Per me suonare e comporre sono attività strettamente collegate: è difficile suonare senza confrontarsi con la composizione, così come è difficile comporre senza saper suonare.
C’è una persona che consideri un modello e che ha segnato il tuo percorso?
Il mio insegnante di organo, Giovanni Mazza, scomparso l’anno scorso. Gli devo praticamente tutto. Era anche un grande direttore ed è stato un riferimento fondamentale per me.
Hai un sogno?
Beh, vivere di musica. Mi piacerebbe arrivare a dirigere nei teatri più importanti del mondo, pur sapendo che questo è un ambiente complesso, con i suoi lati oscuri e una grande competitività. L’ho respirata fin dalla terza media: è una pressione forte, soprattutto nell’ambito accademico. D’altra parte, rispecchia ciò che si incontra poi nella professione. Si vive di concorsi e bisogna essere sempre in grado di offrire qualcosa in più rispetto agli altri.
Hai anche un piano B?
L’insegnamento, che già pratico. Non è esattamente la mia aspirazione, anche se è una possibilità concreta e comunque appagante. Mi piace stare a contatto coi ragazzi ma preferisco, per esempio, il mio impegno come educatore ACR.






