E se provassimo a metterci in gioco come famiglia, nella grande sfida che è l’iniziazione cristiana (IC)? E se provassimo a farlo non mettendo da parte, ma assumendo fino in fondo la nostra vocazione di laici associati di AC? E se provassimo a prendere consapevolezza che fare ACR come percorso di IC, al posto del tradizionale catechismo, non è porsi in alternativa o in concorrenza, ma una possibilità di arricchimento per la comunità, un mettersi a suo servizio? Certo in modo diverso dal “si è sempre fatto così”, ma non meno promettente, grazie alle potenzialità di una catechesi con metodo esperienziale, e di profilo associativo.
Ci abbiamo creduto, e questo viaggio si sta rivelando un grande e sorprendente dono. Lo è di sicuro per noi equipe educatori ACR (2 coppie di genitori, 2 giovani, una adulta di AC, il prete assistente), ma anche i feedback delle famiglie dei circa 40 bambini e bambine coinvolte ci fanno ben sperare. Anche l’associazione locale, qui a Gallarate, sta vivendo un po’ di fermento: i genitori incuriositi dall’esperienza dei figli si stanno affacciando a questa esperienza di Chiesa che è l’AC, da sempre desiderosa di veder crescere la corresponsabilità laicale e lo spirito di iniziativa di tutti i soggetti ecclesiali (primerear, diceva papa Francesco in EG 24: prendere l’iniziativa, pur piccola – ma prenderla!).
Come appassionati soci di AC, io e mio marito non potevamo metterci a servizio della parrocchia se non in questo modo: proponendo ad altri l’esperienza associativa. In molte Diocesi italiane è già così (al sud come al nord*): giovani e adulti di AC credono che il modo migliore di servire la propria comunità sia quello di offrire l’Azione Cattolica. La struttura dell’oratorio in questo modo risulta più missionaria: non convoca perché poi tutti seguano un percorso identico, ma risulta più flessibile, varia, colorata, vocazionale… In effetti l’ACR è un percorso valido a tutti gli effetti per prepararsi ai sacramenti, come stabilisce una nota della CEI già dal 1991**, che incoraggia l’ACR in quanto cammino di catechesi differenziata (non totalmente “a parte” rispetto al percorso parrocchiale più classico, ovviamente, ma con degli intrecci ad es. ritiri, giornate speciali, e in primis la celebrazione eucaristica). A ben vedere, l’ACR però interpreta l’Iniziazione Cristiana non semplicemente finalizzata alla meta del sacramento (che una volta raggiunta, segna la ragionevole conclusione del cammino), ma come itinerario formativo che “inizi” alla fede dentro alla vita, alla relazione con Gesù mediata da quella ecclesiale; i sacramenti diventano quindi sostegni della Grazia lungo questo affascinante e impegnativo cammino.
Tutti e 5 in famiglia facciamo ACR, mamma, papà, bimbe di 8 e 5 anni, e il piccolo di 2 anni. Così avviene anche per l’altra famiglia i cui genitori fanno gli educatori, e così è per tanti fratellini e sorelline che insieme vivono il momento di catechesi; l’ACR infatti non offre percorsi basati sull’annualità scolastica, ma ragiona per “archi di età”: da noi ci sono i piccolissimi (scuola dell’Infanzia), i 6-8 anni, i 9-11enni. Viviamo il momento iniziale e finale tutti insieme, poi ci si divide e si fanno attività con lo stesso obiettivo ma mediate in modo differente, in base all’età.
Ci incontriamo due volte al mese, al sabato mattina dalle 10.00 alle 12.00, anziché in contemporanea al catechismo parrocchiale dei giorni feriali, perché crediamo che gli spazi e i tempi non siano indifferenti in ordine al dispositivo pedagogico che vogliamo proporre: i bambini e le bambine hanno un tempo disteso e articolato in diverse fasi e sono un po’ più freschi rispetto al termine di una lunga giornata di scuola, così da poter fare una vivace esperienza di Chiesa, dentro a cui incontrare Gesù, insieme ad altri ragazzi e ragazze in cammino. Come educatori cerchiamo di allestire un’ambientazione ricca di stimoli, che coinvolga sempre anche il corpo e i 5 sensi, che si basi sulla Parola di Dio e sulla vita dei ragazzi: poi crediamo fermamente che sia lo Spirito che accende i cuori, fa crescere i piccoli nella fede, e noi con loro.
Alterniamo momenti in oratorio con esperienze all’esterno. Negli incontri in oratorio cerchiamo di curare l’ambientazione e, secondo lo stile ACR e tutta la sapienza pedagogica più aggiornata, interpretiamo il gioco non semplicemente come “riempitivo”, ma come una modalità di apprendimento, di vera e propria catechesi, di mediazione esperienziale dell’evangelizzazione a misura di bambini. Il che stimola ad esempio a una cura dei materiali (numerosi e di volta in volta variegati), e a una grande attenzione al “protagonismo dei ragazzi”, grande cavallo di battaglia dell’ACR fin dai suoi albori, assieme alla categoria di “esperienzialità”: i bambini non sono teste da riempire di contenuti (siano anche di fede), ma fuochi da accendere! Abbiamo fatto tante esperienze anche per cogliere semi di bellezza intorno a noi: “puliamo il mondo” (nel parco comunale), danzaterapia in una RSA, servizio alla cena povera, gita in un’oasi protetta come contesto di annuncio della Resurrezione…
Ecco qualche ingrediente della nostra attuale esperienza associativa, che con passione condividiamo a servizio della nostra chiesa locale.
Buona AC a tutti e a tutte!
Chiara Zambon e Matteo De Matteis
*ad es. la diocesi di Cremona: Libretto A5_Percorsi differenziati
**n.24, 26 di http://www.chiesacattolica.it/documenti/2002/06/00003655_il_catechismo_per_l_iniziazione_cristiana.html






