Se pensiamo ad una soglia, siamo soliti riferirci ad un elemento rispetto al quale ci posizioniamo, stando prima o dopo. A seconda del punto dal quale la guardiamo, a volte ci può sembrare una barriera insormontabile che ostacola il nostro percorso, costringendoci addirittura ad arrestarlo; altre volte, voltandoci all’indietro, possiamo vederla come quel passaggio che abbiamo già superato e che abbiamo lasciato frettolosamente alle spalle. In tutti i casi, forse, dovremmo chiedersi se non stiamo perdendo di vista qualcosa di importante.
La decisione
Nel nostro essere prima o dopo, stiamo trascurando di considerare quanto sia feconda e preziosa l’esperienza dello stare nell’attraversamento, nel passaggio. Solo se cambiamo prospettiva o posizione, possiamo renderci conto di quanto sia generativa la decisione di varcare la soglia. Se proviamo a fare quel passo che ce la fa attraversare, la soglia diventa un interstizio prezioso e insostituibile: lo spazio e il tempo che ci fa osare l’incontro, il confine dinamico in cui decidiamo che valga la pena di provare ad entrare in relazione con la vita degli altri, con la loro diversità e novità.
Varcare la soglia significa pensarla come ad un’opportunità da cogliere, un’occasione da assaporare. Varcare la soglia è un passo generativo. Ci fa passare dalla postura della diffidenza e della paura, a quella della disponibilità e dell’apertura al confronto e al cambiamento.
La prospettiva per guardare alla Chiesa
Varcare la soglia è la prospettiva con la quale abbiamo provato a guardare alla realtà della nostra Chiesa (e delle nostre chiese), e alla nostra posizione di laici dell’Azione Cattolica Ambrosiana all’interno di essa. In un tempo di profondi cambiamenti culturali e antropologici, siamo ben consapevoli delle fondate preoccupazioni e delle tante titubanze che rischiano di disorientarci e di farci arrestare il passo prima della soglia. Di farci aspettare, nel migliore dei casi, che siano altri a fare il primo passo per poi eventualmente seguirli. Ed è proprio perché intuiamo che, così facendo, rischiamo di perderci qualcosa di molto importante, che abbiamo inserito nella proposta di Documento Assembleare l’invito esplicito, rivolto all’Azione Cattolica che è nella Chiesa ambrosiana e a tutti noi laici che ne siamo parte, a “varcare la soglia”.
Un invito a non fermarsi
“Varcare la soglia” è l’invito a non fermare il passo a causa della convinzione che non ne valga la pena, che “se si è sempre fatto così, perché dovremmo cambiare?”, oppure che tocchi a qualcun altro e che non dovremmo essere sempre noi, sempre i soliti, a dare un contributo di idee, di proposte, di iniziative. Proprio adesso, quando siamo sempre di meno, sempre più anziani e sempre più impegnati, poter varcare la soglia è un privilegio a cui dobbiamo dare valore
“Varcare la soglia” è l’invito a non fermare il passo e a non spegnere l’entusiasmo del cammino quando rischiamo di essere colti dal senso di scoraggiamento, talvolta anche di frustrazione, nell’accorgerci che attorno a noi, anche dentro ai “nostri ambienti”, sopravvivono e si propagano atteggiamenti di chiusura, di mancato coinvolgimento o di stagnazione che si riflettono nelle parole che si usano, nella qualità delle relazioni che si vivono, nei modelli organizzativi che si tramandano. Varcare la soglia è un passo che dobbiamo necessariamente fare.
“Varcare la soglia” è l’invito a non restare prima della soglia e, allo stesso tempo, a non desiderare di essere già oltre, di aver già in mano il risultato o di tagliare il traguardo prima di altri. Varcare la soglia è l’emozione dello stare nel mezzo del processo, nello spazio e nel tempo dell’incontro, del confronto, della transizione tra un prima che abbiamo vissuto e un dopo che non conosciamo ancora.
“Varcare la soglia” è l’invito a sentirsi dentro la Chiesa ambrosiana e allo stesso tempo a respirare l’aria che c’è fuori, a desiderare l’incontro con ciò che è diverso, nuovo, complesso. Varcare la soglia è la bellezza dello stare negli interstizi preziosi che permettono trasformazione, contaminazione, partecipazione alla vita del mondo e di chi lo abita.
“Varcare la soglia” è l’invito a camminare con l’ Arcivescovo e con le nostre comunità facendo del “con” uno stile e un metodo: quello della corresponsabilità, della sinodalità e della compassione. Varcare la soglia è il coraggio di compiere passi fatti di pensiero, di discernimento, di ascolto, di partecipazione, di attenzione a tutti, a partire da chi si sente più fragile e escluso.
“Varcare la soglia” è’ l’invito ad osare, sapendo di poter fare un solo passo alla volta nella direzione di qualcosa di nuovo e sentendo di essere dentro una storia che è ben più grande di noi e delle nostre piccole e grandi fatiche. Varare la soglia è la consolazione del sapere di non essere soli, di camminare insieme a tanti altri, di non andare alla sprovvista, di avere a disposizione tutti gli strumenti di una ben radicata spiritualità laicale che permette di non perdere la bussola: Regola di Vita, liturgia, Scuola della Parola, formazione.
“Varcare la soglia” è’ l’invito a sperimentare, a tentare nuovi linguaggi, a tessere relazioni e alleanze. Varcare la soglia non è il provare per il gusto di provare, ma il mettersi in gioco avvertendo l’urgenza di un cambiamento che coinvolga tutti e che dia parola, spazio, occasioni, a chi ne ha più bisogno e a chi può farne qualcosa di nuovo e di buono per tutti. E’ dare fiducia ai giovani e alle donne, convinti che sapranno farne tesoro per rendere più bello, più accogliente e più giusto il volto della Chiesa e di chi, come i laici dell’Azione Cattolica, lo portano nelle comunità e nel mondo.
Stefania Radaelli






