“STATI NASCENTI”: il termine può apparire un pochino criptico!
Anche se non rappresenta una precisa corrispondenza, si può utilizzare come termine di paragone una parola più comune, “start up”. Il suo significato originale fa riferimento a “un’impresa giovane o appena costituita che punta a crescere velocemente grazie a un’idea nuova”! Si possono mediare, come paragone molto ampio, alcuni aspetti:
IMPRESA, in quanto gli “stati nascenti” richiedono un impegno, un’attenzione non casuale ma fatta di ascolto, costanza, scoperta.
GIOVANE, e il termine nascenti è di sicuro un richiamo preciso, da intendere come qualcosa di non assodato, appunto “un’idea nuova” che ha la sua origine nel RICONOSCERE una situazione, un appello che chiede risposta.
Sicuramente invece non è utilizzabile il termine “velocemente” se non come capacità e volontà di non rinviare la risposta.
Provando a rileggere l’affermazione separando le 2 parole, si deve partire da NASCENTI. Riprendendo un passaggio del documento assembleare, lo si potrebbe definire “ripartire dalla sua Parola, riconoscendolo presente proprio dove spesso non lo vediamo perché lo cerchiamo altrove … il Risorto ci invita a gettare le reti dove forse non abbiamo ancora guardato, o non abbiamo ancora avuto il coraggio di andare”.
Nascente si deve declinare allora in 2 diverse modalità: la prima è avere la capacità di guardare, cercare, ripartendo da coloro che sono “senza rappresentanza” nella comunità, nella Chiesa, nella società RICONOSCENDOLI, facendoci interpellare (i poveri come dimensione teologica, non da accogliere ma da riconoscere appunto come soggetto a pieno titolo). E’ il richiamo, e per altro verso la constatazione di Osea che afferma: “il mio popolo è duro a convertirsi: chiamato a guardare in alto, nessuno sa sollevare lo sguardo” (Os. 11,7). la seconda modalità ci interpella direttamente perché è lo scoprire cosa di nascente cresce in noi a partire da questa capacità di riconoscere.
La parola STATO può far pensare a qualcosa di statico, fermo, appunto assodato, da cui è complesso staccarsi se non attraverso un maquillage che presenta in modo nuovo qualcosa di “statuito”. Associato a nascente è invece l’impegno, l’impresa appunto, di rendere ciò e chi si è riconosciuto, che ci interroga, non la risposta di un momento ma l’impegno a crescere in modo nuovo, a camminare insieme in modo nuovo, perché possa diventare un nuovo STATO nel quale il COMUNE, ciò che consente a ognuno di sentirsi parte, è la priorità e la scelta. E si tratta di un processo che continua nel tempo, perché il NASCENTE si trasformi in ISTITUENTE (che interpella ognuno e tutti perché diventi appunto comune), e diventi poi COSTITUENTE, cioè “qualcosa” che ci definisce o meglio ridefinisce.
In questo processo al centro c’è il RISORTO, come ricorda il documento assembleare: la lettura di due brani di Vangelo che sembrano in contrapposizione (con diverse sottolineature da parte degli esegeti), può apparire una possibile chiave di lettura.
In Matteo 12.22-32 c’è l’affermazione di Gesù “chi non è con me, è contro di me”, che è quindi il centro; in Marco 9,40 “chi non è contro di noi, è per noi”, che invita a riconoscere e non rifiutare il “nascente”.






