Il cosiddetto fenomeno della “fuga dei cervelli” dall’Italia ha colpito anche il gruppo soci AC della diocesi di Milano. Vivere all’estero é arricchente sotto tanti punti di vista, soprattutto quello professionale, ma ha spesso un impatto devastante sulla vita spirituale.
L’importanza di una comunità
Non si apprezza quanto sia importante essere parte di una comunità attiva di persone con cui condividere la propria fede fino a quando questa non viene a mancare. La solitudine, lo sradicamento, le differenze culturali e la difficoltá di comunicare in una nuova lingua rendono molto difficile condividere le nostre esperienze spirituali. Si prova un senso di soffocamento che impedisce alle parole di dare forma e sostanza alla nostra fede.
E così, qualche anno fa, un gruppo di soci migranti di AC decise di lanciarsi in un’avventura un po’ bizzarra: creare un gruppo AC interamente online, in modo da darsi uno spazio mensile dove poter ritrovare, almeno parzialmente, quella comunità che ci manca quanto l’aria.
Subito si pose il problema: ma quali strumenti usare? La risposta che ci sembrò più naturale fu di seguire l’itinerario adulti, cercando di adattarlo, quanto più possibile, al formato online.
L’itinerario online
Ogni mese utilizziamo il materiale di una tappa per riflettere su quale direzione sta prendendo la nostra vita spirituale, quali gesti quotidiani facciamo per nutrire la nostra fede, come organizziamo la preghiera e quale contributi, per quanto piccoli, riusciamo a dare alle nostre nuove comunità. Nonostante le fatiche, stiamo scoprendo nuovi modi di continuare il nostro percorso spirituale, alcuni alternativi e, probabilmente, innovativi. All’itinerario adulti sono stati affiancati incontri con ospiti per darci qualche nuovo spunto e valorizzare i periodi di Natale e Pasqua con delle lectio online. Condividiamo i variegati (e a volte parecchio strani) modi di vivere la liturgia nei paesi esteri in cui abitiamo e ci diamo suggerimenti su come usare il nostro bagaglio di esperienze AC per rendere piú vivaci le nostre comunitá.
Le prime due tappe dell’itinerario, dedicate allo stupore e allo slancio necessario per superare le nostre paure, ci hanno aiutato a riflettere come la nostra quotidianità ci preserva da due grossi rischi che spesso vivono i fedeli: vivere la propria fede come routine (non possiamo mai dare nulla di scontato) e finire paralizzati dalla paura quando ci troviamo in situazioni nuove e rischiose (tutto é nuovo e il rischio di sbagliare o essere fraintesi é altissimo). E, in fondo, noi cerchiamo di fare quello che ci chiede Gesù: andare nel mondo, portare la sua parola tra chi é lontano, uscire dalla propria “comfort zone”.
La regola di vita
Grazie all’itinerario abbiamo riscoperto l’importanza di avere una regola di vita per dare una struttura, una impalcatura, al nostro percorso. La regola ci aiuta ad individuare il superfluo che ci zavorra e ruba il tempo della preghiera, a ritrovare spazi e sviluppare nuove abitudini che siano a sostegno della vita spirituale, ad avere dei momenti dove poter riflettere e permettere alla creatività di suggerirci nuove soluzioni per nutrire e condividere la nostra fede.
La nostra esperienza, ormai pluriennale, di cammino associativo “alternativo” ci ha spinto a gemellarci con il Gruppo di lavoro su Regola di Vita per suggerire nuovi modi di costruire e vivere la regola di vita, aiutandosi con gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Video, podcast, blogs e articoli di esperti in vari campi del sapere e della spiritualità ci permettono di sfruttare un’enorme quantità di conoscenze, spunti e informazioni che possono aiutarci a creare una regola efficace, efficiente e divertente, che non sia un peso o un ulteriore “compito” da svolgere, ma uno strumento per creare abitudini positive che supportino e arricchiscano la nostra vita spirituale.
Giulia Marini con gli altri membri del gruppo






