Lo scorso 31 agosto don Angelo Casati ha iniziato un nuovo viaggio. Parroco nella città di Milano, poeta, appassionato della Bibbia, instancabile testimone di speranza, anche nelle ultime settimane le sue omelie hanno rappresentato un viatico prezioso per le persone in cammino. Lascia un’impronta feconda tra le persone che l’hanno conosciuto e tra coloro che hanno condiviso con lui il silenzio e la Parola.
Sulla soglia, chiamati a sconfinare
Il suo sguardo sulla soglia ci ha consentito di accogliere, con lui, la parola rivolta ai cercatori di speranza, che hanno occhi per riconoscere e raccontare il sorriso di Dio attraverso il piccolo seme nascosto nella terra. A noi il compito di innaffiare i semi che ci sono stati affidati affinché i fiori crescano nella loro varietà di colori e di profumi.
È un viaggio dove gli incontri portano a sconfinare. «L’invito è ad andare, a uscire, a sconfinare. Adesso ci sentiamo imprigionati dentro confini prestabiliti e invece penso che l’uomo, la donna siano chiamati a partire già ogni giorno quando ci svegliamo, veniamo da una riva e andiamo verso sera. C’è ogni giorno un viaggio. Dovremmo percorrerlo con questo desiderio di scoperta del viaggio, il viaggio della vita, il viaggio anche di ogni giornata, il viaggio verso le persone che incontriamo» (don Angelo Casati, presentazione de “Il sorriso di Dio”).
«Penso che la pretesa di riportare Gesù nei confini non abbia altro effetto se non quello di impallidire o forse meglio cancellare la buona notizia. Che ce ne faremmo di un Gesù ricondotto alle nostre pallide ovvietà? Perché lo sconfinare ha un nome: “grazia”… Muore fuori i confini, fuori la città, morto di croce, tra due malfattori. Fuori la città, in posto laico, perché nessuno vantasse proprietà su di lui. In mezzo, tra nascita e croce una vita – perdonate – a sconfinare» (don Angelo Casati, incontro a Crema del 23 novembre 2014).
Ad Enzo Bianchi, che ci ha lasciato il 1° settembre, lo univa la passione per la Scrittura e la ricerca del mistero dell’altro. Nella prefazione a “Nel silenzio delle cose” (ediz. Qiqajon) Enzo Bianchi sottolinea: «Don Angelo ha accettato di incontrare l’uomo, ogni essere umano, là dove si trova, là dove Dio lo ha posto o dove le vicende della storia lo hanno confinato […] È sulla terra, a volte nella polvere e nel fango, a volte nella durezza della pietra o dell’asfalto, a volte nella dolcezza di un prato in fiore, ma è sempre sulla terra, in quell’humus di cui siamo fatti».
In ascolto da servitori della bellezza
Una chiave per leggere e comprendere don Angelo Casati è la Parola. Numerose sue riflessioni sono improntate sulla ricerca di bellezza dell’uomo, del creato, della libertà. La relazione con la realtà richiede di essere capaci di meraviglia e di contemplare il mistero che ciascuna e ciascuno di noi ha dentro.
L’ascolto delle donne e degli uomini del nostro tempo unisce l’ascolto del cielo e l’ascolto della terra come umili ed appassionati servitori della bellezza. La luce si mescola alla terra e lo spirito scruta le profondità di Dio e quelle dell’uomo, per riconoscere le orme e gli attraversamenti, i piccoli scampoli di cielo tra casa e casa.
Riprendendo la figura di Maria di Magdala è un invito ad aprire la porta al mattino, ad andare, al passa parola, allo scoprire i segni del Signore risorto.
Strade da preparare
La sensibilità di don Angelo ha aperto spazio nelle celebrazioni per leggere la Parola, e condividerla. Uno spazio ecumenico per far ritrovare l’essenza, riscoprendo – nel rispetto di sensibilità diverse – un fondamento comune: il pane.
Non conosceva recinti. Amava gli spazi di dialogo, con l’ebraismo e nel confronto con la cultura laica, nell’incontro con chi cerca Dio lungo strade differenti, quasi a dirci la bellezza delle strade. E del preparare una strada.
Anche nel deserto quando sembra prevalere lo smarrimento, si incontrano le voci del ritorno alla libertà, fuori dall’oppressione e dall’ingiustizia.
La strada parla di congiungimento, è là dove possono camminare tutti, niente ostacoli e tutti possano abbracciarsi. «Le strade della città non sono solo il luogo del rumore, sono anche le strade della sorpresa, degli incontri imprevisti […] strade della ricerca, di accompagnamenti invisibili, della grazia». In una pubblicazione dal titolo “Il sorriso di Dio”, don Angelo rilegge un brano del Cantico dei Cantici e ci ricorda come anche la morte richiama l’amore. «Ha così amato che è risorto, un amore simile non poteva rimanere costretto in una tomba. L’amore non sta in una tomba, ha passi di vento» (da “Il sorriso di Dio”, don Angelo Casati, ediz. Il Saggiatore).
Pensiamo don Angelo sull’altra riva ad abbracciare tenerezza e bellezza, sguardo del Dio incarnato.
Fabio Caneri






