26-28 Giugno | Esercizi spirituali Adulti | Pasturo
Con tutto il cuore e con tutta l’anima
La Parola ritrovata
Al di là del Giordano, nel deserto, nell’Aravà, di fronte al mare dei Giunchi, in questo luogo preciso Mosè pronunciò le parole che danno vita al libro del Deuteronomio, prima del passaggio del Giordano. Sono parole che ricordano un passato prima di un inizio. In realtà questo inizio – l’ingresso nella terra promessa- è già avvenuto, ma occorre tornare sempre sulla soglia e ritrovare le parole dell’alleanza per abitare la terra della promessa. Tutto il libro si snoda, in tal modo, su una finzione narrativa. Se il momento è quello delle parole ultime di Mosè sul limitare del deserto, il tempo reale in cui lo si ascolta è “oggi”. Così il libro insegna a ritornare al dono che ha dato vita al cammino, nel momento in cui questo stesso dono è già stato smarrito nell’esilio. «Perciò il Deuteronomio prevede come futuri eventi già passati, a cominciare dall’ingresso nella terra di Canaan. Più precisamente, esso immagina come futuro il dono della terra, quando in realtà Israele non solo l’ha già ricevuto, ma l’ha già anche perduto…. In questo modo, la Torà deuteronomica sconfina nella profezia: rilancia la speranza di un ritorno nella terra, come se fosse la prima volta» (A. Mello).
Per molti versi la condizione spirituale nella quale ci ritroviamo è molto simile. Tornare a riflettere sul dono mentre lo sperimentiamo come smarrito è decisivo per imparare ancora a riconoscerlo vivo “oggi”.
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