Dagli amici che hanno partecipato al pellegrinaggio Ac in Terra Santa ci arriva un’altra bella testimonianza.
Intensa giornata nel sud del paese, abbiamo visitato il villaggio di At-Tuwani, nelle colline a sud di Hebron, dove operano i volontari del Progetto Colomba, una organizzazione nata dalla comunità Giovanni XXIII con sede a Rimini e presenze di volontariato attivi in varie parti del mondo. La presenza in Palestina è iniziata oltre 20 anni fa a Gaza con l’aiuto alle famiglie locali, si è poi spostata in Cisgiordania nei territori sotto pressione dei coloni israeliani che sistematicamente, soprattutto dopo l’inizio dei bombardamenti su Gaza, attaccano i palestinesi, rubano il bestiame, incendiano le stalle e le auto.
A poche decine di metri dal villaggio si trovano l’insediamento di Ma’on e l’avamposto di Havat Ma’on, abitati da coloni nazional-religiosi. Questi insediamenti israeliani sono in continua espansione e annettono a sé le terre dei vicini villaggi palestinesi che sono così costretti a vivere sotto la costante minaccia di violenze (alle persone e alle proprietà).
Il Comitato Popolare delle Colline a sud di Hebron
I pastori delle colline a sud di Hebron hanno però scelto di lottare con metodi nonviolenti per tutelare la propria vita e i propri diritti, riunendosi nel Comitato Popolare delle Colline a sud di Hebron.
Grazie alla costante presenza sul territorio, i volontari internazionali di Operazione Colomba fungono da deterrente all’uso della violenza; monitorano la situazione dal punto di vista dei diritti umani, denunciando ogni forma di ingiustizia, permettendo così alle persone di portare avanti le proprie attività quotidiane; svolgono inoltre un’azione di sensibilizzazione verso l’opinione pubblica e i media attraverso la divulgazione di report e notizie sulla situazione locale e l’esperienza nonviolenta della popolazione, a partire dalle azioni del Comitato Popolare; favoriscono e appoggiano iniziative di incontro e dialogo tra le parti.
Il compito non è semplice e comporta elevati rischi anche perché l’eventuale intervento della polizia o dell’esercito garantisce i coloni e non i palestinesi. I ragazzi e le ragazze svolgono turni di 3 mesi dopo aver partecipato ad un impegnativo corso in Italia.
Ci ha coinvolto l’entusiasmo che gli attivisti hanno dimostrato raccontandoci la loro esperienza e l’impegno profuso nonostante le oggettive difficoltà. Un’esperienza significativa e da conoscere su: www.operazionecolomba.it
Roberto Bergamini






