Quante giornate nuvolose abbiamo avuto durante gli esercizi spirituali, vissuti come gruppo di Assistenti di Ac? Non abbastanza, per smettere di credere che arriverà la stagione in cui potremo gustare il panorama e il tepore, più volte sperimentato, gli anni scorsi, passeggiando sui sentieri – ora rimessi a nuovo – nella bella pineta che dal Monastero Santa Croce portano al mare di Bocca di Magra.
Quante immersioni abbiamo tentato, dopo ogni meditazione, per poterci identificare appieno nella figura di Giona, il profeta in fuga dalla sua missione? Non abbastanza, per riuscire a risalire sentendoci arricchiti dell’esperienza del profeta amato, nonostante tutto, e sempre custodito dalla premurosa cura di Dio. Il grosso lavoro della conversione resta ancora da fare, o meglio, da lasciare fare all’azione dello Spirito che continua a operare in noi. Sì, perché l’azione di Dio nel suo servo, chiamato ad essere profeta (anche il più recalcitrante), è un po’ come l’azione del sole dietro alle nuvole: non lo vedi, ma tu sai che c’è e che continua la sua opera benefica e di cura per ogni creatura, buona o cattiva che sia (“Egli fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi” Mt 5,45). Anche se non sembra mai abbastanza il tempo che il Signore ci offre per la conversione, noi sappiamo che Lui continua ad esserci e a starci vicino, anche nelle giornate oscurate dai nostri affanni, dalle nostre preoccupazioni e a volte dalle prove che colpiscono la vita. Ce lo ha testimoniato, in questi giorni, padre Pier Luigi Maccalli, missionario in Niger, che è stato prigioniero dei mujahidin per più di 2 anni (752 giorni e 752 notti, nella maggior parte, tenuto incatenato ad un albero o in una tenda nel deserto del Sahel). Padre Maccalli è un uomo pacificato, dalle parole pacificanti, e ha vissuto con noi questi giorni di riflessione e preghiera[1].
Col suo tono profondo e pacato, ha continuato a ripetertelo nelle riflessioni proposte, anche con un accenno alla sua vita, don Luca Fallica, già priore del convento “Santissima Trinità” di Dumenza e da 3 anni Abate di Montecassino: il Dio che ci manda in missione, nella Ninive della nostra società, ha fiducia in noi, più di quanto noi possiamo averne in Lui. È un Dio il cui volto di Misericordia dobbiamo saper riscoprire, innanzitutto nei nostri confronti, per poter noi stessi andare incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo, intrecciando relazioni che testimoniano la comune fratellanza, quella che, da credenti, sappiamo generata in quel riconoscersi amati e custoditi dallo stesso Padre. Una sfida per i nostri tempi, ma soprattutto per la nostra Chiesa che, come Giona, si riconosce qiqajon (pianticella) nelle mani di Dio. In questa sfida noi Assistenti di Ac, con gli amici laici dell’associazione, vogliamo essere i primi a rispondere alla chiamata profetica della conversione, nonostante e dentro le nostre fughe o reticenze. Una chiamata che interpella noi per primi a lasciarci convertire da un amore che, se anche sembra non essere mai abbastanza, in realtà è l’unico che, quando è accolto come il “vino nuovo”, può davvero riempire la nostra vita e la vita di coloro a cui siamo mandati.
[1] Qui una sua bella testimonianza https://www.clonline.org/it/attualita/articoli/2023-03-23-padre-pierluigi-maccalli-le-catene-il-deserto-e-la-liberta






